“C’è un movimento quotidiano di aerei e navi, ma non sappiamo perché”. Quindi non è da escludere un coinvolgimento nell’operazione militare degli Usa contro l’Iran. Questa è la posizione di Javier Ruiz Arana, sindaco di Rota, località che ospita una base militare statunitense. E le sue parole fanno rumore, considerando la sceneggiata del premier Pedro Sanchez per posizionare Madrid contro Donald Trump.
Sì, perché il governo spagnolo sin dal primo giorno di conflitto ha insistito sul fatto che gli Usa non avrebbero utilizzato le basi di Rota e Morón per l’attacco all’Iran. Applausi a scena aperta anche dalla sinistra italiana, che vede in Sanchez un punto di riferimento nonostante gli scandali e le problematiche del suo Paese. Ma la realtà sarebbe ben diversa dalla narrazione: la base di Rota sarebbe infatti attiva e le dichiarazioni del primo cittadino non lasciano grandi margini di interpretazione, così come le foto comparse sui social nelle ultime ore.
Tornando al sindaco di Rota, anche lui socialista come Sanchez, non mancano le accuse al governo centrale: “Non ci informano mai, e tanto meno vengono informati i comuni”. Le sue parole a Canal Sur Radio sono legate all’indiscrezione lanciata dal quotidiano El Espanol secondo cui almeno due navi e una decina di aerei sarebbero partiti dalla base statunitense di Rota alla volta dell’Iran da quando il presidente del governo Sanchez ha vietato l’uso delle basi.
“Continuiamo a vedere ogni giorno il movimento di aerei e navi, ma non chiediamo mai dove vanno né da dove vengono. Escono ed entrano e non ci informano mai, tanto meno i comuni, ma a Rota c’è ancora movimento”, ha ammesso Arana, che ha inoltre difeso “l’enorme impatto” della base sull'”economia locale”, quantificato in circa 3 mila lavoratori grazie ai contratti di Navantia per la manutenzione delle navi e i lavori all’interno del recinto militare. Il sindaco ha dunque concluso: “Qualsiasi tipo di cambiamento sostanziale riguardo alla questione delle basi è molto importante per noi, non solo per Rota, ma per tutta la zona”.
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Come evidenziato da El Mundo, le due basi in Spagna sono essenziali e strategiche nell’offensiva. Gli Stati Uniti ne hanno bisogno come porta d’accesso al Mediterraneo e in questo frangente anche per l’attacco a Teheran. Secondo le informazioni raccolte dal quotidiano, tra il 27 febbraio, 24 ore prima dell’attacco, e il 5 marzo alle 19:00, si sono verificati non meno di 40 movimenti di volo da e per Morón e Rota. Da questo numero, vanno sottratti cinque atterraggi e decolli di un Beech: questo Beech ha utilizzato le due basi in Andalusia e quella di Torrejón per i voli da e per il Marocco. Di particolare rilievo sono i 24 decolli di aerei da guerra, alcuni dei quali impegnati in più di una missione, per le operazioni di attacco all’Iran, con scali in Germania e Italia.
Durante i sette giorni monitorati, sono stati ripetuti voli di trasporto strategico – C-17 Globemasters, C-130 Hercules e C-5 Super Galaxy – insieme a diversi aerei cisterna KC-135 Stratotanker, essenziali per le operazioni di rifornimento in volo e così cruciali nell’offensiva del 2003 contro l’Iraq. L’andamento dell’attività mostra chiari picchi in tre giorni – 27 febbraio, 1° marzo e 5 marzo – con fino a otto movimenti al giorno, suggerendo l’attivazione di un ponte logistico relativamente intenso. Il motivo? La strategia degli Stati Uniti di poter utilizzare le basi spagnole senza sfruttarle direttamente.
Sebbene lunedì la maggior parte dei voli decollati dalle basi spagnole fosse diretta in Germania, la rotta più utilizzata questa settimana per partecipare all’attacco all’Iran è quella che collega Rota a Sigonella. Gli aerei decollano verso est, effettuano una breve sosta e proseguono verso il Medio Oriente per i loro attacchi all’Iran. “In questo modo centrano un duplice obiettivo: cercare di raggiungere la zona per primi ed evitare di dover dare spiegazioni alla Spagna, poiché in pratica comunicano solo un piano di volo tra basi europee, non la partecipazione a un’offensiva unilaterale”, ha spiegato una fonte dell’Aeronautica Militare a El Mundo. Non violano l’accordo con la Spagna, che vieta l’uso delle basi in azioni unilaterali, ma gli Stati Uniti non rinunciano al loro utilizzo come punto di lancio, poiché l’unica condizione per decolli e atterraggi dei loro aerei è il rispetto delle normative aeree.
Franco Lodige, 6 marzo 2026
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