Il Premio Nobel per la Pace 2026 a Navanethem «Navi» Pillay scatena la durissima protesta di Israele. E stavolta la diplomazia non usa mezzi termini. Il ministero degli Esteri dello Stato ebraico, Gideon Sa’ar, attacca frontalmente la decisione del Comitato norvegese, accusato di aver trasformato uno dei riconoscimenti più prestigiosi del mondo in uno strumento per legittimare i pregiudizi contro Israele. Fino a evocare Joseph Goebbels, il ministro della Propaganda di Hitler: «Ora che la commissione Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno».
Durissimo anche Donald Trump: “Oggi il Comitato per il Nobel si è reso protagonista di una vergogna irreparabile e ha sminuito l’un tempo prestigioso Premio Nobel per la Pace assegnandolo a Navi Pillay, dell’Onu. La Pillay nutre un odio dichiarato verso l’America e Israele. Nel suo ruolo ha celebrato terroristi e premiato Hamas. Ha condotto una ‘indagine’ farsa sostenendo che Israele avesse commesso un genocidio e sollecitandone il perseguimento giudiziario”.
Parole pesantissime, che danno la misura dello scontro diplomatico. La vincitrice, giurista sudafricana di 85 anni ed ex Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha infatti presieduto la commissione d’inchiesta dell’Onu che nel 2025 ha accusato Israele di aver commesso un genocidio nella Striscia di Gaza. Una conclusione che il governo di Benjamin Netanyahu ha sempre respinto e che oggi torna al centro della controversia internazionale. «Se esistesse un premio per le menzogne, l’odio e le calunnie del sangue, Navi Pillay non sarebbe soltanto una candidata. Sarebbe in prima fila», sostiene il ministero degli Esteri israeliano. Secondo Gerusalemme, il ruolo della giurista nella «demonizzazione incessante e politicamente motivata di Israele» e nella diffusione di quella che definisce la «menzogna del genocidio» renderebbe il riconoscimento particolarmente grave. «Assegnare a Pillay il Nobel per la Pace non è un riconoscimento della giustizia. È una grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele», afferma la diplomazia israeliana.
Al centro della polemica c’è soprattutto il lavoro della commissione d’inchiesta istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2021. Sotto la presidenza di Pillay, l’organismo ha concluso che le operazioni israeliane a Gaza configurassero un genocidio, attribuendo inoltre a importanti esponenti politici israeliani responsabilità per dichiarazioni ritenute di incitamento. Israele ha contestato sia le conclusioni sia l’imparzialità dell’inchiesta, rifiutando di collaborare con la commissione.
C’è però una distinzione giuridica essenziale. Quella della commissione ONU è una valutazione investigativa, non una sentenza della Corte internazionale di giustizia. E lo stesso presidente del Comitato Nobel, Jørgen Watne Frydnes, ha precisato che non spetta ai giurati di Oslo stabilire se a Gaza sia stato commesso un genocidio. La questione, ha spiegato, appartiene alla competenza della giustizia internazionale. Il premio a Pillay, dunque, non costituisce una pronuncia giudiziaria sulle responsabilità di Israele.
Alle proteste del governo israeliano si aggiungono quelle di UN Watch, organizzazione non governativa che monitora l’attività delle Nazioni Unite da posizioni critiche verso il trattamento riservato a Israele. Il direttore esecutivo Hillel Neuer contesta la scelta del Comitato Nobel, accusando Pillay di parzialità e sollevando dubbi sulla sua condotta alla guida della commissione.
Di segno opposto la reazione delle Nazioni Unite. L’Alto commissario per i diritti umani Volker Türk ha definito il riconoscimento una vittoria collettiva per chi difende i diritti umani e chiede giustizia attraverso le istituzioni internazionali. Il Comitato norvegese, nella motivazione ufficiale, ha premiato Pillay per il suo impegno a favore della pace e del diritto internazionale, ricordando una carriera che va dalla lotta contro l’apartheid in Sudafrica ai tribunali internazionali per i crimini commessi in Ruanda.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


