L’idea era partita da una telefonata, una chiacchiera. A manifestazione compiuta un po’ tutti si erano presi il merito, ma era prevedibile. “Andiamo oltre gli steccati, vediamoci lunedì mattina per risistemare Milano“. Invece di dire ciascuno che era colpa dell’altro (il sindaco del ministro, il ministro del sindaco, il vicepremier della sinistra, la sinistra della premier, il pro Pal della polizia, la polizia dei vandali e via discorrendo…) Invece no: un po’ come era successo nel 2015, quando i no Expo avevano devastato tutto e la gente, la gente vera, era scesa per le strade chi a ridipingere un muro, chi a sistemare i cestini. Una grande manifestazione di civismo.
Da là si era capito che Milano era pronta al decollo, e con le Esposizioni fu davvero così. Nell’anno di grazia 2026 si era riusciti a fare di meglio. I candidati sindaco di centrodestra e centrosinistra si erano parlati. La favola vuole che avessero addirittura creato un gruppo whatsapp, ma probabilmente è un mito. Dopo di loro, anche i partiti avevano fatto lo stesso, e in breve il tam tam era arrivato sui social. Per una manciata di ore niente polemiche, niente di niente. Perché tutti amiamo Milano e tutti la vogliamo veder splendere.
Il pomeriggio era stato un successone, con scene anche abbastanza surreali, per dirla tutta. Vedere Silvia Sardone con un t-shirt un po’ provocatoria (“Remigriamoli”) ma armata di ramazza aveva fatto incazzare qualcuno, ma stava pur sempre pulendo per terra. Poi Matteo Perego, per una volta in jeans e camicia invece del completo istituzionale, con il rullino in mano e il biancone vicino ai piedi, a scambiarsi opinioni con Pierfrancesco Majorino, armato dello stesso strumento e all’opera di un muro vandalizzato. Andavano rimosse le scritte. Mario Calabresi, un po’ più alto, stava aiutando gli operai a rimettere in ordine delle transenne in maniche di camicia. C’erano poi Carlotta Cossutta e Anna Scavuzzo, a chiacchierare mentre risistemavano i bidoni della spazzatura. E Lorenzo Pacini, con una t-shirt provocatoria quanto quella di Sardone. Scritta rossa: “Lotta di classe”.
Un fotografo, uno molto conosciuto da tutti i cronisti milanesi, un po’ sbiascicone e un po’ polemico ma di buon cuore, li aveva fisicamente tirati uno vicino all’altro: foto opportunity fantastica, gli altri colleghi armati di obiettivo avevano fatto ressa per immortalare i due. Emmanuel Conte si dava da fare per tirar su i vetri e i cocci della devastazione dei giorni precedenti. C’era Carmelo Burgio, con piglio militare, a darsi da fare serenamente, ma ben distante da Maurizio Lupi, con le sneaker ai piedi e una maglietta colorata. La strana accoppiata Tommaso Goisis e Massimiliano Lisa aveva invece passato una mezz’ora insieme ad aiutare alcuni operai a spostare dei panettoni.
Gabriele Abbiati e Pietro Tatarella, insieme ad Antonio Civita, si erano messi a disposizione di una associazione che – tra le tante – era scesa in strada per dare una mano. Insomma, una giornata bellissima. Durata poco eh, la politica era tornata praticamente subito a litigare su tutto. Ma era stato quasi un sogno, ancora più bello della realtà del 2015. Milano poteva tornare a sognare una classe politica che amasse più la città che le polemiche e la battaglia per accaparrarsi un voto.
Purtroppo è stato solo un sogno.
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