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Virologi super star

“Non è detto sia migliore”. I dubbi della Viola sul vaccino aggiornato

La virostar interviene sulla quarta dose invitando i fragili a farla subito senza aspettare il nuovo vaccino

antonella viola mascherine

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Intervenendo nella puntata di martedì scorso di In Onda, condotto su La7 da Concita De Gregorio e David Parenzo, la virostar Antonella Viola ha seguito l’onda lunga del terrore estivo, esortando i più riottosi a farsi inoculare la quarta dose, o secondo booster come la stessa lo ha definito, senza aspettare l’arrivo di un vaccino aggiornato. Queste le sue stupefacenti parole: “C’è stata quasi una eccessiva aspettativa sul nuovo vaccino e che ha causato un grave ritardo, perché anche le persone che hanno più di ottant’anni non sono andate a vaccinarsi. Perché? Perché si è parlato molto nei giornali, in televisione di questo nuovo vaccino specifico che arriverà a settembre e ottobre anti-Omicron. In realtà non è detto che questo vaccino sia migliore di quello che abbiamo oggi, perché non è stato fatto uno studio comparativo. E quello che abbiamo oggi invece sappiamo che funziona. Sappiamo che la quarta dose per le persone che hanno più di sessant’anni protegge dall’infezione e dalla malattia severa. Quindi è inutile aspettare qualcosa che forse arriverà e forse non arriverà: è meglio vaccinarsi subito.”

Ora, per chi ha appena approfondito la spinosa questione dei vaccini (non del “vaccino”, come sostiene la Viola, inducendo l’uditorio a ritenere che non esistano alternative ai due più costosi che l’Italia ha deciso di adottare e che si basano su una discussa metodologia tipica delle terapie geniche) non può che scandalizzarsi di fronte all’esposizione all’ingrosso espressa dall’immunologa tarantina.

In primis, i due vaccini predisposti per la quarta dose e le altre in divenire, ossia Pfizer e Moderna, secondo molti studi recenti risultano ampiamente obsoleti. Studi citati dal professor Mariano Bizzarri nel suo libro Covid-19, un’epidemia da decodificare, e dai quali egli tira alcune importanti conclusioni, partendo dal principio di fondo con cui sono stati realizzati gli innovativi vaccini a mRNA: “È venuto il momento di ridiscutere con franchezza l’utilità dei vaccini costruiti con mRNA. È oramai chiaro che l’emergere di nuove varianti, paventata da tempo, finisce – prima o poi – con il rendere obsoleto qualunque vaccino che si basi sulla tecnologia a mRNA. L’informazione genica veicolata consente di far sintetizzare grandi quantità della proteina target (la Spike) da parte delle cellule umane, che successivamente la riconoscono come “estranea” e promuovono quindi la risposta immune. Se la proteina però cambia, come avviene a seguito delle mutazioni cui va incontro il virus, l’anticorpo prodotto non riconosce più il bersaglio e il virus evade il controllo immunologico con grande facilità.”

Da qui si evince la ragione, che la professoressa Viola sembra ignorare completamente, per la quale stiamo assistendo ad una sorta di epidemia di ritorno dei vaccinati, visto che oltre il 90% della popolazione si è sottoposta a ben tre dosi dei medesimi vaccini, sebbene la stessa sia convinta che la quarta dose, identica alle altre, riesca laddove queste ultime stanno clamorosamente fallendo, ovvero proteggere dall’infezione. Ma non basta, non si capisce per quale motivo i vaccini dei virus influenzali – virus a RNA come il Sars-Cov-2 – debbono essere necessariamente aggiornati ogni anno, mentre nei riguardi del Coronavirus, malgrado l’infinita sequenza di mutazioni cui è stato oggetto, dovrebbero essere ancora efficaci quelli predisposti per la sua primissima versione, oramai vecchia di quasi tre anni.

Infine, pare piuttosto sospetta l’affermazione della Viola circa l’incerta efficacia dei vaccini aggiornati, avvalorando in tal modo le tesi complottiste dei cosiddetti no-vax, secondo cui con gli stessi vaccini si starebbero usando i cittadini come cavie per una colossale sperimentazione di massa. Ma forse dietro al dogma di un vaccino, alias elisir di lunga vita, buono per tutte le stagioni potrebbe celarsi una ragione che con la scienza ha ben poco a che spartire. Dal momento che il nostro sistema sanitario ha acquistato alcune centinaia di milioni di dosi, molte delle quali stanno andando in scadenza, è possibile che ai vertici dello stesso sistema sanitario sia passato il tacito accordo a far vaccinare anche i sassi attraverso il detto “un vaccino è per sempre”. Come diceva un celebre bau bau della politica del passato, “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.”

Claudio Romiti, 13 luglio 2022