Milano Quotidiano

Milano 2027, Tatarella lancia la sua sfida assieme a Civita: “Centrodestra, la partita è aperta”

L’ex consigliere comunale di Forza Italia ha presentato la lista civica Tu insieme ad Antonio Civita. La loro candidatura resta sul tavolo. L'obiettivo? Colmare il gap di 60mila voti che divide centrosinistra e centrodestra. L'INTERVISTA

Pietro Tatarella e Antonio Civita
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La campagna elettorale a Milano “si sta giocando su temi bassi. La città merita di volare più alto, con programmi, valori, non sulla celebrità dei nomi”. Pietro Tatarella, ex consigliere comunale a Milano con Forza Italia, è pronto a rimettersi in gioco e a partecipare alla corsa per Palazzo Marino. Non più nelle file degli azzurri ma nel nuovo progetto civico, riformista e moderato “Tu”. La lista civica è stata presentata al Campo Base di via Ascanio Sforza insieme all’imprenditore Antonio Civita. La candidatura di entrambi è ancora sul tavolo del centrodestra – al momento non presa in considerazione da nessun partito della coalizione – ma di pari passo i due hanno deciso di unire le forze, accomunati dai valori liberali, moderati e riformisti, e scrivere insieme un programma elettorale. L’obiettivo è cercare di convincere i cittadini che non si riconoscono più nelle proposte che arrivano da sinistra e destra e ricucire quel gap di 60 mila voti che divide il centrodestra dal centrosinistra. L’INTERVISTA

Ha alle spalle una lunga militanza in Forza Italia e nella politica. Cosa l’ha spinta verso questo progetto civico per Milano?
Abbiamo deciso con Antonio di unire le forze per il bene di Milano. Riteniamo che la partita sia assolutamente contendibile, ma è necessario che si verifichino condizioni importanti.

Voi guardate all’area riformista e moderata ma nel frattempo il partito di Vannacci sta prendendo spazio con la costituzione anche del gruppo consiliare in Regione, oltre che a Palazzo Marino. C’è spazio per il centro riformista e moderato?
Milano ha sempre avuto gli anticorpi per questo tipo di fenomeni. Anche negli anni in cui il Movimento Cinque Stelle ha avuto un consenso importante, qui non è mai riuscito ad avere percentuali di voto rilevanti e ritengo che anche questa volta succederà la stessa cosa con Futuro Nazionale: ci sarà sicuramente chi li voterà, faranno anche un buon risultato elettorale come avviene sempre per la novità politica del momento, ma Milano credo che rispetto alle altre città d’Italia ha sempre dimostrato una maturità diversa sul voto. Quello che mi ha colpito di più oggi è stata l’intervista dell’arcivescovo Delpini al Corriere della Sera, in cui ha detto di sentirsi ‘irrilevante’ rispetto alle cose che ha fatto e che ha detto in questi anni e che è arrivato il momento di una conversione dall’individualismo al senso di comunità. Questa è proprio una crisi delle istituzioni, una crisi della politica, della chiesa, dei corpi intermedi. Milano ha sempre avuto un grande dialogo, secondo me quelle parole lì potrebbero tranquillamente riportare anche sul clima politico attuale, cioè un’irrilevanza della politica rispetto ai cittadini e c’è una scollatura che non c’è mai stata.

Come rispondete a questo scollamento?
Con un programma aperto, pronto ad essere arricchito da chiunque voglia partecipare. A cominciare dal tema del trasporto pubblico locale, dove credo che sia necessario ragionare sulla fusione tra Trenord e Atm e farlo in modo in modo concreto, anche nell’ottica della città metropolitana. La seconda cosa riguarda la necessità di chiedere al Governo di dare la possibilità a Milano di spostare la restituzione del project financing della M4 e della M5 dal conto di spesa corrente a quello capitale, perché questo consentirebbe a Milano di liberare intorno ai 200 milioni di euro l’anno sul bilancio e basterebbe una semplice norma del Governo. E ancora, sul tema dell’ambiente, argomento ignorato dal centrodestra, con il cambiamento climatico che necessita di risposte. Infine credo che si debbano usare meglio le partecipate come A2A, una società che funziona molto bene, che dà dei bei dividendi al comune di Milano e che noi potremmo usare per l’emissione di bond da emettere sul mercato e quelle risorse devono servire appunto per l’efficientamento energetico della città.

Al centro dell’attenzione degli schieramenti c’è la questione sicurezza, cosa ne pensa dell’approccio anche del centrodestra?
Se la partita è tra chi conosce di più le periferie, come emerge dai contenuti di Majorino e Perego, mi ci tolgo, perché ci sono nato in periferia e questa retorica mi ha un po’ nauseato. Se la periferia per alcuni è a otto fermate da Duomo, come Rogoredo, c’è qualcosa che non torna. Li arriva anche alta velocità. Non è negoziabile una campagna elettorale solo sul tema del degrado e della sicurezza. L’abbiamo già fatta tre volte, abbiamo perso tre volte, quindi se sono un minimo intelligenti capiscono che i milanesi ci chiedono di fargli capire che cosa vogliamo fare della città, perché che ci sia lo sporco, il degrado, l’han capito tutti. Non c’è bisogno di fare le passerelle che ho visto l’altro giorno, quindi si torni a una campagna dove ci concentriamo sui contenuti e poi costruiamo un gruppo di persone capaci di ricevere la fiducia dei milanesi, noi ci stiamo dentro. Altrimenti facciamo la brutta copia di Vannacci.

Guardando a quello che è stato il suo partito per tanti anni, si è sentito supportato anche dal punto di vista umano?
Sul lato umano no. Dopo la vicenda giudiziaria e l’assoluzione mi sarei aspettato una chiamata da Tajani visto che quella è stata la mia famiglia per vent’anni e ci sono stati dei momenti in cui avevamo veramente grandi percentuali di voto, dei momenti in cui avevamo difficoltà. Chiaramente, nel momento in cui Forza Italia indica un candidato politico, mi sarei aspettato il mio nome perché in quel partito ci sono sempre stato, non sono mai andato via e tornato. Oggi chi dà le carte Anche in Lombardia sono persone che se ne sono andate e poi sono ritornate dentro, per essere chiaro, senza nascondersi. Quindi un po’ di rammarico personale c’è anche quando mi hanno detto che scegliere me come candidato sindaco voleva dire riproporre tutta la mia vicenda giudiziaria, che non volevano fare la campagna sulla vicenda giudiziaria. Gli ho spiegato più volte che chiaramente non sarebbe stato così. Però probabilmente a Forza Italia il tema della giustizia interessa solo a giorni alterni, cioè un giorno si scoprono che sono garantisti, il giorno dopo il tema della giustizia non è più prioritario, ma fa parte un po’ della linea politica di degli ultimi anni.

Sarebbe disposto a riavvicinarsi a Forza Italia se gli azzurri dovessero contattarla?
Io rimango sempre a disposizione e mi farebbe piacere rappresentare il centrodestra in questa corsa, ma siccome la politica non è solo un obiettivo personale ma è qualcosa di più alto, il mio obiettivo è quello che il centrodestra possa tornare a governare questa città e a esprimere un modello di governo di città che manca da tanti anni. Questo è il mio obiettivo più alto. In questi anni ho avuto contatti con qualche esponente locale, però a volte anche la forma è sostanza. Spero che con Tajani ci sarà modo anche per chiarirsi, perché non sono una persona rancorosa. Però sono abituato a dire quello che penso.

 

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