E’ polemica attorno ad uno dei simboli più fotografati della Galleria Vittorio Emanuele II: il Toro riprodotto sul pavimento, proprio nel punto in cui da generazioni milanesi e turisti compiono il rito scaramantico dei tre giri sul tallone. Un gesto apotropaico, diventato nel tempo cartolina obbligata della città, che dovrebbe portare fortuna e assicurare il ritorno a Milano.
Il problema è che, dopo il recente restauro del mosaico, gli “attributi” del Toro sembrano spariti o comunque non più riconoscibili come prima. Da qui l’ironia dei social, tra battute sul “toro transgender“, domande sul perché l’animale sia diventato “un bue” e giudizi poco teneri sul risultato dell’intervento.
Il restauro dopo l’usura dei tacchi
La parte più colpita del mosaico è da sempre quella su cui si concentrano i passi, i tacchi e i selfie di milioni di visitatori. Il continuo sfregamento ha provocato negli anni un progressivo deterioramento delle tessere, in particolare quelle di marmo rosa che segnalavano l’apparato riproduttivo dell’animale. Secondo quanto emerso, in meno di dieci anni l’area si sarebbe affossata di circa 2,5 centimetri, fino a rendere necessario un nuovo intervento di ripristino. Il Comune ha quindi affidato il lavoro al restauratore Gianluca Galli, già intervenuto nel 2017 sul pavimento della Galleria in occasione dei 150 anni. Quattro giorni di lavoro e un costo di circa cinquemila euro avrebbero dovuto restituire al mosaico la sua configurazione originaria. Ma la foto del restauro pubblicata dall’assessore ai Lavori pubblici Marco Granelli ha subito scatenato le reazioni.
Lega indignata: “Il Comune castra il Toro”
Sul caso sono intervenuti Samuele Piscina, segretario cittadino della Lega e consigliere comunale di Milano, e Silvia Scurati, consigliere regionale della Lega in Lombardia, con una nota dai toni durissimi. “L’approssimazione con cui la Giunta Sala tratta i simboli e la storia di Milano ha superato il limite del ridicolo, sfociando in un vero e proprio danno d’immagine e culturale”, dichiarano i due esponenti leghisti. Secondo Piscina e Scurati, “durante i recenti lavori di restauro del mosaico del Toro in Galleria Vittorio Emanuele, il Comune ha di fatto eliminato i testicoli dell’animale, privando la città del suo più celebre rito scaramantico”.
La critica politica si concentra anche sulle parole dell’assessore Granelli, che avrebbe definito il rito una tradizione turistica. Una lettura respinta dalla Lega: “Le dichiarazioni dell’assessore Granelli, che in un video social ha liquidato il tradizionale giro sulle parti basse del Toro come una semplice tradizione turistica, dimostrano una profonda ignoranza della storia milanese. Quel rito non nasce per i turisti, ma affonda le sue radici nella storia della città e nella rivalità con Torino, diventando negli anni uno dei simboli più conosciuti e popolari di Milano”.
Il cartone sopra il mosaico e le monetine dei turisti
A rendere ancora più surreale la vicenda è arrivata poi la copertura provvisoria dell’area restaurata. Sopra la parte interessata del mosaico è stato infatti posizionato un cartone bianco, in attesa del completamento dell’intervento. Una scelta che, secondo Piscina e Scurati, avrebbe finito per amplificare la polemica.
“Come se non bastasse, oggi per coprire la vergogna dello sfregio è stato persino posizionato un cartone sopra la parte interessata del mosaico”, affermano. E aggiungono: “Una soluzione che rende ancora più evidente l’assurdità della vicenda, con i turisti che stanno lanciando monetine sopra il cartone, quasi a voler sbeffeggiare il Comune offrendo un piccolo aiuto economico nella speranza che possano rieseguire decentemente i lavori”.
Per questo la Lega chiede un intervento formale della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, “affinché venga fatta piena chiarezza sull’intervento eseguito e venga eseguito il ripristino dell’opera nella sua configurazione originaria, restituendo a Milano un simbolo della propria storia e identità”.
La difesa del restauratore: “Surreale criticare un lavoro non ancora finito”
Il restauratore Gianluca Galli, chiamato in causa dalle polemiche, ha respinto le critiche sostenendo che l’intervento non è ancora concluso. “Surreale criticare un lavoro non ancora finito. Sono polemiche che mi fanno sorridere. Capitano sempre quando c’è un restauro e poi è ridicolo che il restauro di oggi venga messo a confronto con quello precedente dato che sono sempre io l’autore“, ha dichiarato.
Galli ha inoltre precisato di aver lavorato per quattro giorni sotto gli occhi dei tecnici del Comune e di aver utilizzato i materiali messi a disposizione dall’amministrazione. Il punto più contestato, in realtà, non riguarda solo la scomparsa degli attributi del Toro, ma anche alcune tessere del sottopancia, dove il colore più acceso crea un effetto visivo che molti cittadini hanno giudicato poco coerente con il disegno precedente.
L’assessore Granelli: “Abbiamo recuperato i marmi più antichi”
Dal Comune, l’assessore Marco Granelli ha difeso l’intervento e invitato ad attendere la conclusione del lavoro. “Abbiamo recuperato i marmi più antichi e il disegno è quello originale”, ha spiegato. Granelli ha poi rivendicato l’attenzione dell’amministrazione per la Galleria: “Teniamo molto alla Galleria e entro l’anno partirà la gara anche per i lavori su vetri e acciaio della copertura”. L’assessore ha anche replicato al coro di commenti comparsi sui social: “Come al solito tutti si cimentano sui restauri con commenti da esperti. Ma io ho grande rispetto dell’artigiano che se ne è occupato. Bisogna ancora attendere che le tessere appena incollate si assestino, poi tutto il lavoro andrà lucidato e lamato”.
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