Milano Quotidiano

Milano, a centrodestra decolla la candidatura di Tatarella (dietro le quinte). Esclusivo

Via libera senza condizioni da Fratelli d'Italia e dalla Lega. Ok anche da Forza Italia e Noi Moderati. E potrebbe anche avere il sostegno del garantista Calenda

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Ormai praticamente tramontata l’ipotesi Carlo Cottarelli, economista ed ex parlamentare del Pd, candidato sindaco di Milano per il Centrodestra, visto il no secco e deciso della Lega e di Fratelli d’Italia alla proposta di Antonio Tajani e di Forza Italia, prende sempre più quota sotto il sole (e i temporali) della Madonnina il nome di Pietro Tatarella. Uno dei simboli della disastrosa e vergognosa malagiustizia italiana, piace infatti moltissimo ad ambienti del partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e anche alla Lega di Matteo Salvini, secondo il quale – a microfono spento – sarebbe “la soluzione migliore”. Anche a Forza Italia non dispiace affatto il nome, così come a Noi Moderati. E perfino Azione di Carlo Calenda, contro ogni forma di giustizialismo da sempre, potrebbe convergere. Il nome prende sempre più il volo di fronte ai veti sui vari Cottarelli e Maurizio Lupi.

L’INCREDIBILE STORIA DI PIETRO TATARELLA

Quasi cinquecento pagine per arrivare a una conclusione netta: contro Pietro Tatarella non c’era nulla. Nulla che potesse dimostrare l’esistenza di un patto corruttivo, nulla che giustificasse le accuse che per anni hanno accompagnato il suo nome. Le motivazioni della sentenza d’appello del processo che ha coinvolto l’ex consigliere comunale di Milano nell’inchiesta “Mensa dei poveri” sono chiarissime, si tratta di una delle vicende giudiziarie più mediatiche degli ultimi anni. Un’inchiesta che gli costò anche sei mesi di detenzione.

Assolto con formula piena perché il fatto non sussiste, Tatarella ha commentato così le quasi cinquecento pagine dei giudici: “Sono entrati nel merito della vicenda e sono arrivati a conclusioni molto chiare sul lavoro della procura. Scrivono che il quadro indiziario convergente evocato dal pm non è altro che una lettura suggestiva di dati neutri. Aggiungono che il fatto che io conoscessi e frequentassi un imprenditore non costituisce prova dell’esistenza di un accordo corruttivo. Non è emersa alcuna dazione o promessa di utilità, nessun accordo, nemmeno implicito, idoneo a configurare la corruzione. Non è stato individuato alcun atto contrario ai doveri d’ufficio. Nessuna movimentazione finanziaria. Nessuna utilità determinata o determinabile. Nessun beneficio concreto, né attuale né potenziale, nonostante l’ampiezza delle verifiche svolte”.

Niente. Assolutamente niente. Eppure, alla fine del 2019, mentre si preparava a correre per le elezioni europee e in molti gli pronosticavano una promettente carriera politica, il suo nome finì sulle prime pagine dei giornali. Fu dipinto come un corrotto, un uomo da additare al pubblico disprezzo. Le immagini del suo arresto, con le manette ai polsi, fecero il giro dei media. Trascorse tre mesi in carcere e il resto della misura agli arresti domiciliari.

Abbandonato da alcuni, ma non dai suoi veri amici, Tatarella racconta il prezzo pagato in questi sette anni: “Ho perso la serenità. La mia carriera politica è stata distrutta e ho dovuto reinventarmi completamente. E quando dico da zero, intendo proprio da zero. Il giorno in cui ho terminato i domiciliari avevo venti centesimi sul conto corrente. Da lì ho dovuto ricominciare”. Merita davvero tanto e di essere il primo cittadino della sua Milano.

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