Milano Quotidiano

Nuovo San Siro: un progetto dalla forte personalità architettonica. E fra dieci anni ci saremo dimenticati del Meazza

Presentati i rendering del nuovo stadio. Nessuno lo chiamerà mai "Generali Stadium", ma il tempo è dalla sua parte. FOTO

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Si chiamerà Generali Stadium, sulla falsariga dell’Allianz Stadium di Torino e di Monaco di Baviera con un’operazione di branding che in venti anni dovrebbe portare nelle casse di Milan e Inter circa 600 milioni (cifra stimata, non confermata né smentita dai club). Avrà una capienza totale di 71.500 spettatori – poco meno di quella effettiva attuale di San Siro – di cui circa 11.500 posti “premium”, cioè riservati a sponsor e aziende, e circa 400 per i disabili. Le curve avranno ciascuna 11.700 posti.

Queste le dimensioni: 244 metri per 270, che diventano 300 per 375 con la pedana sopraelevata su cui poggerà l’impianto e all’interno della quale verranno ospitati parcheggi e altre strutture di servizio. Altezza 60 metri dalle tribune, 70 dal campo di gioco.

Quello progettato dagli studi di Norman Foster e David Manica – che già firmarono il nuovo Wembley di Londra – è uno stadio ovale ondulato con una facciata costituita da coppie di rombi, tipo “diamanti a X”, che richiamano in qualche modo la verticalità del Duomo. Pensato per una visibilità totale da tutti i punti, senza le zone d’ombra del Meazza, con sedute ampie e comode, sembra molto luminoso e aperto alla circolazione fluida degli spettatori, con le facciate e le strutture interne che cambieranno colore a seconda della squadra che gioca. Studiate con attenzione anche le problematiche acustiche, da una parte per garantire il massimo effetto emotivo del rumore interno generato dai tifosi, dall’altra per ridurre l’inquinamento acustico verso l’esterno.

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Gli anelli saranno due, non tre come San Siro, e le curve saranno inclinate di 37 gradi, una verticalità che darà agli spettatori la sensazione di essere quasi in campo. Il tetto sarà fisso e il terreno di gioco resterà scoperto. Sul tetto ci saranno quattro enormi maxischermi e tra il primo e il secondo anello correrà un anello di led in cui mostrare immagini della partita, statistiche, pubblicità.

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Dal punto di vista puramente architettonico, è indubbio che ci troviamo di fronte a un progetto attraente, dalla forte personalità, con un elevato livello di tecnologia. Dal punto di vista del business, è una struttura pensata per la polifunzionalità: oltre al calcio potrà ospitare rugby e football americano, ma anche concerti e grandi eventi pubblici. Inoltre avrà al suo interno una serie di attività commerciali – ristorazione (ristoranti di vario tipo con circa 1.700 posti, chioschi, fast food) e negozi – come tutti i più moderni impianti sportivi di recente costruzione in giro per il mondo.

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Calcio, ragione e sentimento

Il calcio cambia, la mutazione antropologica è già in atto a livello mondiale. Da noi l’avvocato Agnelli, Silvio Berlusconi, i Moratti, i Viola, gli Anconetani, i Rozzi, i Gaucci non ci sono più; la palla è passata alla finanza globalizzata, i due club milanesi sono in mano a due dei più grandi fondi di investimento finanziario internazionali che ragionano su paradigmi completamente differenti. È difficile farsene una ragione, ma dovremo farcene una ragione, perché il sentimento è una cosa, la consapevolezza della realtà un’altra.

Se le cose andranno come ipotizzato dai proprietari del nuovo stadio, cioè il Milan del fondo RedBird e l’Inter del fondo Oaktree, i lavori cominceranno nel 2028 e la prima partita verrà giocata nel campionato 2031-32, con l’obiettivo di poter ospitare alcuni incontri degli Europei 2032. Poi inizierà l’abbattimento quasi totale del Meazza, operazione di grande complessità su cui i comitati ambientalisti e la sinistra milanese hanno acceso i riflettori in via preventiva. Sempre che non si presentino intoppi di tipo amministrativo, come ad esempio le valutazioni di impatto ambientale e sanitario che sono state avviate; inoltre il 4 maggio 2027 il Consiglio di Stato valuterà la regolarità delle delibere che hanno portato alla vendita dello stadio da parte del Comune. C’è poi la Procura di Milano che ha aperto un fascicolo, di cui ancora si sa poco.

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Un’area di 281.000 mq, che si integrerà con la nuova urbanizzazione della zona. “L’intervento – scrivono Inter e Milan – trasformerà l’area circostante in un quartiere vivace e attivo tutto l’anno, che integrerà nel tessuto cittadino nuovi spazi pubblici, aree verdi e luoghi dedicati al tempo libero e allo shopping.

Ovviamente la presentazione non ha affrontato il tema dei disagi che inevitabilmente coinvolgeranno per diversi anni il quartiere, né ha fornito numeri sull’operazione nel suo complesso, che è non solo sportiva ma anche – e soprattutto – immobiliare: 98.000 mq di negozi, uffici, alberghi. Le stime parlano di un valore complessivo di 2 miliardi e mezzo, con un utile di 260 milioni per la proprietà alla fine del primo decennio.

Non lo chiameremo mai Generali Stadium, ma ci farà dimenticare il Meazza

Comunque, se l’intera operazione andrà in porto secondo il progetto, la sensazione del vostro cronista è che da qui a dieci anni, quando il nuovo stadio sarà operativo e il vecchio sarà stato abbattuto, l’assuefazione da parte del pubblico verso il nuovo impianto sarà abbastanza veloce e altrettanto rapidamente la gente comincerà a dimenticarsi di San Siro: Sic transit gloria mundi e poi, si sa, la memoria è corta. E lord Norman Foster (splendido novantunenne, poco meno dell’età dello stadio attuale) è convinto che “fra cent’anni sarà ancora un simbolo della città, come per cent’anni lo è stato San Siro”.

Come è sicuro che i tifosi non lo chiameranno mai “Generali Stadium”, che resterà la denominazione ufficiale per le telecronache e i comunicati stampa, ma continueranno a chiamarlo San Siro. Nel vissuto delle persone del vecchio stadio resterà solo il nome.

 

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