Cronisti chiusi al piano di sotto, lontani da delegati e militanti, e dal palco un fuoco di fila contro i giornali. Al congresso federale della Lega all’Allianz Mico di Milano, lo stesso in cui è stato riconfermato segretario, Matteo Salvini ha rivendicato di aver voluto lui la separazione degli spazi e ha definito “servi” i giornalisti di Corriere della Sera e Repubblica, accusandoli di lavorare “solo per fare il male della Lega”. Parole che hanno scatenato la reazione immediata dell’Ordine dei giornalisti, della Fnsi e delle redazioni prese di mira.
“Separati per non inquinare delegati e militanti della Lega”
I giornalisti potevano accedere alla platea solo accompagnati o durante le pause. Una decisione voluta dallo stesso leader, come ha spiegato dal palco: “Da giornalista iscritto all’ordine ho chiesto io agli organizzatori di lasciarli lì, per non inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega”. Poco prima aveva accusato i giornali di scrivere “cazzate” anche nel giorno del congresso.
La separazione ha reso difficile perfino il confronto con i delegati nelle pause, a differenza di quanto avvenuto al congresso di Firenze del 2025. Ai cronisti è rimasto complicato anche verificare se le cabine elettorali fossero chiuse, come aveva chiesto lo sfidante Massimo Garavaglia per evitare foto del voto a favore di Salvini.
I giornali nel mirino
Gli attacchi hanno avuto destinatari precisi. “Ho letto che Repubblica e Corriere hanno già fatto le liste elettorali, con esclusi e inclusi. Tutte cazzate da prima Repubblica”, ha detto Salvini, invitando i militanti a non leggere quanto scritto in questi giorni. “Da 40 anni cercano di stroncare la Lega”, ha aggiunto, ammonendo chi nel partito concede interviste o alimenta polemiche: “Non si aiuta la Lega con le interviste, i libri, la polemica o i post su Facebook”.
Il precedente attacco da Pontida
Non è la prima volta. Appena un mese fa, dal palco di Pontida, Salvini aveva invitato alcune testate a “sciacquarsi la bocca” e definito i giornalisti “servi di un regime destinato a morire”. A fine congresso, quando i cronisti gli hanno fatto notare il tono delle sue parole, ha risposto con una battuta: “Mi pento e mi dolgo”.
Bartoli: “Come nei regimi totalitari”
Durissima la replica del presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli: “Per Salvini i giornalisti si dividono in servi e amici. Come in Russia, in Cina e in tutti i regimi totalitari. Probabilmente la sua idea di congresso si avvicina a quella della vecchia Unione sovietica”. La segretaria generale della Fnsi Alessandra Costante lo invita invece a lasciare l’albo: “Visto che detesta a tal punto i giornalisti e la stessa libertà di stampa, ci chiediamo per quale motivo continui a voler mantenere l’iscrizione ad un ordine di servi”. Anche l’Associazione stampa parlamentare parla di “espressioni gravemente ingiuriose”, ricordando che il giornalismo è l’esercizio di un diritto costituzionale fondamentale.
Le redazioni: “Non ci piegheremo alle intimidazioni”
Il Cdr del Corriere della Sera chiede a Salvini di ritirare gli insulti: “Vogliamo ricordare al ‘collega’ Salvini che è dovere dei giornalisti cercare di offrire ai propri lettori notizie anche non gradite ai potenti di turno. Se ne faccia una ragione”. La direzione di Repubblica esprime solidarietà ai propri inviati e “sdegno per il gesto e le parole del leader leghista”, accusandolo di aver impedito ai cronisti di lavorare e violato il diritto dei cittadini a essere informati. “Il giornalismo di Repubblica non si piegherà mai di fronte alle intimidazioni dei potenti e ai volgari tentativi di mettere il bavaglio a chi li racconta”.
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