Politica

“Nessun passo indietro”. La supercazzola di Leccese sulla Albanese

Il sindaco di Bari tra i primi a "premiare" la relatrice Onu che considera un "monito" l'assalto alla Stampa. Ma non le ritirerà le chiavi perché...

albanese vito leccese
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C’è un limite oltre il quale il buon senso dovrebbe farsi sentire. A Bari, invece, pare che quel limite sia stato superato, doppiato e abbandonato in corsia d’emergenza. Il sindaco Vito Leccese, con una caparbietà che sfiora l’ostinazione ideologica, ha deciso che Francesca Albanese – sì, proprio quella che dopo l’irruzione nella redazione de La Stampa ha pensato bene di considerarlo un “monito” ai giornalisti – debba continuare a godere del simbolico abbraccio della città. Chiavi comprese.

Leccese ha spiegato che “il monito espresso da Francesca Albanese non fa parte della mia cultura e formazione politica, non lo condivido e l’ho condannato con grande decisione e fermezza.” Una condanna limpida, sembrerebbe. Ma solo in apparenza. Perché come sempre c’è un “però” grande come una casa. “Il conferimento delle chiavi della città non è legato a una persona – ha aggiunto – ma a un’idea e al gesto di solidarietà nei confronti del popolo palestinese”.

Tradotto: Albanese ha detto cose gravissime? Condanniamo… ma le chiavi se le tiene. Perché la politica, quando serve, sa essere più elastica della gomma arabica. “In quel momento Francesca Albanese era l’unione della comunità barese con le popolazioni della Striscia di Gaza”. Dunque, per qualche misteriosa alchimia semantica, una persona che oggi attacca la stampa e bacchetta i giornalisti sarebbe stata, ad agosto, la personificazione della comunità barese. Una narrazione che neanche gli sceneggiatori più fantasiosi oserebbero proporre.

E infatti, quando gli chiedono se intenda ritirare il riconoscimento – come richiesto dal centrodestra pugliese –, il sindaco scivola su un tecnicismo: “Non è una cittadinanza onoraria, non c’è alcun passo indietro formale da fare, c’è solo da valutare quello che dice Albanese, che è stato da me fermamente condannato”. Peccato che la sostanza non cambi: la città resta legata a un nome, a un volto e a dichiarazioni difficilmente compatibili con lo spirito democratico di una comunità che dovrebbe difendere la libertà di stampa, non relativizzarla.

La verità è che a Bari si è persa una grande occasione: quella di dire, senza acrobazie, che la solidarietà verso un popolo non passa dalle dichiarazioni discutibili di un singolo, e che la difesa della libertà di stampa non si negozia per ragioni di convenienza.

Il sindaco Leccese si è trincerato dietro il valore simbolico, dietro l’“idea” e non la persona. Ma è proprio questa la trappola: le idee, quando si incarnano in figure istituzionali che parlano e agiscono, hanno un peso. E la città, quel peso, oggi lo avverte tutto.

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