Non si placa lo scontro politico e giudiziario intorno alla scarcerazione di Youssef Siher. E al centro delle polemiche finisce sempre più la figura di Tiziana Landoni, la gip del Tribunale di Milano che ha deciso di non convalidare il fermo dell’attivista pro Palestina, accusato dalla Procura nell’ambito delle indagini sui canali social del Movimento 17 ottobre. A riaccendere il confronto è il vicepremier Matteo Salvini, che questa volta mette esplicitamente in discussione l’imparzialità della magistrata per le sue presunte posizioni pro Pal. “Non so quanto un giudice ProPal possa essere mentalmente libero nel valutare una persona che è accusata di istigazione a delinquere con finalità terroristiche legate anche all’islamismo radicale”, ha dichiarato Salvini giovedì 29 ottobre a Genova, a margine degli Stati generali della logistica del Nord-Ovest.
Parole che arrivano all’indomani dell’attacco della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva definito “vergognosa” la decisione di Landoni, accusandola di mortificare il lavoro delle forze dell’ordine e degli inquirenti.
Salvini: “Mi fido della Procura di Milano, aspetto le sue decisioni”
Il leader della Lega ha ribadito le proprie perplessità sulla scarcerazione di Siher, sottolineando la gravità delle accuse formulate dagli investigatori e prendendo posizione a favore del lavoro della Procura milanese. “Ritengo un brutto segnale in un momento delicato in Europa, non solo in Italia, smentire la Procura di Milano che evidentemente certe accuse non se le sarà inventate dalla sera alla mattina“, ha affermato Salvini.
Il vicepremier ha quindi richiamato la firma della gip su un appello pubblico dedicato alla situazione nella Striscia di Gaza: “C’è un giudice che legittimamente ha firmato un appello per la Striscia di Gaza e la Palestina, che ha contraddetto la Procura di Milano”. E ancora: “La Procura riteneva doveroso trattenere un soggetto potenzialmente pericoloso per reati gravi, che contemplano anche il terrorismo. Adesso aspettiamo la Procura, mi fido della Procura di Milano”.
Il caso dell’appello per Gaza: lo firmarono sia Landoni sia la pm che voleva il carcere per Siher
A innescare il dibattito sulle convinzioni personali della giudice è stata la sua adesione, nel settembre 2025, all’Appello dei Giuristi per Gaza, sottoscritto da 3.135 tra magistrati, avvocati e professori universitari. Un documento che richiamava le istituzioni italiane al rispetto dei diritti fondamentali, del diritto internazionale e degli obblighi derivanti dalla Costituzione e dai trattati sottoscritti dall’Italia. La firma di Landoni, che compare al numero 766 dell’elenco, è stata indicata da alcuni esponenti del centrodestra come un elemento in grado di sollevare interrogativi sulla sua imparzialità nel procedimento riguardante un attivista pro Palestina.
C’è tuttavia una circostanza che rende meno lineare questa interpretazione: lo stesso appello era stato firmato anche da Francesca Crupi, la pubblico ministero che ha chiesto la custodia cautelare in carcere per Siher. Come evidenziato dal Corriere della Sera, il nome di Crupi compare al numero 305 dell’elenco dei sottoscrittori.
Le due magistrate hanno dunque aderito allo stesso documento, ma nel procedimento giudiziario hanno assunto posizioni contrapposte. Crupi, insieme al procuratore Marcello Viola, ha sostenuto la necessità della misura cautelare, mentre Landoni ha respinto la richiesta, ritenendo insussistenti i presupposti per trattenere Siher in carcere.
Perché la gip Landoni ha scarcerato Youssef Siher
La decisione che ha dato origine alle polemiche è contenuta in un’ordinanza di 37 pagine nella quale la giudice ha respinto sia la richiesta di convalida del fermo sia quella di custodia cautelare avanzata dalla Procura. Secondo Landoni, i messaggi pubblicati sui canali social del Movimento 17 ottobre, pur caratterizzati da toni aspri e critiche alle istituzioni, non contenevano un concreto incitamento alla commissione di atti violenti. La gip ha ritenuto che l’attivista evocasse forme di disobbedienza civile senza indicare le devastazioni del 17 e 18 ottobre come modello da seguire. La magistrata ha inoltre escluso la sussistenza del pericolo di fuga e dei gravi indizi di colpevolezza necessari per applicare la misura cautelare richiesta dagli inquirenti. Una valutazione giudiziaria che non equivale a un’assoluzione definitiva e che lascia aperta la possibilità di ulteriori sviluppi investigativi.
Il Csm si muove a tutela di Landoni dopo gli attacchi di Meloni
Intanto lo scontro ha raggiunto anche il Consiglio superiore della magistratura. Un gruppo di consiglieri togati e laici ha chiesto l’apertura di una pratica a tutela di Tiziana Landoni in seguito alle dichiarazioni della presidente del Consiglio. L’iniziativa, presentata al Comitato di presidenza di Palazzo Bachelet, è stata sottoscritta dai consiglieri togati con l’eccezione di sei esponenti di Magistratura Indipendente: Paola D’Ovidio, Eligio Paolini, Bernadette Nicotra, Maria Vittoria Marchianò, Luisa Mazzola ed Edoardo Cilenti. Hanno aderito anche i consiglieri laici Ernesto Carbone, Michele Papa e Roberto Romboli.
Nel documento viene sostenuto che le parole della premier abbiano superato i confini della legittima critica a un provvedimento giudiziario, rischiando di delegittimare la magistrata e la stessa funzione giurisdizionale. “Le decisioni giudiziarie possono essere criticate, anche severamente, ma non possono essere rappresentate come un ostacolo alla sicurezza dei cittadini o una mortificazione del lavoro delle Forze dell’ordine“, sottolineano i firmatari. Particolarmente delicato, secondo i consiglieri, è il fatto che le dichiarazioni provengano dalla più alta autorità di governo, con il rischio di trasformare decisioni giudiziarie non condivise in occasioni di contrapposizione politica.
Lo scontro tra politica e magistratura sull’imparzialità dei giudici
La richiesta al Csm segue la presa di posizione del presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia e della presidente della sezione Gip-Gup Vincenza Maccora, che avevano già definito “irricevibili” gli attacchi alla collega, richiamando l’autonomia del giudice rispetto alle aspettative della politica. Il caso Siher si è così trasformato in un confronto che va oltre il singolo procedimento. Da una parte Salvini, che ritiene legittimo interrogarsi sull’imparzialità di un magistrato che ha sottoscritto un appello pubblico; dall’altra i vertici della magistratura, che rivendicano la necessità di valutare le decisioni dei giudici sulla base delle motivazioni giuridiche e non delle loro presunte convinzioni personali.
Sul tavolo resta, naturalmente, la questione giudiziaria: la Procura di Milano potrà valutare gli strumenti previsti dall’ordinamento per contestare la decisione della gip. Ma intanto il dibattito si è spostato dal contenuto dell’ordinanza alla figura di chi l’ha firmata. E il particolare della doppia adesione all’appello per Gaza, da parte della giudice e della pm che si sono trovate su fronti opposti, rappresenta uno degli elementi più significativi di questa controversia.
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