Morti in Calabria, nessuno dice chi è Stato

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La tragedia accaduta nel Parco regionale del Pollino, dove sono morte dieci persone, «era in qualche modo prevedibile», ha detto il capo della protezione civile. La procura si è già mossa con svariate ipotesi di reato contro ignoti. Il parco è un ente pubblico, i suoi vertici sono nominati dallo Stato. La guida, che è morta insieme ai suoi clienti, era «molto esperta» e certamente generosa: aveva prestato soccorso in varie occasioni, compreso Rigopiano.

I magistrati dovranno accertare le responsabilità, si dovranno celebrare gli eventuali processi, e, come spesso avviene, non si troverà un solo colpevole. D’altronde c’è un elemento di tragica casualità in ciò che è avvenuto e c’è l’impossibilità materiale di controllare un’area gigantesca che si estende su due province.

Ecco, pensiamo per un solo secondo a che cosa avremmo fatto e detto se il parco fosse stato privato. Ipotesi, ovviamente dell’irrealtà. La tragedia non sarebbe stata più raccontata come un doloroso fatto di cronaca, con l’arriere-pensée che le indagini sono dovute ma inutili. Avremmo fatto, giustamente, le pulci ai politici che fornirono la concessione. Avremmo, giustamente, analizzato la responsabilità del gestore privato, dei suoi guadagni e del suo omesso controllo nella gola maledetta. D’altronde avremmo scoperto che tutti sapevano del rischio di un’onda anomala dopo le piogge, saremmo diventati tutti esperti-geologi, e teorici della responsabilità oggettiva.

Avete capito dove vogliamo andare a finire. Nazionalizzare, rendere pubblica la gestione delle autostrade, sull’indignazione della trajedia di Genova, non ci mette al sicuro. Anzi. Ciò che è gestito dallo Stato entra in una sorta di limbo mentale, per la quale le responsabilità si annacquano, hanno meno personalità. Lo Stato di diritto e il garantismo, per lo Stato e le sue articolazioni, è sempre perfettamente funzionante.

Il privato inoltre, animato dalla ricerca del profitto, è condannato già in partenza. Preferiamo dunque cancellare l’utile del privato per farci bastonare dal pubblico che con le tariffe si prende una fetta della torta e se non è ancora sazio se ne prende, di nascosto, un’altra con ia fiscalità generale.

Insomma, qui non si vuole assolvere e accusare nessuno. Banalmente notiamo come una tragedia pubblica che coinvolge un proprietario privato diventi un caso razionale, e una tragedia altrettanto pubblica e altrettanto grave, ma che coinvolge un ente pubblico, venga raccontata nelle pagine della cronaca. Come se fosse colpa del solo feto.

La corrente alternata con la quale ci indigniamo è in funzione della proprietà pubblica o privata del presunto responsabile della tragedia.

Nicola Porro, Il Giornale 22 agosto 2018

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