
Michael O’Leary apre il fuoco contro Bruxelles e lo fa senza mezzi termini. Nel mirino del numero uno di Ryanair c’è soprattutto il sistema Ets, il meccanismo europeo di compensazione delle emissioni. Una vera e propria tassa green che oggi ci costringe, di fatto, a pagare prezzi esorbitanti per l’energia prodotta da fonti fossili mentre tutti gli altri paesi del mondo se ne infischiano, inquinano e ottengono elettricità a basso costo. “La Commissione europea pensi a ridurre l’Ets, perché tutto il resto è solo una perdita di tempo”, attacca. E rincara: “I commissari Ue sono inutili, ora stanno lottando sui bagagli a mano negli aerei. Per questo dico: datevi una mossa, abolite l’Ets o almeno riducetelo”.
Ma non è l’unico bersaglio del manager irlandese. Durante il media day a Dublino, O’Leary ha allargato il fronte delle critiche alle politiche fiscali, arrivando a un paragone destinato a far discutere: “Le tasse sono peggio della guerra. Fanno danni indicibili e per toglierle ci vuole un sacco di tempo. Le guerre finiscono generalmente in fretta, mentre le tasse aeroportuali sono tasse stupide. Nessun governo trova mai le buone ragioni per tagliare una tassa”.
Sul piano industriale, la compagnia prova a blindarsi contro la volatilità del petrolio. “L’80% del nostro carburante ha il prezzo bloccato fino al marzo del 2027 a 67 dollari al barile”, spiega O’Leary. Il problema resta però sul restante 20%, esposto alle oscillazioni: “Il carburante di aprile è stato prezzato a 150 dollari al barile e pensiamo che anche quello di maggio sarà vicino a quella cifra”. Un’escalation che ha già avuto effetti concreti: “Solo in aprile ci è costata 50 milioni di dollari in più”. E lo scenario peggiore è chiaro: “Se il prezzo dovesse restare a 150 dollari per 12 mesi, ci costerebbe circa 600 milioni di dollari”.
Il contesto internazionale pesa come un macigno. La guerra in Medio Oriente e le tensioni nello Stretto di Hormuz rappresentano un’incognita cruciale. “Se il conflitto dovesse continuare e Hormuz restasse bloccato, riteniamo che ci sia un rischio per il 10% o il 20% delle nostre forniture di carburante, ma nessuno di noi lo sa con certezza”. Anche in caso di cessate il fuoco immediato, i tempi di normalizzazione resterebbero lunghi: “Ci vorrebbero comunque tre o quattro mesi perché tutto torni alla normalità, con i prezzi che potrebbero scendere sotto i 100 dollari al barile entro settembre”.
Nonostante le turbolenze, Ryanair non cambia rotta. “Non rivediamo le nostre stime perché non ho idea di come potremmo farlo”, ammette il ceo, sottolineando l’assenza di visibilità sul mercato: “Non abbiamo previsioni sui prezzi del carburante a giugno, per non parlare dell’inverno”. Intanto il mercato ha già reagito: “Il prezzo delle nostre azioni da quando Trump ha iniziato a bombardare l’Iran è sceso da 32 a 25 euro e questo significa che il mercato si aspetta che i nostri profitti possano scendere maledettamente”.
O’Leary non rinuncia nemmeno a qualche stoccata ai concorrenti. Se i prezzi dell’energia resteranno elevati, avverte, “ci sarebbero due o tre compagnie europee che tra settembre e novembre potrebbero fallire come Wizz Air, che mi vuole querelare ma non avrà abbastanza tempo per farlo, e Air Baltic”. Una prospettiva che, senza troppi giri di parole, definisce “un’ottima cosa per il nostro business”.
Sul fronte delle forniture di cherosene per gli aerei, soprattutto in vista delle vacanze estive, il manager individua anche un possibile punto debole geografico: “L’unica area a rischio è la Gran Bretagna, che prende il combustibile dal Kuwait”. Per il resto d’Europa, grazie alla diversificazione tra Norvegia, Africa occidentale, Stati Uniti e Russia, “non ci saranno rischi sicuramente a maggio e probabilmente a giugno, anche se non si può dire con certezza”.
Infine, uno sguardo al futuro personale. Il mandato di O’Leary scade nel 2028, ma il prolungamento sembra vicino: “Abbiamo raggiunto un accordo di massima con il consiglio di amministrazione per estendere il mio contratto fino al 2032. Spero di poterlo annunciare presto e ottenere l’approvazione a settembre”. Con una battuta finale, immancabile, sulla politica americana: “Da qui al 2028 tutto può succedere, ma l’unica buona notizia è che dal 2029 Trump non sarà più alla Casa Bianca. Speriamo solo che chi verrà dopo non faccia danni quanto lui”.
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