Milano Quotidiano

Un perché all’inspiegabile candidatura a sindaco di Luca Bernardo

Cinque anni fa a Milano il pediatra fu protagonista suo malgrado di una delle più fallimentari campagne elettorali della storia. Oggi si dichiara pronto a ritentarci...

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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E così, anche Luca Bernardo torna in campo. Dà la propria disponibilità a correre come sindaco nella prossima tornata, per il centrodestra. Dopo aver letto l’intervista di Chiara Evangelista per il Corriere della Sera, mi sono fatto una domanda: “Perché?”. Perché andare a rivangare una delle peggiori prestazioni elettorali di sempre, perché rimettersi in gioco, perché attirarsi – scientemente – gli spernacchiamenti, i risolini, le celie da parte del mondo della politica, che è spietato.

Addirittura il Pd, ex post, lo chiamava “il povero Bernardo, bravissima persona ma…” Ecco. Mi sono fatto la domanda che si farebbero tutti: “Ma perché Bernardo dice di essere pronto a ributtarsi nella mischia quando è praticamente certo che non sarà lui il candidato del centrodestra?”. E mi sono dato una risposta. La risposta è quel “ma”. “Bravissima persona, ma”. Mi immagino di essere Luca Bernardo, di essere stato chiamato un paio di mesi prima della campagna elettorale per Milano più difficile di sempre. C’era stato il Covid, la gente era estenuata, la città stanca e impaurita, un sindaco al secondo mandato, rassicurante, che ancora non aveva avuto nessuna delle ferite interne alla maggioranza che invece dissanguano oggi il centrosinistra. Che rimane comunque in vantaggio, il che restituisce dimensione di quanto fosse forte prima. Al governo nazionale c’era Mario Draghi, e Matteo Salvini e la Lega erano in difficoltà dopo i fasti di pochi anni prima. Il centrodestra, su Milano, non aveva toccato palla. E infatti su Milano non investì un euro in quella campagna elettorale, tanto che si diffusero in un lampo degli audio in cui Luca Bernardo si lamentava proprio di questo: “Mi hanno lasciato solo, e senza soldi”.

Allora forse ho capito perché si candida. Per quel “ma”. Per mettere un correttivo al ricordo che quella fu la più fallimentare campagna elettorale della storia, in un percorso di ritardi ed errori ed omissioni e sottovalutazioni e volontà di perdere che peraltro il centrodestra rischia di ripercorrere un passetto dopo l’altro, anche questa volta.

 

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