Il nuovo stadio di San Siro doveva rappresentare uno dei lasciti più importanti dell’amministrazione di Giuseppe Sala. Rischia invece di trasformarsi in uno dei principali terreni di scontro del centrosinistra in vista delle elezioni comunali del 2027. Perché, dopo la presentazione del progetto firmato dagli studi Foster e Manica, tra i possibili aspiranti alla successione del sindaco è ormai un tutti contro tutti. Mario Calabresi apre alla possibilità di salvare il vecchio Meazza, finendo di fatto sulla stessa lunghezza d’onda del presidente del Senato Ignazio La Russa. Anna Scavuzzo lo contesta apertamente, Sala si schiera con la sua vicesindaca. E dall’altra parte Pierfrancesco Majorino, Lorenzo Pacini e altri potenziali candidati alle primarie criticano duramente l’intera operazione.
Una situazione politicamente paradossale: mentre Milan e Inter hanno appena mostrato alla città il volto del futuro impianto, nel centrosinistra che governa Milano da quindici anni non sembra esserci una posizione condivisa su una delle trasformazioni urbanistiche più rilevanti dei prossimi anni.
Sala contro Calabresi: “Bizzarro che metta in dubbio decisioni appena prese”
A intervenire nella polemica è stato lo stesso Giuseppe Sala, che lunedì 2 novembre, a margine della cerimonia al Famedio del Cimitero Monumentale, ha commentato le dichiarazioni di Calabresi sul possibile mantenimento del vecchio San Siro. “Politicamente trovo un po’ bizzarro che Calabresi, che dovrà farsi appoggiare da questa parte politica, metta dei dubbi su decisioni prese recentemente”, ha dichiarato il sindaco, come riferisce Adnkronos. Sala ha quindi difeso esplicitamente la posizione della vicesindaca: “Ha ragione la Scavuzzo”. E ha ricordato che l’operazione San Siro, compresa la destinazione dell’area del vecchio Meazza, non è stata decisa soltanto dalla giunta, ma è passata attraverso il Consiglio comunale.
Il sindaco ha poi affrontato la questione della rigenerazione urbana e delle volumetrie previste per l’intervento. Mantenere in piedi il vecchio stadio, secondo Sala, obbligherebbe a ripensare la distribuzione delle nuove costruzioni, sacrificando potenzialmente parte delle aree verdi. “Se San Siro rimanesse su, quello che, coi diritti volumetrici che hanno le squadre, dovrebbero costruire, dove lo mettiamo? Dove oggi immaginiamo del verde? Perché il punto è questo. Quindi cosa facciamo, togliamo del verde?” Da qui l’invito a Calabresi a chiarire concretamente la propria proposta: “La critica è legittima, però nel momento in cui si mette in discussione la decisione presa, bisogna spiegare cosa si vuol fare. Se non si spiega, si fa solo confusione e non abbiamo bisogno di confusione”.
Calabresi e La Russa sulla stessa linea: conservare il vecchio Meazza
A rendere ancora più singolare il confronto è la convergenza tra Mario Calabresi, possibile candidato sindaco del centrosinistra, e Ignazio La Russa, presidente del Senato ed esponente di Fratelli d’Italia. Calabresi, in un intervento pubblicato sul Corriere della Sera, ha definito dolorosa la prospettiva dell’abbattimento del Meazza, auspicando che si possa almeno valutare una destinazione alternativa per l’impianto storico. Un’ipotesi che permetterebbe, secondo il giornalista, di evitare i costi e l’impatto ambientale della demolizione, pur senza rinunciare alla costruzione del nuovo stadio.
