Politica

Non è tutto oro quel che luccica nella Puglia del Pd

Scandalo a Bari: agli arresti sindaco del Barese e si dimette l’assessore Pd Maurodinoia. L’accusa: 50 euro per ogni voto di preferenza

emiliano voto puglia © sefa ozel tramite Canva.com

Nuovo terremoto in Puglia dopo il caso Emiliano e l’audio imbarazzante sul sindaco di Bari Decaro e la sorella del boss Antonio Capriati. L’assessore in quota Pd Anita Maurodinoia ha presentato le dimissioni dopo essere finita nel registro degli indagati in relazione all’inchiesta della Procura di Bari su una presunta compravendita di voti che ha portato alla rielezione di Antonio Donatelli a sindaco di Triggiano. Il primo cittadino è finito agli arresti domiciliari, così come il marito dell’assessore dem, Sandro Cataldo.

Secondo quanto ricostruito dai pm Claudio Pinto e Savina Toscani insieme al procuratore aggiunto Alessio Coccioli, gli indagati si sarebbero organizzati per influenzare il voto alle amministrative del 20 e 21 settembre nel comune di Grumo Appula e del 3 e 4 ottobre 2021 a Triggiano. L’inchiesta è partita grazie al ritrovamento nell’ottobre del 2021 di rammenti di fotocopie di documenti d’identità e codici fiscali in un cassonetto per l’immondizia.  In base a quanto ipotizzato dall’accusa, le preferenze sarebbero state condizionate in cambio di 50 euro per voto. Chi accettava l’accordo, avrebbe dovuto consegnare una copia di documenti d’identità e scheda elettorale per il preciso conteggio dei voti sezione per sezione.

I carabinieri del Comando Provinciale di Bari e della Sezione di Polizia Giudiziaria hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare personale anche nei confronti di altri otto indagati (di cui uno in carcere, cinque ai domiciliari e due divieti di dimora nel Comune di Triggiano. Un “collaudato accordo illecito” quanto emerso dalle indagini, con l’obiettivo di far rieleggere il sindaco e due consiglieri comunali che non risultano destinatari di alcuna misura. “Le dinamiche inerenti gli illeciti elettorali” a Bari trovano “riscontro effettivamente nelle indagini di altri procedimenti penali inerenti diverse tornate elettorali e in diversi territori (Bari, Ceglie del Campo, Grumo Appula) a conferma dell’esistenza di un sistema politico clientelare e di una macchina organizzativa che si attiva con modalità illecite in ogni competizione elettorale”, quanto si legge nell’ordinanza firmata dal gip Paola Angela De Santis.

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La giustizia farà il suo corso e il garantismo è alla base della civiltà. Ma quanto accaduto nelle ultime settimane in Puglia, nello specifico a Bari, smonta una certa narrazione della sinistra. Nonostante i passi avanti fatti nel corso degli ultimi anni, esiste e resiste una certa micro-criminalità. Non per colpa di Emiliano o di Decaro, sia chiaro, ma serve ancora un grande lavoro per mettere la parola fine a certi scandali. Emblematica la testimonianza del sindaco barese: “Rispetto al voto di scambio, è una cosa che non mi sorprende. Per primo, come sapete, durante le ultime elezioni ho fatto delle denunce circostanziate, ne ho fatte 3 e 2 di quelle denunce erano persone che votavano per me e le liste legate al mio nome. Purtroppo l’inquinamento del voto, la corruzione, la compravendita del voto c’è ed è una cosa che dobbiamo attenzionare tutti. Come ho detto più volte va alzato il livello di guardia, vanno aumentati gli anticorpi. Lo devono fare tutte le forze politiche, a cominciare da chi amministra. Non so nello specifico cosa è accaduto, aspetto di capire l’evoluzione della indagine e degli arresti di stamattina”.

Massimo Balsamo, 4 aprile 2024

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