Milano Quotidiano

Tra una città conservatrice in Urbanistica e una che progredisce, meglio la seconda

Improvvisamente il nuovo stadio di San Siro non piace più a nessuno. Ma una riqualificazione profonda del quartiere non può che passare per un ruolo da protagonista dei privati. Che piaccia o meno

E’ noto che io pensi che una riqualificazione profonda di San Siro sia necessaria. E che se questa riqualificazione deve passare – e deve passare! – per il nuovo stadio, nuovo stadio sia. Tra una città passatista, tradizionalista, conservatrice pure di cose non antiche, ma vetuste, vecchie, magari pure fatiscenti, e una città che sale, progressista anche in senso urbanistico, io preferisco la seconda. Anche considerando che c’è una verità ineluttabile – e chi dice il contrario mente sapendo di mentire -: non si fanno riqualificazioni di quartieri come Santa Giulia, come City Life, come Porta Nuova, senza il lavoro (e i soldi!) dei grandi investitori privati. Vorrei vedere i vari candidati riuscire a tirar fuori dal bilancio comunale due miliardi per mettere a posto il quartiere di San Siro: semplicemente impossibile.

E allora, oggi, la cosa rivoluzionaria è non attaccarsi al main stream di sinistra. Niente main stream. Niente conservatorismo urbanistico, e niente idiozie: o i privati ci guadagnano, oppure legittimamente non operano. Ma i privati non sono un monolite privo di corde vocali: sono esseri umani. Direi che la prima rivoluzione è riaprire gli sportelli, riaprire gli assessorati, riaprire il dialogo. Meno dirigismo, più dialogo. Così si fanno le grandi cose. E pure le piccole, a dirla tutta.

San Siro: ma all’interno della direzione Pd non si parlano?

Venendo al contingente: oggi il nuovo stadio di San Siro non piace improvvisamente più a nessuno. A me, beninteso, non fa né piacere né dispiacere. Non mi sembra particolarmente innovativo, ma non giudico: è come dire che sono meglio gli occhi azzurri o quelli nocciola. Ognuno ha il gusto suo. Quello che mi fa arrabbiare è chi, perché è sotto campagna elettorale, dimentica che i partiti non sono degli strani veicoli su cui si può stare sopra ma anche sotto. Se il Pd, a tutti i livelli, in consiglio e in direzione, ha deciso che il nuovo san Siro si fa, che senso ha che su tre candidati del Pd alle possibili-future primarie due dicono che così non funziona? Non era meglio battersi in direzione? O volete convincermi che i due che dicono no non avessero le loro filiere, i loro gruppi organizzati, eccetera? Il Pd non è una caserma, questo è chiaro, ma non è neppure la Casa della Libertà dove ognuno fa il cavolo che vuole. L’unica coerente, per come la posso vedere, è Anna Scavuzzo. Per delega e per forma mentis. 

Diverso è il discorso su Mario Calabresi. Lui di responsabilità politiche sul passato non ne ha, ma parimenti non ha neanche delineato qualcosa di “netto”. E’ sempre tutto un po’ sfumato, e quindi poco chiaro. Gli piace il nuovo san Siro, stante il fatto che a tutti rimane nel cuore il vecchio Meazza? Condivide che senza nuovo san Siro (inteso il quartiere) voluto dai privati, non c’è il progetto generale? E poi – e questo non vale solo per Calabresi, ma per tutti – come pensavate che si sarebbe abbattuto il Meazza senza fare polvere, e senza trasportare migliaia di camion di cementi? Con il teletrasporto del capitano Spock?

Meno ipocrisia, più chiarezza. A me – nell’ampio scontro di persone e idee, bellissimo per la nostra città – basterebbe questo.

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