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“Mosca può vincere”. Il piano di Putin su Odessa

L’allarme di Londra sulla guerra. Due successi russi, Kiev resiste. E si apre un nuovo scenario

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Ancora tragici giorni di guerra in Ucraina. Dopo il fallito tentativo russo di “denazificare” Kiev, attraverso la destituzione di Zelensky e l’instaurazione di un governo fantoccio, le truppe di Mosca hanno cominciato ad intraprendere innumerevoli offensive nella ragione del Donbass e lungo la costa del Mar Nero.

Pochi giorni fa, gli invasori hanno conquistato le città di Melitopol e Kherson, anche se la resistenza ucraina continua a non arrendersi. Nella seconda, in particolare, le forze russe hanno già innalzato la bandiera dell’Unione Sovietica e inaugurato una statua in onore di Lenin. Eppure, secondo le fonti riportate dalla direzione principale dell’intelligence ucraina, la partita è ancora aperta: la resistenza, infatti, avrebbe ucciso due generali russi e distrutto il posto di comando delle forze di occupazione nella regione.

Melitopol e Kherson rappresentano i primi successi della “fase due” di Vladimir Putin. Strategicamente posizionate a sud del fiume Dnieper, che taglia a metà l’intera Ucraina, la loro conquista ha consentito all’esercito di Mosca di creare un collante con la già russa Crimea e puntare alla conquista dell’intera costa, con punti strategici situati a Mariupol e Odessa.

Al tramonto del 59º giorno di guerra, quindi, l’offensiva di Mosca prosegue nella sua espansione ad Est con la conquista di Mariupol, che i media russi danno già in mano alle forze dell’Armata, ma i bombardamenti proseguono nei pressi dell’acciaieria Azovstal, dove numerosi civili ucraini hanno trovato rifugio nei sotterranei. Mentre, ad ovest, con la presa del porto di Odessa, la quale consentirebbe di congiungere il sud dell’Ucraina occupato dai russi alla Transnistria, repubblica separatista in territorio moldavo. In caso di esito positivo della complessa operazione, Putin potrà ottenere il pieno controllo su un’area di mille chilometri, dal Donbass alla regione moldava.

Ammesso che l’intero piano giunga al suo termine, Kiev verrebbe totalmente isolata, in assenza di sbocchi sul mare, accerchiata a nord dalla Bielorussia ed a sud-est dalle forze di invasione, priva delle sue principali fonti minerarie ed industriali. Da qui, potrebbe configurarsi ciò che Putin predicò il 24 febbraio, giorno dell’inizio della guerra: la presa della capitale. Infatti, non è difficile immaginare che il Cremlino possa sferrare il colpo definitivo alla città più importante, ormai debole, accerchiata ed indifesa, dopo il consolidamento russo in tutto il sud del Paese.