Vorrei ma non posso. E, comunque, credo che alla fine avrà la meglio il Sì, anche senza il mio voto. È questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato al Foglio da Nichi Vendola.
A margine di un’intervista rilasciata nelle scorse ore ai cronisti del quotidiano fondato da Giuliano Ferrara, l’ex governatore pugliese getta convintamente la maschera e riconosce pubblicamente l’inderogabile necessità di intervenire su taluni perversi meccanismi che regolano il nostro sistema giudiziario. “Voterò no, ma anche io avrei voluto dire sì alla separazione delle carriere. Ho provato sulla mia carne come la giustizia può stritolare”, ammette senza mezzi termini Vendola, comunque critico su alcuni punti di una riforma che, almeno a suo dire, “dà ancora più poteri ai PM”.
Anche sull’esito finale della tornata referendaria, inoltre, l’ex governatore sembrerebbe avere le idee piuttosto chiare: “Temo che possa vincere il Sì senza una campagna chiara”, fa notare un Vendola assai critico verso le uscite del segretario dell’Anm Rocco Maruotti. Con certe cadute di stile “penso che si finisca per aiutare i sostenitori della riforma. La migliore campagna per il Sì rischia di farla questi magistrati”.
Ma le rimostranze del presidente di Sinistra Italiana non sono indirizzate esclusivamente a Maruotti o all’Anm, bensì all’intera magistratura nel suo complesso: “Può vincere il Sì perché non abbiamo più magistrati simbolo. È la caduta degli eroi. Abbiamo carenza di simboli in magistratura. Una volta il magistrato, il simbolo, era Falcone, ma oggi chi abbiamo?”, si chiede un disilluso Nichi, ipercritico nei confronti di chi esercita il potere giudiziario, molto più di quanto non lo sia nei confronti dell’esecutivo, a cui comunque, per ragioni chiaramente ideologiche, non si sente di accordare la propria fiducia votando Sì.
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Insomma, per certi versi, il medesimo copione già visto in precedenza con Goffredo Bettini, che, sempre al Foglio, aveva rivelato il suo gradimento verso la riforma, salvo poi rimarcare la necessità di dover votare No esclusivamente per ragioni di carattere politico. “Appena ho dichiarato che ero aperto al Sì, ho sentito una forte pressione dei giornali di destra. Hanno utilizzato il mio nome a dismisura. Per colpire il partito e tutta la mia parte politica. Nella realtà dei fatti, il Sì è solo un piacere a Meloni“.
Anche nel caso specifico di Bettini, dunque, si pensa al Sì, riconoscendo importanza e necessità della riforma, ma si vota incoerentemente No. Per un unico e solo motivo, che nulla ha a che vedere con il contenuto della riforma: evitare di fare un favore a Giorgia Meloni.
Salvatore di Bartolo, 29 gennaio 2026
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