La richiesta della procura è arrivata nel processo con rito abbreviato: tre anni e sei mesi di reclusione per Giovanni Sgroi, medico ed ex sindaco di Rivolta d’Adda, accusato da cinque pazienti di violenza sessuale. Le condotte contestate sarebbero avvenute durante visite specialistiche in un centro medico di Pozzuolo Martesana, dove il professionista esercitava. La prossima data è già fissata: l’udienza dell’8 luglio, quando è attesa la sentenza.
Il caso ruota attorno a visite richieste per problemi gastroenterologici. Secondo la ricostruzione dell’accusa, le pazienti — donne tra i 25 e i 43 anni — si sarebbero trovate davanti a comportamenti che, a loro dire, uscivano dal perimetro dell’esame medico. Il copione descritto nelle denunce sarebbe stato simile: prima domande personali, considerate senza utilità clinica e non pertinenti alla visita, poi manovre compiute durante l’esame, spesso un’ecografia, che le donne hanno giudicato incompatibili con una prestazione gastroenterologica. Le pazienti hanno riferito di essersi sentite in imbarazzo, a disagio e private del consenso, sostenendo che quelle condotte fossero finalizzate al soddisfacimento di pulsioni sessuali del medico.
In aula, la pm Alessia Menegazzo ha sostenuto l’impianto accusatorio e ha chiesto la condanna dell’imputato. La difesa, invece, ha provato a spostare il baricentro del processo su una diversa lettura della vicenda. I legali hanno depositato una consulenza medico-legale sui presunti disturbi della personalità dell’imputato. Hanno inoltre contestato la qualificazione giuridica di uno dei cinque episodi, sostenendo che, per quel caso, non si dovrebbe parlare di violenza sessuale. La difesa ha chiesto anche il riconoscimento della minore gravità del fatto, elemento che potrebbe ridurre la pena fino a un terzo. Sgroi, nel frattempo, ha già trascorso circa tredici mesi agli arresti domiciliari.
I nomi salvati in rubrica e il peso degli elementi raccolti
Tra gli elementi emersi nel corso delle indagini c’è anche l’analisi del cellulare dell’imputato. Secondo quanto ricostruito, alcuni contatti riconducibili a pazienti sarebbero stati memorizzati con diciture come “Bellissima mora”, “Figlia bellissima” e “Stupenda bionda”. Per l’accusa, si tratta di un dettaglio inserito in un quadro più ampio, insieme ai racconti delle donne e alla ricostruzione delle visite contestate.
Dalla carriera ospedaliera alla fine del mandato politico
Prima dell’inchiesta, Sgroi era conosciuto per una lunga carriera nel mondo sanitario. Siciliano, originario del Messinese, si era laureato con lode in medicina a Messina. A 24 anni si era trasferito in Lombardia, dove si era specializzato in chirurgia. Nel 2005 era diventato primario a Seriate e nel 2011 aveva assunto la guida del dipartimento chirurgico dell’azienda di Treviglio. Nel suo percorso figurano pubblicazioni scientifiche e la presidenza, nel biennio 2015-2016, della Società lombarda di chirurgia. In una presentazione legata alla sua candidatura politica aveva scritto di aver sempre cercato, nei quarant’anni di attività chirurgica, di guardare al paziente come a una persona fragile da aiutare. A gennaio, dopo le pressioni arrivate dal fronte politico locale, si è dimesso dalla carica di sindaco.
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(Immagine realizzata con Intelligenza Artificiale)


