Politica

Mr Flotilla in cattedra al liceo (senza dire nulla ai genitori). Ma è normale?

L'incontro con Maso Notarianni e un gruppo di giovani palestinesi. Ma i genitori sono stati informati solo a cose fatte

maso notarianni e la flotilla Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Inchieste e militanza, riciclaggio e attivismo si intrecciano nella eterna questione palestinese, tornata di drammatica attualità e così si parla della propaganda che è uno dei punti di forza della penetrazione islamista, jihadista in Europa e in Italia come conferma l’Operazione Domino, l’inchiesta genovese che ha fermato il presunto tramite di Hamas in Italia, il giordano Hannoun, prima che prendesse il largo in Turchia coi familiari, tutti più o meno coinvolti, tutti indagati.

La missione la conosciamo: soldi per alimentare il terrorismo con la scusa di Gaza, dei suoi bambini, nessuno lo nega, martoriati, stretti tra i fuochi della reazione israeliana, brutale e senza dubbio discutibile, e l’utilizzo scellerato che ne fanno gli aguzzini, gli stragisti di Hamas invocati dalle stesse famiglie, da quei genitori che subito, il 7 ottobre, scendevano nelle strade ringraziando Allah per l’eccidio e invocandone di più, di più, fino allo sterminio definitivo “dal fiume al mare”. Dieci milioni frutta la falsa beneficenza per le vittime di Gaza che nasconde intenti di conquista, da tutto l’Occidente che paga per essere invaso, massacrato, nella cattiva coscienza di chi ancora difende una situazione del genere, al limite del pazzesco. Dieci milioni piovuti da intermediari, dalle ong, dalla circolazione dei soldi riconvertiti in criptovalute ed altri traffici. Dieci milioni, forse di più, senza dubbio di più, nel prolungato silenzio dei media occidentali che provvedono ad istupidire un’opinione pubblica già imbevuta, rimbambita dai luoghi comuni come Israele che paga Hamas per farsene macellare o la finanza giudea che strozza il mondo e che a questo punto starebbe dietro il giro di soldi colossale, plurimilardario che unisce Cina, Russia, Iran, Turchia, Pakistan, tutta la galassia islamista che trova in Hamas in suo epicentro.

Le allucinazioni indotte dalle sinistre europee e in particolare italiane, che sanno benissimo come stanno le cose visto che svolgono un ruolo attivo e che fin che conviene sostengono i boss contigui al tagliagole, poi a tempo scaduto li scaricano, ma non rinunciano alla sempiterna spocchia, insistono sulle fonti passate dal Mossad, da Israele alla magistratura italiana che intanto scopre sempre più evidenze, canali proibiti, soldi sporchi, computer pieni di conferme nascosti nelle intercapedini, nei muri. Come se un dato di fatto, uno stato di fatto non rilevasse per la sua oggettività ma solo per la provenienza. Si ha un penoso effetto di dissociazione dalla logica e dalla decenza, penoso ma del tutto fisiologico a queste nostre democrazie sbrindellate: non si maledice il colpevole ma chi l’ha dimostrato, chi ne ha sbugiardato la falsità e spesso criminale falsità: ci vuole propaganda a pacchi, ben organizzata, ben oliata, che passa anzitutto per le scuole.

Così che torna inevitabile l’urgenza di porre un argine; così che si parla e si riparla della propaganda della ineffabile Francesca Albanese negli istituti, ultimamente bolognesi, alcuni dei quali si dissociano, si sfilano, meglio tardi che mai, col ministro che dice basta, vigileremo, argineremo, impediremo. Alla buon’ora: le idee di Albanese le conosciamo e il fatto che possa esprimerle senza freni e senza contraddittorio non lascia tranquilli. Ma non c’è solo la paladina palestinese all’ONU, le scuole italiane “di ogni ordine e grado”, con ovvia preferenze per quelle umanistiche, pullulano di propagandisti, di militanti, di attivisti molto esperti nello svolgere il loro compito. Ancora una volta indisturbati, senza altera pars, spesso nella discrezione, per chiamarla così, di chi li chiama. Come il liceo classico Carducci di Milano dove il 18 dicembre è passato il flotillero Maso Notarianni, che fa rima con Fratoianni, marito di Cecilia Strada, figlia di Gino, signore e padrone di Emergency, attuale eurodeputata piddina. Emergency è sempre quella che riesce a disseminare per le stazioni della metro romana cartelli farneticanti come “questa fermata è contro la guerra”, per non dire contro il riarmo di Israele e Ucraina ma non di Hamas e Putin. Ora, il nostro Notarianni si è presentato con un gruppo di non meglio precisati “giovani palestinesi”, come d’abitudine nel suo tour scolastico, senza che la dirigenza avesse scrupolo di rendere noto l’appuntamento né sul sito della scuola, dove vengono rubricate tutte le iniziative, né, tanto meno, ai genitori degli allievi, largamente informati a cose fatte.

