Milano Quotidiano

Tre versioni di San Siro: ecco cosa può accadere con il nuovo impianto (oppure no)

Come per Borges esistono Tre versioni di Giuda, così esistono anche tre versioni del nuovo stadio Meazza

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Cerchiamo di ricapitolare un secondo, perché mi sta venendo il mal di testa. Sul nuovo Meazza, che sarà Generali Stadium (del resto i conti bisogna pure pagarli e nessuno spari sugli sponsor – che Dio li abbia in gloria), pensavo ci fosse poco da dire. O meglio: prevedevo che alla presentazione del progetto, con i soliti bellissimi rendering, ci sarebbe stato un ampio dibattito dai bar ai think tank ai gruppi whatsapp di persone alto e basso locate, per dire che no, quello stadio fa schifo (la migliore? “Sembra una dentiera”) o che è bellissimo (la migliore? “Sul tetto d’Europa, ancora”). Ma pensavo che la vicenda relativa al nuovo stadio, cioè al fatto che il nuovo stadio si farà, fosse conclusa. E invece no, aspettate un secondo. Perché su questa cosa dello stadio si è riaperto tutto. O meglio: non si è riaperto niente, in realtà. Perché nessuno – dopo il voto favorevole del consiglio comunale – può pensare di tornare indietro. Le squadre non sono mica San Francesco e Santa Chiara: tornare indietro dopo la vendita, i diritti acquisiti a suon di soldoni, le approvazioni porterebbe dritto dritto a una causa legale che il Comune non si può permettere. Nessuno la minaccia, oggi, ovviamente. Ma state pur certi che tornare indietro non è una opzione. Ecco appunto: capiamoci un po’. Quali sono le opzioni? Come nelle “tre versioni di Giuda” (racconto fantastico di Borgès), ci sono anche tre versioni di San Siro.

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Prima versione. Il vecchio Meazza sopravvive. Non si fa lo stadio nuovo. Si ristruttura il vecchio. Conseguenze? Varie. La prima è che anche un avvocatuncolo di provincia capirebbe di avere ottime chances di ottenere risarcimenti multimilionari. Altra conseguenza: il quartiere di San Siro rimane così.

Seconda versione. Il vecchio Meazza sopravvive. Si fa lo stadio nuovo. Anzi, in effetti non si fa. Perché le squadre l’hanno detto in lungo e in largo che non si può fare solo l’impianto. Bisogna metterci intorno anche tutto il resto, altrimenti l’investimento non regge. Conseguenza di provare a tenere entrambi gli stadi? O non si fa nulla, o si elimina un bel tocco di verde. Proposta estemporanea: popoliamolo di alberi, il vecchio Meazza. Facciamo il bosco-stadio. Agevolo rendering.

Oppure meglio (visto che di nome non faccio Stefano e di cognome non faccio Boeri): procediamo alla terza versione.

Terza versione. Il vecchio Meazza va giù, il Generali Stadium va su. Si riqualifica il quartiere. Nessuno ringrazierà Beppe Sala e Anna Scavuzzo, che intanto si saranno presi quintali e quintali di fango. Ma tant’è: tra dodici anni, quando Sala ne compirà ottanta, lo inviteranno e lui potrà commuoversi in tribuna d’onore.

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