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“Non è il Covid di un anno fa…”. Perché va cambiata strategia sul virus - Seconda parte

Con Omicron più infetti ma ospedali lontani dalla soglia critica. Eppure sembriamo sull’orlo del burrone

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Eppure la percezione che si ha è quella di essere di nuovo sull’orlo di un burrone. I media continuano a battere il chiodo dei contagi, col rischio di gettare il Paese in una spirale da cui sarà impossibile uscire. “Con oltre 50 mila casi al giorno destinati a diventare molti di più nelle prossime settimane, dobbiamo vivere in maniera diversa la convivenza con il virus – prova a dire Matteo Bassetti – Ho seguito e sto seguendo centinaia di persone vaccinate con 2 o 3 dosi di vaccino che hanno il Covid. Ebbene queste persone hanno un raffreddore o una forma influenzale che dura 3-4 giorni. Nulla a che vedere con il Covid di un anno fa e con il Covid di chi non è vaccinato”. Dunque vigile attesa, ma niente psicosi.

“Chi è malato deve stare a casa – insiste Bassetti – come sempre si sarebbe dovuto fare per le malattie infettive contagiose”, ma dobbiamo finirla “con il tracciamento”. “Non possiamo continuare a mettere in quarantena e in isolamento forzato decine di persone (i contatti) per ogni tampone positivo”, spiega Bassetti, altrimenti potremmo presto trovarci “con milioni di persone isolate e in quarantena“. Gli effetti sull’economia sarebbero devastanti. “Il rischio – conferma il fisico Roberto Battiston – è che, applicando alla nuova variante le norme sulla quarantena e gli isolamenti fiduciari pensate in un’altra fase della pandemia, ci si ritrovi in un lockdown generalizzato di fatto, ma non deciso per decreto come quelli del 2020 e non calibrato sulla tenuta del sistema economico”. La soluzione? Smetterla con la liturgia del terrore ed iniziare a “convivere” col virus. “Usciamo dalla visione del Covid come malattia devastante – conclude Bassetti – e entriamo nella fase endemica con una malattia più gestibile (nei vaccinati) costruendo regole diverse. Altrimenti sarà durissima”.