Milano Quotidiano

Minacce social, vigilanza per la giudice che ha scarcerato Siher. Intanto altri sei maranza tornano liberi

Disposti controlli rafforzati per tutelare Tiziana Landoni dopo le minacce comparse sui social. Intanto sei minorenni arrestati per gli scontri del 17 e 18 ottobre tornano in libertà

Scatta la vigilanza sotto l’abitazione di Tiziana Landoni, la gip di Milano che ha disposto la scarcerazione di Youssef Siher, il giornalista e attivista pro Palestina indicato dagli investigatori come presunto amministratore del gruppo Telegram e della pagina Instagram del “Movimento 17 ottobre”. Da alcuni giorni pattuglie di polizia e carabinieri effettuano passaggi frequenti nei pressi della casa del magistrato per individuare eventuali situazioni sospette. Come riferisce Il Giorno, Prefettura e Questura hanno disposto la cosiddetta vigilanza generica radiocollegata (vgr), una misura di prevenzione attivata in seguito ad alcune minacce rivolte alla giudice attraverso i social network.

Le minacce sui social e la richiesta urgente del presidente del Tribunale

A far scattare l’allarme sono stati alcuni messaggi minacciosi comparsi online dopo la decisione con cui Landoni ha negato la convalida del fermo di Siher, indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata in manifestazioni pubbliche. La vicenda ha spinto il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, a intervenire il 30 ottobre con una lettera urgente indirizzata al prefetto Claudio Sgaraglia, al questore Bruno Megale, alla procuratrice generale Francesca Nanni e al procuratore Marcello Viola. La risposta delle autorità è arrivata con l’attivazione immediata del dispositivo di vigilanza. Della situazione si è discusso anche a Palazzo Diotti, in occasione della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Scontri del 17 e 18 ottobre, sei minorenni tornano in libertà

Nel frattempo arrivano nuovi sviluppi giudiziari anche sul fronte degli arresti effettuati durante le due giornate di disordini che hanno interessato il centro di Milano. Il Tribunale del Riesame per i minorenni ha revocato le misure cautelari nei confronti di sei dei 35 ragazzi arrestati in seguito agli scontri e alle devastazioni tra piazza Duomo e via Torino. Per tre di loro è venuto meno l’obbligo di permanenza in casa, mentre per altri tre è stato revocato il collocamento in comunità. Alla base delle decisioni, la valutazione che non sussistano più esigenze cautelari attuali. Un settimo minorenne ha lasciato il carcere per essere trasferito in una comunità. Per un ottavo ragazzo, già scarcerato dal gip dopo essere stato erroneamente identificato come responsabile, è stata annullata l’ordinanza cautelare. Gli atti saranno trasmessi alla Corte di Cassazione, alla luce dell’impugnazione relativa anche alla convalida dell’arresto. Le prossime udienze sui ricorsi ancora pendenti sono previste per la prossima settimana.

Caso Siher, oggi la scadenza per il ricorso della Procura

Resta aperta anche la questione dell’eventuale impugnazione della decisione con cui la gip Landoni ha rimesso in libertà Youssef Siher. Alle 12 di oggi, venerdì 6 novembre, scade il termine entro il quale la Procura può presentare ricorso al Riesame. Il giornalista e attivista pro Palestina rimane indagato insieme alla moglie Sagia Hammoud nell’inchiesta condotta da Polizia Postale, Squadra Mobile e Digos, coordinata dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi. Il procuratore ha finora mantenuto un atteggiamento prudente sull’ipotesi di impugnare il provvedimento, sottolineando la necessità di valutare eventuali nuovi elementi emersi dalla prosecuzione delle indagini.

Al centro della questione rimane l’interpretazione dei messaggi diffusi da Siher. Secondo la gip, pur utilizzando espressioni dure e un linguaggio volgare, l’indagato avrebbe promosso forme di protesta contro il Governo senza sollecitare il ricorso alla violenza. Un orientamento che dovrà eventualmente confrontarsi con la giurisprudenza della Cassazione, che in una pronuncia dello scorso gennaio ha riconosciuto la configurabilità dell’istigazione a delinquere anche in presenza di una “efficacia persuasiva tale da suggestionare la sfera volitiva di altre persone così da indurle a commettere reati”.

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