Milano Quotidiano

Siher libero, scontro frontale tra Meloni e la magistratura: “Vergogna”, “Attacchi irricevibili”

La presidente del Consiglio critica duramente la mancata convalida del fermo dell'attivista legato al Movimento 17 ottobre. La replica dei magistrati Roia e Maccora: “Scarsa conoscenza dello Stato di diritto”

La scarcerazione di Youssef Siher, il trentenne accusato di aver gestito il canale Telegram del Movimento 17 ottobre, innesca un durissimo scontro istituzionale tra Palazzo Chigi e il Tribunale di Milano. Giorgia Meloni definisce “vergognosa” la decisione della gip Tiziana Landoni di non convalidare il fermo dell’attivista, indagato nell’ambito dell’inchiesta sulle mobilitazioni seguite alle devastazioni del 17 e 18 ottobre. Immediata la reazione dei vertici della magistratura milanese, che respingono le critiche della premier e rivendicano l’indipendenza delle decisioni giudiziarie dalle aspettative della politica.

A rendere ancora più significativo il confronto è la spiegazione fornita dal Tribunale sulle ragioni della liberazione di Siher: per la giudice non soltanto mancavano elementi concreti per ritenere che l’indagato potesse fuggire, ma non erano stati raccolti, allo stato degli atti, neppure gravi indizi di colpevolezza sufficienti a giustificare una misura cautelare.

Meloni contro la scarcerazione di Siher: “Vergognosa decisione della gip”

La presidente del Consiglio affida a un video pubblicato su X la propria indignazione per la decisione del giudice milanese. “Lo dirò senza mezzi termini: considero vergognosa la decisione della gip di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher”, afferma Meloni, ricordando le accuse rivolte al ricercatore, ritenuto dagli investigatori l’amministratore del canale Telegram attraverso il quale sarebbero state promosse nuove manifestazioni dopo i disordini nel centro cittadino. Per la premier si tratta di una scelta che rischia di vanificare gli sforzi compiuti per garantire la sicurezza pubblica. “Penso che questa sia una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del ministero degli Interni e in generale di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene dal rischio di vedere devastate le proprie città e i propri esercizi commerciali”. Meloni chiude con un interrogativo polemico: “Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura”.

La risposta di Roia e Maccora: “La vergogna non riguarda l’esercizio della giurisdizione”

Le dichiarazioni della premier provocano una presa di posizione congiunta del presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia e della presidente della sezione Gip-Gup Vincenza Maccora. I due magistrati giudicano “irricevibili” gli attacchi arrivati da esponenti politici che ricoprono anche importanti incarichi istituzionali, ritenendoli indicativi di una “scarsa conoscenza reale o mascherata degli istituti giuridici di uno Stato di diritto”. La nota richiama il ruolo del giudice come soggetto terzo, tenuto a valutare gli atti delle indagini e le argomentazioni della difesa secondo i principi stabiliti dalla Costituzione, senza farsi condizionare dal clima politico o dalla gravità dei fatti che hanno dato origine all’inchiesta.

“La responsabile libertà di giudizio non può risentire di aspettative politiche o di suggestioni estranee al procedimento”, sottolineano Roia e Maccora. Una decisione, ricordano, può essere contestata attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento, ma gli attacchi personali nei confronti del magistrato che l’ha assunta devono essere respinti. Particolarmente dura la conclusione: “La vergogna riguarda altre categorie della vita sociale, non il responsabile e difficile esercizio della giurisdizione”.

Le ragioni della scarcerazione: il gip non ha trovato gravi indizi di colpevolezza

Nella nota i vertici del Tribunale chiariscono anche gli elementi giuridici alla base del provvedimento che ha riportato Siher in libertà. La gip Tiziana Landoni, esaminati gli atti presentati dalla Procura e le osservazioni della difesa durante l’udienza di convalida, ha escluso che ricorressero i presupposti per confermare il fermo. In particolare, non sarebbe emerso un pericolo di fuga fondato su circostanze concrete e specifiche. Ma la valutazione del giudice è andata oltre. Per nessuno dei reati provvisoriamente contestati sarebbero infatti emersi, allo stato delle indagini, gravi indizi di colpevolezza tali da consentire l’applicazione di una misura cautelare personale. Un rilievo che riguarda direttamente l’impianto accusatorio nei confronti del ricercatore, fermato nella notte tra sabato e domenica in quanto presunto amministratore del Movimento 17 ottobre. La Procura gli contesta l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Nell’indagine è coinvolta anche la moglie, indagata a piede libero.

 

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