Milano Quotidiano

Siher e sua moglie (indagata) preparavano una “primavera araba” contro Meloni

Nel computer del 30enne fermato per il Movimento 17 ottobre un manuale ispirato alla rivoluzione egiziana del 2011. Gli inquirenti: "Volevano ingenerare terrore nella popolazione"

Youssef Siher (foto da facebook)

Una sorta di nuova “primavera araba“, questa volta da organizzare in Italia contro il governo di Giorgia Meloni. È il progetto che, secondo la Procura di Milano, Youssef Siher, il ricercatore e politologo trentenne di origini marocchine fermato nell’inchiesta sul Movimento 17 ottobre, avrebbe cercato di alimentare attraverso una mobilitazione organizzata sui social. Al suo fianco, nella gestione delle pagine e dei gruppi riconducibili al movimento, ci sarebbe stata anche la moglie, Sagia Hammoud, 32 anni, mediatrice interculturale, attualmente indagata a piede libero per gli stessi reati contestati al marito.

A rafforzare l’ipotesi investigativa è soprattutto un documento individuato nel computer di Siher durante le perquisizioni informatiche. Il titolo è particolarmente significativo: “Rivoluzione, istruzioni per l’uso. Liberamente ispirato dal manuale della Rivoluzione egiziana del 2011”. Un testo che, secondo gli inquirenti, spiega come organizzare una mobilitazione collettiva di disobbedienza civile contro il governo Meloni e le sue politiche, prendendo a riferimento le proteste che nel 2011 portarono alla caduta del presidente egiziano Hosni Mubarak.

Il manuale della rivoluzione e l’appello a mobilitarsi ogni sabato

Il riferimento alla Primavera Araba non sarebbe rimasto confinato ai documenti conservati sul computer. Nei messaggi pubblicati dal Movimento 17 ottobre, Siher avrebbe richiamato il manuale della rivolta egiziana, invitando anche a replicare quanto accaduto in Francia. L’obiettivo dichiarato sui social era quello di una “mobilitazione permanente ogni sabato. Fino alla caduta di questo governo ladro”.

Secondo la pm Francesca Crupi, che coordina le indagini insieme al procuratore Marcello Viola, il trentenne avrebbe approfittato delle devastazioni che hanno colpito il centro di Milano il 17 e 18 ottobre per costruire una mobilitazione più ampia, attraverso un gruppo Telegram arrivato a superare i seimila iscritti e messaggi capaci di raggiungere potenzialmente 150mila persone.

L’ipotesi della Procura è che l’intenzione fosse quella di dare corso a un progetto finalizzato alla commissione di reati con finalità eversive, sfruttando la tensione sociale generata dagli scontri milanesi. Le convocazioni diffuse dal movimento riguardavano otto città italiane e, durante le perquisizioni, gli investigatori hanno individuato anche le mappe dei luoghi nei quali erano previste le manifestazioni.

La Procura: “Uno stato di intimidazione e terrore nella popolazione”

Nel provvedimento di fermo, i magistrati attribuiscono ai messaggi diffusi dal Movimento 17 ottobre una concreta capacità intimidatoria. La campagna social avrebbe contribuito a generare “uno stato di intimidazione della popolazione”, alimentando il timore che le violenze e i saccheggi del fine settimana precedente potessero ripetersi.

A testimoniare questo clima, secondo gli inquirenti, sarebbe stata anche la reazione dei commercianti milanesi, molti dei quali hanno chiuso le saracinesche o predisposto protezioni per difendere i negozi da possibili nuovi assalti. La presenza massiccia delle forze dell’ordine, fino all’impiego dell’esercito, avrebbe contribuito a rendere evidente la percezione di una situazione di grave pericolo.

La Procura ritiene che Siher avesse sviluppato una capacità di persuasione tale da spingere alcuni aderenti al gruppo a manifestare disponibilità all’uso della violenza contro il sistema politico e istituzionale. L’intervento degli investigatori avrebbe impedito il rischio di ulteriori disordini.

La moglie indagata e i rapporti con i movimenti antagonisti

Nell’inchiesta compare anche il ruolo della moglie di Siher, Sagia Hammoud. Secondo gli accertamenti, la coppia avrebbe gestito insieme i canali social riconducibili al Movimento 17 ottobre. I due si trovavano in un appartamento di amici nella zona del Corvetto quando sono stati individuati dagli investigatori. Proprio il telefono della donna avrebbe permesso di localizzare il marito, che aveva invece il cellulare spento.

La Digos e la Polizia Postale hanno ricostruito anche la rete di relazioni politiche e associative del trentenne. Siher viene indicato come una delle figure emergenti del nucleo milanese dei Giovani Palestinesi d’Italia, con contatti negli ambienti antagonisti, nel movimento BDS, nel Fronte della Gioventù Comunista e in diversi centri sociali del Nord-Est.

Gli investigatori stanno inoltre approfondendo eventuali collegamenti con altre realtà, compresa la rete al centro dell’inchiesta genovese sui presunti finanziamenti ad Hamas e il gruppo di hacker filorussi Noname057(16). Si tratta, tuttavia, di piste investigative ancora da verificare, non di rapporti accertati. Allo stesso modo, non sono emersi finora collegamenti diretti tra Siher, la moglie e gli autori materiali delle devastazioni milanesi del 17 e 18 ottobre.

Le accuse e l’aggravante del terrorismo

Siher è stato fermato con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, fattispecie introdotta dal decreto legge del 22 ottobre. Gli stessi reati vengono contestati alla moglie, che resta indagata a piede libero. Al trentenne non è invece contestata l’associazione con finalità di terrorismo prevista dall’articolo 270 bis del codice penale. La distinzione è rilevante: per la Procura, a giustificare l’aggravante sarebbero le finalità attribuite ai messaggi e alla mobilitazione promossa dal movimento. Sarà ora il giudice per le indagini preliminari a valutare la richiesta di convalida del fermo e di custodia cautelare in carcere. L’ipotesi di una mobilitazione ispirata alla Primavera Araba, concepita per portare alla caduta del governo Meloni, resta dunque una ricostruzione accusatoria, che dovrà essere sottoposta al vaglio giudiziario.

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