Non fatevi fregare: nella riforma della giustizia, il problema non è la separazione delle carriere. In questa riforma non c’è assolutamente nulla che attraverso la separazione delle carriere vada ad incidere sugli equilibri dei poteri dello Stato: lo ammettono, in fondo, gli stessi sostenitori del No, quando dicono che è una premessa per una futura ulteriore riforma che potrebbe sottoporre i pm all’esecutivo politico. Ipotesi su ipotesi sul futuro, nulla di più. E del resto, l’articolo della Costituzione interessato, non viene modificato in alcun modo che possa portare a pensare ad una immediata subordinazione del potere giudiziario a quello politico. Il vero terreno di scontro, è il sorteggio dei membri del Csm.
Quello è il vero colpo basso alla magistratura, ma non nelle funzioni giudiziarie, quanto nelle sue componenti politiche: con la riforma, per esempio, l’Anm non avrebbe più motivo di esistere o comunque vedrebbe di molto ridimensionata la sua influenza. Senza contare, vero grande guaio per l’Anm, che il sorteggio sterilizza il sistema delle correnti. Le nomine non sarebbero più decise tenendo conto degli equilibri di potere interni alla magistratura. Ma non potendo fare campagna elettorale contro il sorteggio, perché di fatto significherebbe ammettere quale sia il vero problema, e non si saprebbe nemmeno come spiegare che il sorteggio è cosa cattiva, mentre le correnti cosa buona, si prova ad affossare la riforma puntando sulla separazione delle carriere e cercando, soprattutto, di portare illustri e specchiate figure sotto la propria bandiera. Coi risultati tragicomici che abbiamo visto negli ultimi due giorni.
Ultima cosa: sapete però perché, il fronte del no ha così tanto bisogno di Falcone e Borsellino dalla propria parte, al punto di arrivare ad inventare frasi e argomentazioni mai pronunciate dai due giudici? Perché l’argomento più forte e suggestivo che il No può sfoderare, è che la separazione delle carriere la volessero Gelli e la P2, che fosse uno dei punti del piano di rinascita democratica della loggia. Il che è vero, come del resto, in quel piano è vero anche fosse prevista la riduzione del numero dei parlamentari, ma in quel caso nessuno se ne accorse o evocò piduisti redivivi.
Pensate che c’era anche l’abolizione delle province: anche in quel caso nessuno urlò alla massoneria deviata. Chiaramente però, se alla separazione delle carriere risulta fossero favorevoli anche Falcone e Borsellino, o almeno anche solo uno dei due, l’argomento Gelli e P2 naufraga miseramente. E questo sarebbe davvero un grande problema.
Guglielmo Mastroianni, 15 novembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


