Milano Quotidiano

Milano, la città del pieno impiego che non trova più conducenti di autobus

I costi dell'abitare e la responsabilità: i due nodi che rendono così difficile trovare autisti. Intervista a Matteo Franco, coordinatore della FILT-CGIL milanese

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Milano viaggia a una velocità diversa rispetto al resto d’Italia: con un tasso di disoccupazione che sfiora i minimi storici (nel 2025 addirittura al 3%, una condizione definibile ampiamente di “pieno impiego”: QUI I DATI DEL CENTRO STUDI DI ASSOLOMBARDA ), la città sembra aver saturato il suo bacino di manodopera locale. Ma è davvero un problema di mancanza di persone, o è un problema di qualità dell’offerta? Il caso ATM — che per sopperire alla cronica mancanza di conducenti ha avviato un piano di reclutamento in Tunisia (ne parla il Corriere QUI) — è il sintomo di un mutamento nelle dinamiche lavorative della metropoli.

Il mercato del lavoro è saturo?

A mio parere, Milano non è piena, ma è cara. Sebbene i dati dicano che quasi tutti abbiano un impiego, molti di questi lavori non permettono di sostenere il costo della vita meneghino. Fare il conducente ATM è sicuramente un lavoro fondamentale e assolutamente dignitoso, ma oggi soffre di una mancanza di attrattività legata a due fattori. Come racconta a Milano Quotidiano nell’intervista qui di seguito Matteo Franco, coordinatore della FILT-CGIL milanese, il “nodo casa” è centrale: se lo stipendio da neo-assunto non copre l’affitto in città, il mercato locale si chiude. L’altro fronte: la responsabilità. Si tratta di un mestiere che richiede un’attenzione costante e la gestione di migliaia di passeggeri ogni giorno, un peso che molti giovani preferiscono non assumersi a parità di stipendio con settori meno stressanti.

 

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Ma quindi, perché i milanesi non vogliono farlo? La risposta della CGIL è chiara: non è un rifiuto per snobismo, ma proprio per una questione di sostenibilità: i turni prevedono orari che iniziano alle 4 del mattino o finiscono alle 3 di notte rendono difficile la conciliazione vita-lavoro. A tutto ciò, si aggiungono i rischi e la complessità del contesto urbano: chi guida i mezzi pubblici si trova quotidianamente a gestire le criticità del traffico e le tensioni che possono generarsi a bordo, fattori che contribuiscono a far percepire questa professione come un’attività molto pesante.

Conducenti Atm da Tunisi: integrazione o discriminazione?

La formazione di trenta cittadini tunisini non deve naturalmente essere letto come una manovra discriminatoria, bensì come una risposta d’emergenza a un vuoto che il mercato interno non riesce a colmare. ATM continua a cercare personale attraverso canali tradizionali e social, ma la scarsa risposta locale ha reso necessario guardare altrove. Il rischio da evitare non risiede dunque in una possibile discriminazione, ma si colloca sul fronte delle tutele che saranno loro garantite: come affermato da Matteo Franco, “la priorità è che queste persone, una volta arrivate in Italia, abbiano destinata un’abitazione dignitosa”, poiché la sfida sarà assicurare loro non solo un contratto regolare, ma anche l’integrazione sociale necessaria per vivere a Milano. Ecco cosa ci ha raccontato Matteo Franco su questo.

Il recente progetto di ATM, che prevede l’addestramento e il reclutamento di trenta conducenti in Tunisia per sopperire alla carenza di organico, ha sollevato diversi interrogativi.
Abbiamo appreso la notizia dai giornali e stiamo provvedendo a organizzare un confronto con l’azienda. Per noi la nazionalità dei lavoratori è un aspetto che poco importa: la discriminazione non ci appartiene e, anzi, avere più personale fa sicuramente comodo a tutto il sistema. Tuttavia, la nostra priorità è la dignità del lavoratore: ci preme capire, una volta arrivati in Italia, che tipo di alloggio sia stato destinato a queste persone, perché l’abitazione è un diritto di tutti. Vogliamo verificare se c’è stato un investimento concreto e, contestualmente, capire da dove nasce la scelta della Tunisia e come è stato erogato l’addestramento. Laddove sono rispettati i diritti umani, la considero una scelta positiva.

A cosa è dovuta, a suo avviso, questa emergenza occupazionale che ha costretto l’azienda a questa manovra? È un problema di mercato del lavoro o di attrattività della professione?
La mancanza di personale non è un caso isolato di Milano, ma un problema che accomuna le aziende di trasporto di tutta Italia da vent’anni. Dobbiamo guardare alla realtà dei fatti: la professione del conducente ha perso molta attrattività. È un lavoro di grande responsabilità che oggi non viene ripagato con retribuzioni adeguate, una situazione aggravata dalla mancata sottoscrizione di due o tre rinnovi contrattuali che i lavoratori hanno pesantemente sofferto. A Milano, inoltre, ci confrontiamo con un’organizzazione del lavoro sicuramente dura: i turni coprono l’intero arco della giornata, dalle quattro del mattino fino alle tre di notte. È questo insieme di fattori che, oggettivamente, porta la professione a essere percepita come molto pesante e, di conseguenza, poco attraente per chi si affaccia al mondo del lavoro.

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