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L’inspiegabile scrittura (e successo) di Nicola Lagioia - Seconda parte

Il lettore non è messo meglio sul versante climatico: “L’inverno allenta la sua morsa, il sole risplende sul parabrezza delle auto parcheggiate” (p. 215); “Guardava il sole che trasformava il parabrezza in un rettangolo di luce” (p. 397) oppure – e qui il meteo diventa esistenziale- “La vampa del sole, esaltata innaturalmente sui muri dei palazzi, rimbalzava tra mille cerchi luminosi attraverso il parabrezza. Sangiardi non mentiva. Nessun risentimento. La verità come numero mancante. La verità, e quell’umana rappresentazione di questo dio che era il rispetto della legge. Questo gli interessava, e presumeva che Michele fosse mosso dagli stessi bisogni. Ma Michele non cercava la verità. Qualcosa di più sottile. La nera membrana di celluloide dentro cui è imprigionato un fantasma che scompare in fase di sviluppo. Neanche la menzogna, ma un gesto. Qualcosa che spezzasse la catena dei significati, così che la sete di verità non fosse mai nemmeno nata”. (p. 365) Ma cosa significa?

E cosa dire del passaggio a pagina 318? “Gli avevano mandato mail e sms che esprimevano un cordoglio appena sfrigolante”. Il cordoglio sfrigolante, come i 4 Salti in Padella. Cordoglio che adesso passa da un lettore italiano al traduttore americano. Tanti auguri o meglio: condoglianze sfrigolanti.

Gian Paolo Serino, settembre 2019

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