Il governo israeliano guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu ha deciso di procedere con un piano di occupazione totale della Striscia di Gaza, ma senza annetterla. La decisione era stata resa pubblica nella giornata del 5 agosto 2025 dopo una riunione ristretta sulla sicurezza tra Netanyahu e i vertici militari e politici, tra cui il ministro della Difesa Israel Katz, il ministro degli Affari Strategici Ron Dermer e altri funzionari. Il piano di 4 o 5 mesi prevede la presa del controllo dell’intero territorio, compreso il restante 25% non ancora sotto il controllo delle forze israeliane. L’azione militare riguarderà anche le aree sospettate di essere luogo di detenzione degli ostaggi israeliani. Non si tratterà tuttavia di una annessione vera e propria annessione.
In una intervista con una emittente indiana, il premier israeliano ha fatto sapere che Tel Aviv “non annetterà Gaza” ma trasferirà l’amministrazione della Striscia ad un soggetto terzo qualora Hamas decida di arrendersi. In ogni caso, dopo l’operazione militare, a gestire Gaza sarà “un governo civile” che non deve avere nulla a che fare con i terroristi. “Vogliamo creare un perimetro di sicurezza e vogliamo consegnare Gaza alle forze arabe che la governeranno correttamente”, ha spiegato poi Bibi alla Fox. Ad opporsi alla conquista di Gaza è soprattutto l’Idf, consapevole dei rischi. “L’operazione a Gaza non è irreversibile – ha fatto però sapere il premier -. Siamo pronti a valutare l’interruzione se Hamas accetta le condizioni di Israele”.
Divisioni tra esercito e governo: il ruolo di Eyal Zamir
La posizione di Eyal Zamir, capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane (Idf), è uno dei punti chiave di questa fase. Zamir ha espresso forti riserve sull’efficacia e sui rischi dell’operazione, arrivando a dire ai suoi collaboratori che “la conquista della Striscia trascinerà Israele in un buco nero”. Durante il gabinetto di sicurezza delle 18 del 7 agosto 2025, Zamir avrebbe messo in guardia sulle difficoltà, indicando la mancanza di una chiara strategia per il periodo successivo e i possibili rischi per i cittadini e per gli ostaggi detenuti da Hamas. “La vita degli ostaggi sarà in pericolo. Non abbiamo modo di garantire che non faremo loro del male”, ha affermato.
Il piano militare discusso dai generali prevede l’accerchiamento di Gaza City e dei centri della Striscia, azioni militari graduali e una campagna lunga quattro-cinque mesi, con massiccio dispiegamento di truppe mirate a evitare trappole e a isolare il territorio.
Rischio umanitario: sfollamenti e conseguenze per la popolazione
Il piano di occupazione comporterà l’evacuazione forzata di circa un milione di abitanti, la metà dei residenti di Gaza, che verranno spinti verso la zona umanitaria di Mawasi, nel sud della Striscia. Per gestire l’afflusso saranno costruite infrastrutture temporanee e sono previsti grandi quantitativi di aiuti umanitari.
Il confronto tra Netanyahu, esercito e apparato di sicurezza
Lo scontro tra il primo ministro Netanyahu e i vertici dell’esercito è netto. Alcuni ministri aderiscono alla linea dura dell’occupazione totale della Striscia, come Bezalel Smotrich, Itamar Ben Gvir e Ron Dermer. Altri rappresentanti di spicco dell’apparato di sicurezza, come David Barnea, capo del Mossad, e Tzachi Hanegbi, capo della sicurezza nazionale, si sono posizionati al fianco di Zamir, sottolineando i rischi dell’operazione per la vita dei 50 ostaggi rimasti a Gaza, di cui circa 20 sarebbero ancora vivi. Netanyahu avrebbe chiesto a Zamir di dimettersi se contrario all’operazione. La revoca dello stato di emergenza bellica decisa da Zamir, in vigore dal 7 ottobre, indica la volontà di ridurre il peso sul personale militare, risultato di carichi di lavoro estremi e di problematiche come squilibri nei team di combattimento e un’ondata di suicidi tra i soldati.
Le reazioni internazionali e interne al piano di occupazione
Miroslav Jenca, assistente del Segretario generale delle Nazioni Unite per l’Europa, l’Asia centrale e le Americhe, ha dichiarato che un ampliamento delle operazioni rischia di avere “conseguenze catastrofiche” per milioni di palestinesi e potrebbe mettere in pericolo la vita degli ostaggi rimasti a Gaza. Gli Stati Uniti mostrano un coinvolgimento crescente nella gestione degli aiuti umanitari destinati alla Striscia. È stato discusso un piano per la ricostruzione di Gaza, guidato dagli Usa, con il contributo economico di alcuni paesi del Golfo, a patto che Hamas lasci il potere. Il Qatar si oppone a questa condizione. Il ministro israeliano degli Esteri, Gideon Saar, da New York, ha criticato il riconoscimento occidentale dello stato palestinese, sostenendo che questa decisione avrebbe compromesso le trattative sugli ostaggi e sul cessate il fuoco.E
Ecco il piano militare
Gli aiuti per la popolazione gazawi arrivano soprattutto tramite lanci aerei, ma spesso finiscono in zone pericolose o difficili da raggiungere. In alcuni casi, i civili vengono colpiti mentre tentano di recuperare cibo e medicina. Diverse incursioni aeree hanno causato vittime in centri come Nuseirat, Deir al-Balah, Sheikh Radwan, Al-Shati e Khan Yunis. Le operazioni militari pianificate prevedono una fase iniziale di accerchiamento e isolazione, accompagnata da fuoco intenso e ingressi coordinati delle truppe, cercando di evitare imboscate. L’offensiva dovrebbe seguire una progressione graduale, concentrandosi su Gaza City e sulle aree più centrali della Striscia.
Il profilo di Eyal Zamir e le accuse interne
Eyal Zamir è direttore generale del ministero della Difesa dal 2023. Nel suo passato, Zamir è stato anche segretario militare di Netanyahu e comandante del Comando Meridionale delle Idf, dove ha già affrontato la gestione delle tensioni con Hamas. Yair Netanyahu, figlio del primo ministro, ha scritto che le azioni di Zamir rappresentano un “tentativo di colpo di Stato”, riferendosi ai recenti disaccordi sulla direzione delle operazioni militari. Dopo gli ultimi incontri tra i vertici, l’ufficio del primo ministro ha specificato che “le IDF sono pronte a implementare qualsiasi decisione sarà presa dal Gabinetto”.
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