Milano si prepara a un altro fine settimana ad alta tensione, dopo le violenze e le devastazioni del 17 e 18 ottobre. Il nuovo appuntamento lanciato dal cosiddetto “Movimento 17 ottobre” ha fatto scattare un imponente dispositivo di sicurezza: circa 1.400 uomini, tra forze dell’ordine e militari, saranno impegnati a presidiare la città, con particolare attenzione al centro e alle principali stazioni. Ma mentre il Governo punta sul rafforzamento dei controlli, resta aperto il confronto politico sulle responsabilità e sulle strategie per affrontare il fenomeno della violenza giovanile. Filippo De Bellis, consigliere del Municipio 5 e responsabile Sicurezza di Forza Italia in Lombardia, difende le misure dell’esecutivo, critica la gestione della sicurezza da parte della giunta Sala e rilancia alcune proposte per Milano: dalla riforma della Polizia Locale ai presidi fissi nei quartieri, fino alla videosorveglianza con intelligenza artificiale. Ma prende anche le distanze da chi invoca la “remigrazione” come risposta ai disordini: “Molti dei ragazzi coinvolti sono nati in Italia. La prima cosa da fare è intervenire sulla scuola”. L’INTERVISTA
Il Governo ha fatto il necessario per contenere le possibili agitazioni di questo fine settimana?
Assolutamente sì. Chi ha devastato Milano e ha aggredito le forze dell’ordine è un criminale e deve risponderne senza attenuanti. Il Governo ha risposto prontamente con un decreto arrivato in maniera tempestiva, e che prevede una serie di misure che vanno nella direzione giusta. Sono convinto che riusciranno a mantenere il controllo dell’ordine pubblico durante questo weekend.
C’è chi, come Futuro Nazionale, contesta l’invio dei 500 militari a Milano perché non avranno poteri di polizia giudiziaria. E’ così?
Penso che in ogni caso l’invio dei militari rappresenta un baluardo fondamentale per tutelare la nostra libertà. È un presidio di sicurezza maggiore, che anche se non ha poteri di polizia giudiziaria, è sicuramente utile a supporto delle Forze di Polizia.
Quali sono le colpe della giunta di Sala di fronte di ciò che è successo lo scorso 17 ottobre?
La giunta ha delle mancanze generali sulla gestione dell’ordine pubblico e della sicurezza milanese. Non voglio attribuire le responsabilità solamente a Sala per quello che è successo lo scorso weekend, però sulla gestione della sicurezza quotidiana ha tante responsabilità. Il controllo della Polizia Locale e la gestione delle risorse disponibili sugli agenti di Polizia Locale, il decoro urbano, sono tutte questioni che rappresentano una priorità per Milano. Noi come Forza Italia e come coalizione di centrodestra siamo pronti a dare risposte nella prossima campagna elettorale. La sicurezza sarà una priorità su cui intervenire.
Quali sono le proposte di Forza Italia per fronteggiare il problema?
Bisogna fare una riforma seria della Polizia Locale, più vigili di quartiere dislocati in tutti i quartieri della città, che abbiano dei presidi territoriali fissi e che abbiano un rapporto di vicinanza e interlocuzione direttamente con i cittadini. Io mi auspico che vengano presi ad esempio modelli virtuosi esteri, come la polizia di Lugano o i Koban giapponesi, che dovrebbero essere applicati a Milano. Devono svilupparsi protocolli d’intesa con le prefetture, per sviluppare il servizio di controllo di vicinato. Non ronde di cittadini, ma un controllo attivo di cittadinanza sempre con un referente che sia un ente predisposto dalla prefettura. Qualsiasi istanza che venga dai cittadini arrivi direttamente a lui. Bisogna favorire l’installazione di impianti di videosorveglianza, nelle zone più critiche della città, come Corso Como o Stazione Centrale, integrandoli con dei software di intelligenza artificiale, permettendo un riconoscimento più veloce dei soggetti. Questo nel completo rispetto della normativa europea sulla privacy.
E sulle carceri?
Bisogna implementare l’adozione di misure alternative e tutti i carcerati che hanno pene non superiori ai 5 anni. Un detenuto che sconta tutta la pena in carcere, una volta uscito, ha un tasso di recidiva del 75%. Viceversa un detenuto che viene sottoposto a misure alternative, quindi a lavori al di fuori del carcere, ha una recidiva inferiore al 15%. In questo modo, lo Stato risparmierebbe un sacco di soldi. Un detenuto ci costa ogni giorno 150 euro, ma sottoponendolo a misure alternative ci costerebbe un terzo, ovvero 50 euro. Sarebbero 360 milioni di euro all’anno. Una riforma carceraria è assolutamente necessaria, per ridurre i reati, per garantire il reinserimento all’interno della società da parte del reo e risparmiare un bel po’ di soldi.
L’immigrazione c’entra direttamente con i disordini accaduti?
Dai dati che abbiamo a disposizione circa l’80 dei ragazzi fermati sono minorenni e ragazzi di seconda o terza generazione. Cioè ragazzi che sono nati nel nostro paese. Anche ridurre ciò che è accaduto questo weekend con la parola “remigrazione” ha poco senso. Quello che è necessario fare è prevedere regole più restrittive per chi entra in Italia e poi porre in essere una serie di misure per andare a prevenire questa devianza all’interno delle nostre periferie. La prima cosa da fare è intervenire sulla scuola.
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