Qui al bar saremo pure fissati con il problema della sicurezza, ma forse è perché al bar ci viene la gente normale, non quella che vive tra eventi, terrazze e vernissage. Perciò ci ha colpito la denuncia di Walker Meghnagi, presidente della comunità ebraica di Milano, la città di Beppe Sala che somiglia sempre di più alla Gotham di Batman: a Bande Nere, zona ovest nei pressi, appunto, del quartiere ebraico, un rabbino è stato aggredito mentre aspettava l’autobus. Gli autori dell’assalto sarebbero tre uomini di origini arabe: lo avrebbero preso a calci, gli avrebbero sputato e strappato il copricapo tradizionale. Avrebbero tra 19 e 21 anni, uno sarebbe marocchino, gli altri due nati in Italia da genitori tunisini.
Magari avranno partecipato a qualche corteo pro Pal insieme alla crema della borghesia intellettuale meneghina, quella che vuole restare umana, quella che non considera Israele uno Stato legittimo e intona i cori “Dal fiume al mare”, inneggiando alla sua scomparsa. Chissà se i presunti aggressori hanno mai incontrato, magari in qualche evento a sfondo ecumenico, di quelli, cioè, in cui la Chiesa cattolica si cala talare e braghe ai musulmani, l’arcivescovo, Mario Delpini. Il quale, ieri, in un’intervista al Corriere della Sera, sosteneva che ogni tanto gli “capita” di “camminare per Milano senza timori”. Tutto bene, insomma. La percezione di insicurezza è solo figlia di una “narrazione”. Al monsignore, quando gli capita di fare cose normali, non capita niente. Poi, però, va nelle parrocchie e – dice lui – si sente “incompreso”. Pensate se andasse in sinagoga.
Il Barista, 17 settembre 2026
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