in

Tutta una bufala?

“No vax legati ai letti e derisi”. Cosa c’è di vero nella denuncia choc?

Dimensioni testo

Niente di confermato. Eppure la “notizia”, sempre che poi si riveli tale, fa parlare di sé e diventa “virale”. Tutto nasce sui social, si diffonde su Facebook, arriva alle orecchie della direzione dell’Ulss Dolomiti e infine anche sul tavolo della procura di Belluno. Per ora però non è “emerso alcun riscontro”.

Tutto inizia qualche giorno fa quando su Facebook appare un post che punta il dito contro il reparto di pneumologia di Feltre. “È sotto inchiesta – si leggeSembra che legassero i pazienti ai letti, quelli no-vax naturalmente, compresi quelli fino a 2 dosi considerati no-vax”. I fatti risalirebbero a tre mesi fa: “Derisi, scherniti, chiedevano aiuto o semplicemente acqua con la febbre alta e le infermiere ridevano perché se si fossero vaccinati non si sarebbero ammalati e loro non avevano tempo da perdere”. E ancora: “Una paziente legata al letto è riuscita a sciogliersi una mano e arrivare a filmare con il suo cellulare le compagne di stanza legate. Poi ha chiamato i carabinieri che sono arrivati fino alla porta del reparto, ma lì hanno trovato resistenza da parte delle infermiere che non li hanno fatti entrare per il covid”.

Cosa c’è di vero? Forse nulla. Anzi: i primi indizi fanno propendere verso la bufala creata ad arte sui social, con tanto di “rischio” denuncia per diffamazione per chi l’ha messa in rete. Secondo quanto scrive ilGazzettino, infatti, la Compagnia dei Carabinieri di Feltre avrebbe smentito interventi del genere in ospedale.

«NO VAX LEGATI E DERISI»: INDAGINE INTERNA DELL'ULSS 1 DOPO POST DENUNCIA SU FACEBOOK | 07/05/2022

Dal canto suo l’Ulss Dolomiti ha diramato un comunicato, respingendo ogni accusa: “Appreso dai social il messaggio, poi diventato virale, circa presunti fatti che sarebbero avvenuti nella Pneumologia Covid di Feltre, in mattinata ha immediatamente avviato un’indagine interna. Al momento non è emerso alcun riscontro. La direzione è in stretto contatto con le forze dell’ordine per i seguiti di competenza e per eventuali azioni di autotutela“. Tradotto: nel caso in cui si rivelasse una bufala colossale, potrebbe scattare la denuncia per diffamazione. Nel frattempo, la procura di Belluno ha aperto un fascicolo – senza ipotesi di reato né indagati – per far luce su quanto successo.