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Non è un Paese per imprese

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Ascoltate le urla di dolore di un’economia che muore, in cui un impasto di burocrazia e inettitudine governativa sta distruggendo la nostra società. Queste storie sono solo alcune di quelle che ci hanno mandato i commensali della Zuppa di Porro.

Da sempre io e i miei soci abbassiamo la testa e lavoriamo, non ci curiamo di polemiche sterili e dei luoghi comuni, superiamo ogni difficoltà con la tenacia, con il sacrificio con la lungimiranza. Sappiamo benissimo che come noi, in tutta Italia, ci sono centinaia di migliaia di altri imprenditori che agiscono con la stessa onestà e determinazione. Abbiamo creato e gestiamo due imprese alimentari artigianali in centro a Roma. All’inizio è stata durissima, poi con abnegazione e tanti sacrifici abbiamo cominciato a produrre reddito, assumere, espanderci. Quando le cose vanno bene, nonostante vadano bene non per grazia ricevuta, ma perché noi abbiamo rischiato il nostro capitale (senza banche e senza chiedere aiuti di nessun genere) si accetta tutto come ad esempio pagare:

  • 3 mila euro all’anno di rifiuti senza che li ritirino;
  • la Siae senza dare feste;
  • la Rai senza avere la tv;
  • tutte le imposte e tasse di questa terra che ti prosciugano ogni mese;
  • il costo delle visite fiscali a dipendenti furbetti per poi accorgerci che anche se non erano al loro domicilio e hai sborsato 100 euro di visita non vi è alcuna conseguenza;
  • le verifiche ispettive degli ispettori del lavoro ( tre in tre anni) che ti chiedono centinaia di documenti che essi stessi hanno prodotto ma nonostante questo tu li devi procurare loro, e poi visite della finanza, dei vigili, dell’Asl ecc…

Tutte sacrosante, per carità, ma quando sei in regola con tutto si traducono in continue vessazioni dell’iniziativa imprenditoriale ed in perdite di tempo insensate per le richieste assurde che ti fanno.

Cresci, assumi 10 dipendenti e ti accorgi che ti costano il doppio delle buste paga che gli stessi percepiscono, ma va bene. Poi arriva il Covid e ti obbligano a chiudere e su 180 mila euro di fatturato perso che doveva servire a coprire il futuro inverno, per quei mesi di chiusura, arriva il contributo a fondo perduto di 8 mila euro anche se a te tenere chiuso è costato 100 mila e senza, ovviamente alcun incasso. Poi ti fanno riaprire ma bloccano gli arrivi in Italia, quelli turistici, i clandestini infetti sono ben accolti. E cosi ti accorgi che il centro di Roma è completamente deserto e che fatturi il 5% degli anni scorsi, praticamente alzi la serranda e sai che questo mese dovrai metterci almeno 35 mila euro dei tuoi (finché ci sono e finché ti sembra il caso di farlo).

Tieni tre dipendenti che paghi con i tuoi risparmi e gli affitti viaggiano ai livelli di quando a Roma c’erano 60 mila turisti al giorno anche se ora ce ne sono 1000 e questo perché nessuno ha normato la materia. Tu governo, blocchi il turismo ma per gli affitti delle città d’arte non intervieni… Tanto a te che te frega? E poi da luglio chiedi le tasse anche alle imprese, che per i tuoi provvedimenti, non lavorano e chi se ne frega se nelle città d’arte i negozi perdono soldi  ogni giorno.

Bene, se prima le imprese come la mia sopportavano vessazioni e di essere umiliate e spremute quotidianamente ed accettavano tutto ciò solo per poter rivendicare l’apparente libertà di pensare: “vivo del mio lavoro, del mio prodotto artigianale, della mia capacità imprenditoriale e del resto amen”, oggi che non si lavora per Dpcm, non lo accettano più. Queste sono alcune delle domande che rivolgo a questo Governo che si vanta di avere fatto bene in questa crisi e che si considera un esempio imitato da tutti gli altri Paesi del mondo:

1. Come pagherete la Cig (quella che state pagando non quella che avete promesso ed ancora non e’ manco partita) quando non avrete entrate da noi imprese? Perché, sappiatelo, non avrete entrate da noi, e di questo sono certo, perché se uno come me smette di pagare le imposte significa che tutti smetteranno.

2. Come pagherete pensioni, redditi di cittadinanza, stipendi pubblici quanto da noi imprese non avrete entrate? E se vi dovesse ancora sfuggire, vi ricordo che da noi non avrete entrate.

3. Perché quando vengono gli ispettori del Lavoro nella mia impresa vogliono vedere, giustamente,  busta paga e bonifico al dipendente entro la data prevista dal Ccnl (il 5 del mese successivo) e voi la Cig la potete non pagare per 4 mesi, non dico entro 4 mesi perché non so a quanti mesi arriverete visto che a uno dei miei ragazzi ancora non è arrivata?

4. Perché durante la chiusura nazionale, i miei dipendenti (mi riferisco ai soli fortunati che l’hanno ricevuta), hanno ottenuto 920 euro di Cig con un contratto da 40 ore settimanali e ai titolari che oltre a rischiare il proprio capitale passano nell’attività dalle 80 alle 120 ore a settimana sono arrivati 600 euro e solo per due mesi? Qual è il vostro metro? Chi ha pagato l’Inps per anni e per tutti percepisce la metà di chi ha beneficiato di quei pagamenti? O semplicemente gli imprenditori ai vostri occhi valgono meno dei loro dipendenti pur essendo essi stessi coloro che consentono a tutto il Paese di averli dei dipendenti?

5. Bloccare i licenziamenti e dare la Cig (a chi pare a voi) è la vostra soluzione ad imprese in questa crisi? E per quale motivo dobbiamo far finta di non licenziare i lavoratori se lavoro non c’è? Forse per farvi dire… “che bravi che siamo stati ad aver impedito politicamente i licenziamenti”? Ma ci siete o ci fate, riuscite a seguire il ragionamento paradossale?

6. Bloccare i voli per l’Italia dei turisti con una mano e chiedere le tasse alle imprese che lavorano con quei turisti con l’altra non vi fa sentire schizofrenici? E se non capite la parola, non vi fa sentire  inadeguati?

Avrei molte altre domande ma mi fermo qui. Ieri un dipendente che non ha mai preso la Cig mi ha detto che ci denuncerà, perché il suo avvocato gli ha suggerito che è inutile denunciare la Regione Lazio, perché è come scontrarsi con un muro di gomma, invece se si denuncia il datore di lavoro qualcosa si spunta sempre e poi, secondo il suo disegno legale, sarà lo stesso datore  a dover denunciare la Regione Lazio a proprie spese (fa niente che questo scherzo ci costerebbe altri 10 mila euro di avvocati per una colpa che non è nostra).