Milano Quotidiano

San Siro, il Pd contro Calabresi: “No al doppio stadio”. Giungi: “Primarie? Le avrei fatte prima”

Per il consigliere comunale del PD Alessandro Giungi la soluzione suggerita da Calabresi non è percorribile: "Ma mi è sembrata esagerata la reazione del sindaco". L'INTERVISTA

Il centrosinistra milanese continua a discutere, e a dividersi, sul futuro della città. A riaccendere il confronto è ancora una volta il nuovo stadio di San Siro, con lo scontro tra Beppe Sala e Mario Calabresi sull’ipotesi di mantenere il Meazza accanto al nuovo impianto. Una proposta che non convince neppure Alessandro Giungi, consigliere comunale del Pd, secondo il quale “non è una soluzione percorribile” per l’impatto urbanistico, ambientale e sulla viabilità. Ma Giungi prende le distanze anche dai toni del primo cittadino: “Mi è sembrata esagerata la reazione del sindaco”. E torna a criticare il prezzo di vendita dello stadio, giudicato troppo basso anche alla luce della futura denominazione Generali Stadium. Sullo sfondo resta il nodo delle primarie del centrosinistra: “L’importante è che si facciano”, sostiene Giungi, che vorrebbe anticiparle rispetto all’ipotesi di febbraio o marzo. Infine, una netta presa di distanza dalle parole di Lorenzo Pacini sui disordini del 17 ottobre: “A me su una cosa del genere non viene neanche da fare battute”. Milano Quotidiano ne ha parlato con il consigliere dem a Palazzo Marino. L’INTERVISTA

In questi giorni si è consumato un confronto tra Sala e Calabresi, con quest’ultimo che ha avanzato la proposta di tenere due stadi, idea definita “bizzarra” dal primo cittadino.
Io sono in disaccordo con Calabresi, perché ritengo che sia un intervento edificatorio imponente. Avremmo eventi con 70mila spettatori quasi tutti i giorni. Ci sarebbe poi un aumento del traffico. C’è il poi il problema di principi di edificabilità portati da altre parti. Non è una soluzione percorribile, e non aiuterebbe dal punto di vista dell’impatto ambientale. Mi è sembrata esagerata però la reazione del sindaco. Le decisioni sono state prese dalla giunta, non dal consiglio comunale, che ha semplicemente ratificato il tutto.

Il nuovo stadio si chiamerà Generali Stadium. Le fa un effetto strano?
No, ma a prescindere dalla compagnia assicurativa. Non era stato detto che ci sarebbe stato un tema di “naming”. Io mi ricordo che in una delibera del consiglio comunale ci si sarebbe impegnati per intitolare lo stadio a grandi calciatori milanesi, come Mazzola o Baresi. Abbiamo venduto lo stadio a 167 milioni, ma la valutazione delle Agenzia delle Entrate non teneva conto del problema del naming. Voglio ribadire che abbiamo sottovalutato la cifra di vendita dello stadio.

Per quanto riguarda le primarie è stata definita una data? Si faranno?
Si parla di febbraio/marzo. per me l’importante è che si facciano. Ma nessuno dei candidati dice che non vuole farle. Perché, visto anche tutti i temi che ci sono, non avrebbe senso non farle. È giusto aprirsi a un confronto con la città. I candidati faranno le loro proposte. Io però le avrei fatte molto prima. La data di febbraio/marzo mi sembra molto in là. Io le avrei fatte massimo entro metà gennaio. L’ideale sarebbe stato riuscire a farle prima della fine dell’anno.

In merito ai disordini del 17 ottobre, Lorenzo Pacini ha dichiarato che “grazie alle vetrine rotte è stato trovato lavoro ai vetrai”. Lei condivide questo pensiero?
No, io credo che gli atti di violenza siano sempre da condannare, anche nei confronti di vetrine o edifici. Ho fin dall’inizio detto che non condividevo nessun gesto violento. A me su una cosa del genere non mi viene neanche da fare battute. Io mai avrei detto una frase del genere. Poi uno fa quello che ritiene giusto, ma certamente non la condivido.

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