Sigfrido Ranucci torna all’attacco. E, ancora una volta, sceglie di presentarsi come il bersaglio di una gigantesca operazione costruita per colpire lui, la sua famiglia e chiunque gli stia vicino. Mentre emergono nuovi dettagli sui rapporti tra il suo entourage e quello di Valter Lavitola, l’ex conduttore di Report rilancia infatti la tesi della “macchina del fango”, denunciando quella che definisce addirittura la “più grande campagna di fango della storia”.
Al centro dell’ultimo capitolo della vicenda ci sono alcuni messaggi tra Laura Cianfoni, storica amica di Ranucci, e Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola. Come ricostruisce il Corriere, lo scambio risale al 5 luglio scorso, pochi giorni dopo l’ordinanza di arresto dei presunti esecutori materiali dell’attentato contro il giornalista del 16 ottobre 2025 e dopo una lunga perquisizione nell’abitazione di Lavitola, indicato dagli investigatori come possibile mandante della cosiddetta “bomba d’amore”.
Cianfoni respinge qualsiasi ricostruzione dietrologica: “Ma non ci sono chat segrete tra noi. Ci sono solo due messaggi: io ho mandato a Natàlia l’ordinanza che era già pubblica e poi le ho chiesto come stavano lei e i bambini, perché la sera della perquisizione era agitata”. Lo scambio visionato dal Corriere, però, prosegue con diversi messaggi. “Ciao Naty come state? — scrive infatti l’amica di Ranucci, indicata nella chat come ‘fidanzata’ — Hai bisogno di qualcosa? Siamo sconvolti”. E ancora: “Posso capire quello che stai vivendo. Perché anche noi non sappiamo più cosa pensare di questa orribile situazione che ci ha devastato da quel maledettissimo giorno. Se hai bisogno di qualsiasi cosa per i ragazzi e per te, noi ci siamo”. Potenza risponde: “Sapere di non essere soli, in un momento così difficile, significa davvero tanto per noi. Vi vogliamo bene”. Poco dopo Cianfoni domanda anche se “Valter è andato dall’avvocato”. La conversazione termina pochi minuti più tardi.
La stessa Cianfoni, che in passato ha negato di essere la “gola profonda” di Report per un servizio sulla Cisl, difende Ranucci e individua un disegno preciso dietro gli ultimi mesi di polemiche: “Sono usciti 3 mila articoli contro Ranucci, ora non è più il conduttore di Report, l’obiettivo è stato raggiunto”. Una lettura che coincide perfettamente con quella dello stesso giornalista. Ranucci ha infatti affidato ai social un nuovo, durissimo sfogo: “Non esiste alcuna chat segreta tra la mia collaboratrice e Natalia, la moglie di Lavitola. È stata mandata un’ordinanza già pubblica, su mia richiesta, e di sua spontanea iniziativa, un semplice messaggio di cortesia per sapere come stava. Punto, null’altro”.
Poi parte l’affondo contro i giornali: “Provo una gran pena a vedere grandi e nobili giornali farsi dettare l’agenda, per altro piena di falsità, dai giornali di Angelucci, con società in Lussemburgo, parlamentare assenteista di governo, che ha l’astuzia di non usare telefoni e quindi a differenza degli altri non può essere intercettato. Colleghi, anche della Rai, che stanno partecipando a una barbarie come ha detto persino il ministro Crosetto”.
Il copione, insomma, non cambia. Di fronte a ogni nuova rivelazione, Ranucci non si limita a contestarne contenuto e interpretazione: torna a dipingersi come vittima di un sistema intero. “La più grande campagna di fango della storia finalizzata a rimuovermi da Report, colpire me, la mia famiglia e le persone a me vicine. Persone che da mesi, dopo la bomba hanno vissuto nel terrore, e ora nel dolore per il degrado di una stampa prona al metodo ‘Boffo’, che con oltre 3 mila articoli, centinaia di ore di trasmissioni a reti unificate e decine di migliaia di video e post sulle piattaforme scrive falsità, senza fare un minimo di verifica”, il suo j’accuse.
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Fino al passaggio più drammatico: “Io sono abituato a lottare e resistere, ma appare chiaro che questo metodo infame e mostruoso si placherà solo quando qualcuno tra coloro che mi sono vicini, in preda all’angoscia o alla depressione si lascerà andare. Solo quando avverrà una tragedia quest’immobile macchina del fango, che ha mandanti ben individuabili, avrà la decenza di fermarsi”.
Nel frattempo Ranucci continua anche a escludere una propria discesa in politica. Alla festa nazionale di Avs ha ribadito: “Non faccio politica, non mi candido, perché do più fastidio come conduttore di Report e voglio fare il conduttore di Report. Se non dovesse esserci possibilità di reintegro? Ci sta, non preoccupatevi. Se non faccio questo, farò un’altra cosa da un’altra parte, continuerò a fare il giornalista”.
Sul possibile ritorno alla guida di Report, dunque, la partita resta aperta. E mentre l’inchiesta giudiziaria continua il suo corso, Ranucci dovrebbe essere convocato entro settembre a piazzale Clodio come persona informata sui fatti. Lui, però, sembra aver già individuato il vero processo: quello mediatico. Con imputati, mandanti e colpevoli già indicati. E con un ruolo che continua ostinatamente a riservare a se stesso: quello della vittima.
Massimo Balsamo, 10 settembre 2026
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