in

No Tap sbugiardati. Il gasdotto ha salvato gli ulivi pugliesi

Dimensioni testo

Almeno 3.500 ulivi sani guadagnati e un significativo freno alla corsa dei prezzi del gas che rischia di mettere in ginocchio le nostre imprese e quindi la corsa del Pil già nel 2022. A lavori ultimati, non c’è nulla di meglio dei dati di fatto per sbugiardare quei professionisti del “no alle grandi opere” che per anni hanno cercato di ostacolare la costruzione del Tap e degli interventi a questo connessi, gridando all’oltraggio all’ambiente e al paesaggio pugliese. L’occasione per fare due conti con la natura (e con i suoi pretesi alfieri) è offerta dalla comunicazione con cui Snam ha annunciato la fine dei lavori di ripiantumazione degli ulivi sul tratto del metanodotto Melendugno-Brindisi. Si tratta di una delle strutture a servizio del “Trans Adriatic Pipeline”,  appunto il “Tap”, che è stato realizzato per collegare l’Italia con le gigantesche riserve di gas del Mar Caspio, alleviando la dipendenza dell’Unione europea dai giacimenti russi. Ma non usciamo dal “seminato”, e torniamo agli ulivi. I dati diffusi dalla società guidata da Marco Alverà lasciano spazio a pochi dubbi: gli alberi sani messi a dimora lungo il metanodotto che attraversa il sottosuolo delle province di Lecce e Brindisi sono stati 2.564, a cui vanno aggiunti gli oltre 900 esemplari ripristinati dal consorzio Tap nel tratto di sua competenza. In tutto appunto più di 3.500 ulivi in salute.

Un tesoro ritrovato per la Puglia e per la sua filiera dell’olio, fatta anche di piccoli e piccolissimi imprenditori orgogliosi del proprio “oro verde”. Tutte le nuove piante sono infatti di cultivar resistenti alla Xylella Fastidiosa. Insomma il batterio che ha distrutto le precedenti strutture arboree e che ancora imperversa nella Regione potrà ora essere combattuto con maggiore efficacia. A tutto benefico della bellezza del Paesaggio pugliese, quindi del suo Turismo, e di un Paese come l’Italia molto lontano dal produrre il quantitativo d’olio di cui avrebbero bisogno le famiglie e il settore “Horeca”, cioè l’insieme di ristoranti e alberghi. Ma facciamo un breve riassunto della storia degli ulivi del Salento: all’avvio dei lavori del Tap la “peste degli ulivi” stava già distruggendo un elevato numero di piante anche lungo il tracciato dell’opera. Su disposizione degli enti territoriali preposti, questi alberi sono stati quindi abbattuti, erogando un indennizzo ai proprietari. A questi stessi Snam ha poi proposto il reimpianto di nuovi ulivi di varietà Leccino e FS17 Favolosa, le uniche autorizzate in Puglia allo scopo e resistenti al batterio killer. Insomma, dopo anni di sforzi per  salvare la produzione, il Salento è stato aiutato a ricostituire il proprio patrimonio agronomico proprio dai gruppi contro cui si sono scagliati i No-Tap. Con un ulteriore paradosso, perché – secondo i tecnici –  tra gli alberi originali che si sono salvati, ivi compresi quelli monumentali, sovente a soffrire di meno sono stati quelli che sono stati rimossi per permettere gli scavi del metanodotto e riposti in aree protette da teli anti-insetto in attesa della ripiantumazione. Ora appunto completata.

Una storia quella ulivi che dovrebbe far riflettere e che si inserisce nei lavori di rimboschimento (oltre un milione di alberi in 10 anni) effettuati in Italia da Snam che, insieme a Fondazione Cdp, ha anche già creato una società ah hoc: Arbolia. Per crescere il nostro Paese ha bisogno di infrastrutture efficienti: il Tap, ha scritto di recente il Sole 24 Ore, ha ridotto la fiammava dei prezzi del gas del 10%. Senza i metanodotti, aggiungiamo noi, Alverà non potrebbe vincere la sfida di trasformare l’Italia nell’Hub europeo dell’idrogeno e contribuire all’obiettivo delle emissioni zero. Altro obiettivo molto caro ai seguaci di Greta Thunberg.

Il mito racconta che Poseidone e Atena si sfidarono per dominio sull’Attica e che la dea della Sapienza conquistò il favore dei Greci, facendo scoprire loro la maestosità dell’ulivo e suoi frutti. Da qual momento sorse la città di Atene, simbolo della cultura e del progresso del mondo antico. Cerchiamo allora, almeno per rispetto di chi ci ha preceduto e di chi ci seguirà, di non essere troppo miopi oggi circa così significa davvero uno sviluppo amico dell’ambiente.