La Russa, intervenuto sempre lunedì a Palazzo Lombardia, ha ribadito una posizione analoga, ma con toni ancora più netti. “Viva il nuovo stadio, che mi è anche piaciuto. Un po’ algido, ma mi è molto piaciuto”, ha dichiarato, secondo quanto riportato dall’agenzia Nova. Sul futuro del Meazza, però, non ha dubbi: “San Siro merita di rimanere”. Per il presidente del Senato non ci sarebbe alcuna contraddizione nel mantenere due impianti a poche centinaia di metri di distanza, come accade in altre città europee. La Russa si dice anche convinto che, una volta realizzato il nuovo stadio, sarà possibile raggiungere un accordo con le società per rinunciare all’abbattimento del vecchio. Ma pone una condizione politica precisa: “Se vince il centrodestra. Solo se vince il centrodestra”. La differenza tra le due posizioni resta significativa: Calabresi chiede di non escludere una possibile soluzione alternativa, mentre La Russa si pronuncia espressamente per la conservazione dell’impianto. Ma la convergenza sul principio di valutare la sopravvivenza del Meazza è sufficiente ad alimentare le tensioni nel centrosinistra.
Scavuzzo attacca Calabresi: “Dice le stesse cose di La Russa”
La prima a contestare Calabresi era stata Anna Scavuzzo, che in un’intervista al Corriere della Sera aveva espresso sorpresa per le sue aperture sulla conservazione del Meazza. “Mi stupisce molto. Anche perché la sua è una posizione identica a quella del presidente del Senato Ignazio La Russa, che avevo già confutato mesi fa”, aveva osservato la vicesindaca.
Scavuzzo difende invece il progetto e il percorso seguito dall’amministrazione comunale, sottolineando come la scelta di realizzare il nuovo stadio a San Siro abbia evitato il trasferimento delle due squadre fuori città. E rivendica soprattutto le ricadute positive attese per il quartiere, a partire dagli 80mila metri quadrati di verde previsti nell’area. Ma il passaggio più politico riguarda proprio il rapporto con Calabresi. La vicesindaca sostiene infatti che la proposta di mantenere due stadi affiancati non corrisponda alla linea del centrosinistra e si dice disponibile a un confronto diretto con il giornalista. “Se Mario Calabresi vuole discutere, sono pronta”. Una presa di posizione che rende evidente come San Siro sia già diventato un terreno di confronto tra due possibili candidati alle primarie. E che oggi riceve anche l’esplicito sostegno di Sala.
Majorino, Pacini, Goisis e Cossutta: il fronte critico verso il nuovo stadio
Se Sala e Scavuzzo difendono la scelta compiuta dall’amministrazione, le distanze diventano ancora più profonde guardando alle posizioni degli altri possibili candidati del centrosinistra. Pierfrancesco Majorino, Lorenzo Pacini, Tommaso Goisis e Carlotta Cossutta hanno infatti contestato le modalità con cui Milan e Inter stanno portando avanti il progetto, sollevando interrogativi soprattutto sulle conseguenze ambientali e sanitarie dell’intervento. Come raccontato nei giorni scorsi da Repubblica, i quattro avevano partecipato a un incontro pubblico organizzato da Cittadinanza per San Siro e Mare Culturale Urbano, davanti a oltre 400 persone. In quell’occasione, secondo gli organizzatori, avevano preso le distanze dalla presentazione del nuovo stadio al Castello Sforzesco, avvenuta mentre risulta ancora in corso la Valutazione ambientale strategica. E si erano impegnati a sostenere una valutazione preventiva dell’impatto sanitario che fosse pubblica, indipendente e vincolante.
Particolarmente duro Majorino, che aveva definito la presentazione del progetto “una vergogna”, giudicandola offensiva rispetto alla complessità delle questioni ancora aperte. Il capogruppo del Pd in Regione Lombardia aveva inoltre accusato le società di procedere senza tenere adeguatamente conto delle conseguenze dell’operazione sulla città, invitando a proseguire la mobilitazione. Anche Goisis ha espresso una posizione fortemente critica, arrivando a ipotizzare, in caso di elezione a sindaco, una verifica giuridica sulle condizioni e sui rischi di un eventuale stop alla demolizione del Meazza. Un fronte, quindi, che non si limita a discutere il destino del vecchio impianto, ma mette in discussione aspetti sostanziali del percorso seguito dalle società e dall’amministrazione. Le posizioni dei singoli aspiranti candidati non sono del tutto sovrapponibili, ma il loro giudizio sull’operazione è nettamente più critico rispetto a quello espresso da Sala e Scavuzzo.
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