Mi’mpegno aveva lanciato l’allarme in tempi non sospetti: Milano rischiava di implodere, trascurando periferie e hinterland e privilegiando investimenti che non rispondevano ai bisogni reali della popolazione. Una città capace di attrarre capitali e visitatori, ma meno attenta a chi nei suoi quartieri vive e cresce. I fatti di sabato 17 e domenica 18 ottobre riportano drammaticamente al centro questa contraddizione, insieme all’urgenza di risposte concrete. Ne parliamo con Carmelo Ferraro, presidente di Mi’mpegno, e con Maurangelo Rana, avvocato e componente di Traiettorie urbane di Mi’mpegno, che ha elaborato un Piano integrato di sicurezza urbana per Milano.
Presidente Ferraro, che cosa non è stato ascoltato dei vostri richiami?
Da tempo chiediamo di guardare oltre la vetrina della città. Milano non può misurare il proprio successo soltanto attraverso grandi eventi e attrattività immobiliare: contano la qualità della vita nelle periferie, le opportunità per i ragazzi, i servizi e i collegamenti con l’hinterland. Abbiamo denunciato il rischio di un’implosione perché, quando interi territori vengono lasciati indietro, le conseguenze raggiungono anche il centro. I fatti di domenica sono ancora più sconvolgenti e rendono ancora più urgente un cambiamento delle priorità.
Avvocato Rana, basta affrontare quanto accaduto come un’emergenza di ordine pubblico?
L’ordine pubblico è essenziale e chi ha affrontato le violenze merita rispetto e solidarietà. Ma il coinvolgimento di giovanissimi impone di guardare anche a ciò che avviene prima: nei quartieri, nelle scuole e negli ambienti digitali. Le responsabilità individuali devono essere accertate, mentre la città deve affrontare i vuoti educativi e sociali. Comprendere le cause serve a prevenire la violenza e non ne attenua la gravità.
Ferraro, quali investimenti chiedete di privilegiare?
Ogni investimento dovrebbe essere valutato per la sua utilità sociale. Dove mancano servizi, spazi per i giovani e trasporti efficienti, queste carenze devono orientare le decisioni pubbliche. Servono scuole aperte, sport accessibile e cultura diffusa. E occorre una visione metropolitana: Milano e hinterland condividono lavoro, mobilità, difficoltà abitative e bisogni sociali. La responsabilità politica non può fermarsi al confine comunale.
Rana, quali sono le prime misure concrete del vostro Piano?
Un coordinamento preventivo più strutturato, nel rispetto delle competenze istituzionali. Per le manifestazioni a rischio proponiamo una pianificazione condivisa tra autorità di pubblica sicurezza, Comune, Polizia locale, ATM, Municipi e rappresentanti dei commercianti. Bisogna valutare percorsi, trasporti e possibilità di deflusso, proteggendo le attività. Il protocollo “percorso protetto” prevede inoltre controlli su cantieri, illuminazione e vie di fuga, mettendo in sicurezza gli elementi mobili che potrebbero essere utilizzati per colpire.
Come sostenere i commercianti e utilizzare la tecnologia?
Con “Commercianti Sentinella” proponiamo informazioni tempestive e un canale diretto per le segnalazioni, senza attribuire agli esercenti compiti delle forze dell’ordine. Dopo i danni serve uno sportello comunale per denunce, assicurazioni e risarcimenti. La tecnologia può sostenere interventi mirati e ricostruire le responsabilità: monitoraggio dall’alto e videosorveglianza devono avere finalità definite, accessi controllati e rispettare autorizzazioni e garanzie previste.
Ferraro, come si interviene sui più giovani?
Con una responsabilità educativa condivisa tra famiglie, scuole, istituzioni e associazioni. Servono educatori di strada, presìdi continuativi e opportunità concrete. Il progetto “Cento Piazze” vuole restituire ai quartieri luoghi di incontro, sport e cultura. Inaugurare uno spazio non basta: occorre farlo vivere e renderlo un riferimento stabile, soprattutto per chi rischia di trovare nella violenza un’appartenenza.
Rana, come evitare che tutto finisca nelle consuete polemiche?
Verificando l’applicazione dei provvedimenti e seguendo gli sviluppi delle indagini. Proponiamo che il Comune valuti la costituzione di parte civile per i danni ai beni pubblici e pubblichi, dopo gli eventi critici, un rapporto su danni, costi e problemi emersi, nei limiti delle informazioni divulgabili. Per i minorenni servono percorsi adeguati all’età e alle responsabilità accertate, coinvolgendo famiglie e servizi e valorizzando gli strumenti educativi e riparativi.
Ferraro, quale impegno chiedete alla città?
Proteggere il diritto di manifestare, la sicurezza delle persone e il lavoro significa occuparsi dell’intera Milano. Mi’mpegno mette a disposizione proposte e occasioni di confronto perché questo cambiamento diventi concreto. L’allarme lo avevamo lanciato da tempo: ascoltare periferie e hinterland deve diventare una priorità stabile, prima che un’altra emergenza torni a imporcelo.
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