Perché è stato osservato un comportamento così anomalo? Forse il preside non voleva grane avendo memoria di quanto accaduto appena due mesi prima in un altro liceo milanese, il Virgilio, dove studia il figlio dell’illustre ospite e dove il passaggio di Notarianni e i suoi palestina boys aveva provocato l’arrivo della Digos dati i toni che a qualche insegnante erano suonati lievemente incendiari, e possiamo immaginare: la faccenda si era conquistata qualche spunto nelle cronache milanesi, con tanto di imbarazzata precisazione della dirigenza, e il Carducci deve avere prudentemente deciso che l’incontro s’aveva da fare, certo, ma nel modo più ovattato possibile.

Il Carducci, liceo di orgogliosa tradizione resistenziale (ci ha studiato anche chi scrive), che ha visto passare professori come Salvatore Gugliemino, l’autore della celeberrima “Guida al Novecento”, e illustri studenti come Bettino Craxi, Mario Monicelli e Franco Battiato, è lo stesso liceo dove un paio d’anni fa comparirono cartonati di Salvini e Meloni capovolti e dati alle fiamme; sempre chi scrive ebbe modo di visionare alcune chat di genitori che si dicevano orgogliosissimi di simili iniziative filiali, inneggiando all’antifascismo perenne, alla lotta armata, ai bei tempi del brigatismo d’antan ed altre puttanate epocali che chi scrive, ancora una volta, non ha avuto alcuno stupore di riscontrare, dato che gli artefici se li ricordava benissimo: alla faccia di chi sostiene che l’età porta saggezza. Qui, nel ’78, al primo anno di ginnasio, io ebbi modo di assistere ad allucinanti assemblee di tripudio filobrigatista – le gesta di via Fani e via Caetani erano ancora fresche – e tra i più scatenati, vedi alle volte l’ironia della storia, c’erano i rampolli dell’ottima borghesia ebrea meneghina, gente con certi palazzi incastonati nel centro del centro, all’ombra del Castello Sforzesco, che per girarli tutti, in visita guidata dal “signorino”, come lo chiamava la domestica che ci riceveva in cresta e pettorina, non bastava un paio d’ore: ricordo perfino una discoteca in casa, attrezzature da un paio di milioni dei primissimi anni ’80.

Sto divagando, me ne accorgo. Ma neanche poi tanto. I corsi e i ricorsi storici sono fatali anche nell’indecenza. Soprattutto quella. La domanda, per tornare alla cronaca, è perché si consenta una propaganda spericolata a senso unico a certi flotilleri con seguito di palestina boys; e quanti sono i compagni sparsi per gli istituti dalle Alpi a Capo Passero? Poi a nessuno sarà lecito stupirsi se qualche ragazzina ebrea arriva, come ancora una volta chi scrive ha potuto leggere, a maledire le sue radici, il suo Paese, la sua “razza” anziché criticarla, metterla in discussione come sarebbe normale, giustissimo e magari doveroso. No, questi ragazzini plagiati sragionano a pilota automatico, come automi che hanno assorbito troppe balle, troppa propaganda a senso unico, troppi stereotipi intinti nell’odio.

Qui il discorso si fa generale, perché sarebbe ingeneroso, scorretto tirare in ballo il singolo attivista Pro Pal (o pro Hamas) e accusarlo di diffondere idee che per quanto azzardate, faziose, esagerate, restano idee; solo che quelle idee andrebbero se non altro sottoposte allo stress test di un contraddittorio, il che non succede mai anche per l’atteggiamento omertoso delle scuole e allora ci tocca dare e chiedere conto di una situazione generale, ampiamente conosciuta, sulla quale viceversa si glissa; nessuno accusa nessuno di niente, ma che la propaganda flotillera sia molto attiva e pervasiva in particolare nei licei è un dato di fatto: siccome nessuno si sente di sollevare obiezioni, lo facciamo noi. Sperando non solo che Valditara ci legga, ma, eventualmente, che si spinga a volerne sapere di più: i mezzi li ha, gli ispettori li ha. E questi non sono tempi rassicuranti, nei quali lasciar correre certe situazioni come acqua fresca o finanziamenti “per i bambini di Gaza”.

Max Del Papa, 30 dicembre 2025

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