“Picchiano le persone, le derubano, le accoltellano senza nessun f…to motivo”. “Hanno fatto un gruppo per violentare le ragazze: sono in 400“. “In una chat dicono: uccidiamo i futuri rich”. E ancora: “Vogliono attaccare la Cattolica”, “Hanno già accoltellato un ragazzo”, “Stuprato una in stazione, qui, adesso”. Sono alcuni dei messaggi che nelle ultime ore hanno cominciato a circolare vorticosamente nelle chat WhatsApp e sui social network milanesi, alimentando un clima di paura dopo il fine settimana di violenze e devastazioni nel centro della città. Una raffica di allarmi, minacce e presunte testimonianze che non hanno trovato riscontro nei fatti, ma che è bastata a gettare nel panico migliaia di persone.
Dopo le vetrine distrutte, i saccheggi e gli scontri con le forze dell’ordine, Milano si è ritrovata così a fare i conti con una seconda emergenza: quella della disinformazione. Audio concitati, storie Instagram ricondivise centinaia di volte, messaggi inoltrati da una chat all’altra e avvertimenti attribuiti a fonti ritenute affidabili hanno trasformato il timore di nuove violenze in una vera e propria psicosi collettiva.
“Uccidiamo i futuri rich”, “Vogliono attaccare la Cattolica”: i messaggi che hanno seminato il panico
Il catalogo delle segnalazioni è impressionante. C’è chi avverte dell’esistenza di gruppi organizzati per aggredire e rapinare i passanti, chi parla di centinaia di persone pronte a violentare ragazze, chi sostiene che nelle chat dei presunti responsabili delle violenze si stia pianificando di “uccidere i futuri rich“. Le voci si rincorrono soprattutto tra studenti e genitori, con messaggi che indicano possibili obiettivi delle aggressioni. Nel mirino finiscono le università milanesi. Oltre alla Cattolica, vengono citate Bocconi, Iulm, Bicocca e Politecnico, indicate come potenziali bersagli di attacchi e incendi imminenti.
Le informazioni, tuttavia, arrivano spesso da fonti impossibili da verificare: qualcuno avrebbe sentito parlare di un piano “da uno sul tram”, qualcun altro avrebbe ricevuto una confidenza da “uno serissimo”. Eppure, nel passaggio da uno smartphone all’altro, le indiscrezioni finiscono per essere presentate come fatti accertati.
“Hanno massacrato un mio amico filippino”. E spuntano pure le presunte ronde neofasciste
Non soltanto i cosiddetti maranza. Nelle chat prende forma anche l’allarme opposto, quello di presunti gruppi neofascisti intenzionati a organizzare spedizioni punitive contro gli stranieri. Secondo alcuni messaggi, bande organizzate starebbero setacciando le principali zone della città, da Cadorna al Duomo, da CityLife ai Navigli fino a Brera, per dare la caccia a persone di origine straniera.
“Si sono formati dei gruppi, stanno prendendo di mira tutto”, recita uno degli avvertimenti. Un altro messaggio racconta: “Venti minuti fa hanno massacrato di botte un mio amico filippino solo perché aveva gli occhi a mandorla”. Seguono raccomandazioni dal tono sempre più allarmato: “Se qualcuno vi ferma o si avvicina in modo strano, scappate”. E quasi tutti i messaggi si concludono con un invito a moltiplicare la diffusione dell’allerta: “Ditelo agli amici, negli autobus, ai parenti, a tutti quelli che conoscete”. Un meccanismo che contribuisce a rendere virale ogni nuova segnalazione, indipendentemente dalla sua attendibilità.
Falsi avvisi istituzionali creati con l’intelligenza artificiale e vecchi video spacciati per nuovi
Ad alimentare la confusione contribuiscono anche contenuti che cercano di apparire particolarmente credibili. Tra quelli circolati figurano presunti avvisi istituzionali realizzati con l’intelligenza artificiale e volantini in diverse lingue che mettono in guardia da possibili episodi di “profilazione razziale” sui mezzi della metropolitana.
Altre segnalazioni parlano di gruppi di violenti pronti a raggiungere Milano da Cremona, Lecco e Saronno. Circolano inoltre allarmi su possibili assalti a banche, musei e altri luoghi pubblici. A rendere ancora più convincente la narrazione contribuiscono i video. Filmati delle devastazioni del fine settimana vengono riproposti come se documentassero nuovi episodi in corso. Tra i luoghi citati anche il Bar Magenta, al centro di segnalazioni accompagnate da immagini non riferibili a nuove violenze.
Milano, la paura diventa reale anche quando le notizie sono false
Il risultato è una città che, all’inizio della settimana, vive una situazione di allarme diffuso. Studenti che rinunciano a frequentare le lezioni, genitori preoccupati per i figli, negozi che abbassano le serrande e cittadini che preferiscono non uscire di casa. Eppure, a fronte del moltiplicarsi degli avvertimenti, come riferisce il Corriere non emergono conferme delle presunte spedizioni punitive, degli attacchi organizzati alle università, delle bande arrivate da altre città o delle aggressioni raccontate nei messaggi virali.
Nessun riscontro, dunque, per gli scenari più estremi descritti nelle chat: dalle ronde neofasciste ai raid contro gli studenti, fino ai presunti accoltellamenti e alle violenze sessuali segnalate come appena avvenute. Le devastazioni del weekend sono state reali, così come gli scontri e i feriti tra manifestanti e forze dell’ordine. Ma questo non significa che ogni nuovo messaggio di allarme descriva un episodio effettivamente accaduto.
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