“Mancano mesi, eppure sotto il cielo ormai autunnale della finanza e dell’innovazione milanese la macchina della politica è già a pieni giri. Il post-Sala non è una transizione morbida, è una faglia tettonica. Milano, da sempre laboratorio politico del Paese, si interroga sul proprio futuro: continuare nel solco del modello progressista-manageriale o tentare la scalata a trazione centrodestra? I sondaggi e i corridoi dei partiti sussurrano cinque nomi. Cinque profili molto diversi, ciascuno con una precisa strategia di posizionamento e, inevitabilmente, con i propri nodi da sciogliere“. Comincia così lo studio elaborato dall’istituto demoscopico Yoodata per Milano Quotidiano sulle elezioni comunali a Milano in programma nella primavera del prossimo anno.
“Analizziamo, candidato per candidato, le reali possibilità di successo in questa scacchiera milanese.
Mario Calabresi: il sogno dell’establishment civico
Se c’è un nome capace di far battere il cuore alla Milano “bene”, quella dei salotti liberal, dell’editoria e della borghesia illuminata che ha sostenuto Pisapia prima e Sala poi, è quello dell’ex direttore di La Stampa e Repubblica. Mario Calabresi rappresenta la candidatura civica perfetta per antonomasia. Il suo posizionamento è spendibile su un elettorato trasversale: ha l’autorevolezza culturale per compattare il centrosinistra e la moderazione per attrarre il centro liberale e produttivo.
Possibilità di successo: alte. È la figura di garanzia. Se accetta la sfida e se i partiti della coalizione (PD in testa) rinunciano a piantare bandierine ideologiche, Calabresi parte come il favorito assoluto per una continuità d’élite a Palazzo Marino.
Pierfrancesco Majorino: il popolo del centrosinistra e la macchina del PD
Dall’altra parte della Luna del centrosinistra c’è lui, Pierfrancesco Majorino. Eurodeputato, già capogruppo in Regione, è l’uomo che conosce ogni singola sezione del PD milanese e ogni periferia. Rappresenta l’anima maggiormente di sinistra, una sinistra sociale e orientata ai diritti dei cittadini. Se Calabresi parla ai teatri e alle startup, Majorino parla alle case popolari e al volontariato. La sua forza è la militanza; il suo limite risiede nel rischio di allontanare l’elettorato moderato e quell’abbraccio con il mondo produttivo che a Milano è storicamente decisivo. Possibilità di successo: medio-alte. Se si andasse alle primarie, Majorino sarebbe favorito grazie al sostegno dell’apparato. In un’elezione generale, tuttavia, dovrebbe faticare di più per convincere i non allineati.
Matteo Perego di Cremnago: la carta moderata del centrodestra
Spostandosi sull’altro fronte, il centrodestra cerca tuttora un profilo che non lasci perplessi i milanesi con posizioni troppo populiste. Matteo Perego di Cremnago, forte della sua esperienza come sottosegretario alla Difesa e del suo radicamento in Forza Italia, incarna la figura del “buon amministratore” di stampo liberale e atlantista. È un profilo rassicurante, spendibile per il mondo delle imprese e delle professioni. Possibilità di successo: medie. Sulla carta è l’identikit ideale per contendere Milano al centrosinistra. Le sue possibilità reali, però, dipendono interamente dalla tenuta della coalizione: se Fratelli d’Italia e Lega decideranno di appoggiarlo senza fare guerriglia interna, potrebbe essere la vera sorpresa.
Silvia Sardone: la pasionaria della Lega e delle periferie
Se Perego rappresenta il guanto di velluto del centrodestra, Silvia Sardone è il pugno di ferro. Eurodeputata della Lega, consigliera comunale iper-attiva, è la regina indiscussa del consenso social e delle battaglie sul campo contro il degrado, l’immigrazione incontrollata e le moschee abusive. La Sardone ha un seguito personale molto rilevante nelle periferie milanesi, dove il “modello Sala” viene percepito come distante e penalizzante.
Possibilità di successo: medie o medio-basse (come sindaca), altissime (come pivot). Difficilmente la Milano moderata e riformista la sceglierebbe come primo cittadino al ballottaggio, poiché polarizza molto l’elettorato. Resta però una pedina fondamentale: chiunque corra per il centrodestra avrà bisogno del suo pacchetto di voti e della sua energia in campagna elettorale.
Carmelo Burgio: l’outsider della legalità e dell’ordine
Infine, il nome che non ti aspetti ma che permane nei sogni di una parte del centrodestra: il generale dei Carabinieri Carmelo Burgio. Un profilo istituzionale di alto livello, un uomo dello Stato con un passato nelle missioni estere e nella lotta alla criminalità organizzata. La sua candidatura risponderebbe alla crescente domanda di sicurezza e legalità che sale dai quartieri meno centrali della città.
Possibilità di successo: variabili ma comunque basse. Burgio potrebbe evocare l'”effetto Guazzaloca” al contrario: un nome della società civile protetto dalle istituzioni che spariglia le carte. Tuttavia, sconterebbe la mancanza di dimestichezza con le dinamiche di partito e con la complessa macchina amministrativa di una metropoli come Milano.
In conclusione, ad oggi Milano resta una fortezza a trazione centrosinistra, a patto che la coalizione trovi la sintesi tra l’establishment (Calabresi) e il popolo (Majorino). Il centrodestra potrebbe avere i numeri per giocarsela, ma solo se smetterà di interpretare Milano come terreno di confronto interno tra via Bellerio e Arcore, scegliendo la via del pragmatismo”, conclude l’analisi di Yoodata.
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