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“Non ha competenze”. Gli scienziati sbugiardano la Viola sul vino

La virostar prende una cantonata sul bicchiere di vino, ma non stupisce: la loro non è scienza, ma dogmatica

antonella viola scienziati

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La diatriba scatenata sul vino dalla virologa Antonella Viola, la quale esprime un concetto della scienza che risale alla antica civiltà dei sumeri, rappresenta l’ennesimo effetto collaterale della vicenda pandemica. Una vicenda oscura che ha portato alla ribalta tutta una serie di esperti col camice bianco che, con la colpevole complicità di buona parte dell’informazione nazionale – unita nel granitico giornale unico del virus –, sono assurti al ruolo di oracoli infallibili della nostra salute.

Tant’è che, oramai tramontata la mitologia del Sars-Cov-2, dipinto da molti di questi geni incompresi della medicina letale come la peste bubbonica, costoro vengono chiamati dalla stessa informazione ad esprimere un giudizio definitivo su qualunque questione abbia a che vedere, per l’appunto, con la citata salute.

Ed ecco che sulla misura decisa dall’Irlanda – che personalmente considero una idiozia allo stato puro, al pari delle avvertenze stampate sui pacchetti di sigarette – di imporre sulle etichette del vino un avvertimento che sembra scritto dal buon Savonarola, l’immunologa tarantina pubblica sulla Stampa il suo giudizio definitivo e incontrovertibile: il vino fa male e non c’è una dose sicura, la dose sicura è zero. Questo, in sintesi, il suo anatema nei confronti di tutto ciò che contiene anche solo modiche quantità di alcol.

Per approfondire:

Ora, al di là del vespaio di critiche che la Viola ha suscitato, soprattutto per aver citato come oro colato uno studio che l’oncologo Mariano Bizzarri ha definito assai poco considerato dalla maggioranza degli scienziati, un pezzo di scienziati hanno smentito categoricamente la collega. “La Viola, non ha competenze e lo si vede da quello che afferma”, ha detto alla Verità Bizzarri. “I miei studi, pubblicati su riviste scientifiche internazionali, hanno mostrato che l’uso moderato di vino rosso, uva e succo d’uva ha una riduzione significativa nell’incidenza di diverse malattie, tra le quali alcuni tipi di tumore”. La risposta più brillante, forse, l’ha fornita Matteo Bassetti, il quale, senza entrare nel dettaglio delle sue parole si è limitato a postare su Facebook una foto con un bel bicchiere di vino rosso in mano. “Antonella Viola ha detto che il vino rimpicciolisce il cervello ed è paragonabile all’amianto per i suoi danni. Si è definita astemia anche se si concede un calice nei ristoranti stellati. Ha raggiunto livelli di scienza elevatissimi. Inarrivabili per chi ama il vino. Cin Cin!”

Ma come al solito, così analogamente a ciò che è accaduto durante le folli restrizioni che la stessa Viola e tanti altri suoi colleghi hanno sostenuto senza nessun esame critico, il buon senso, la ragionevolezza e l’esperienza storica accumulata attraverso le precedenti generazioni hanno ceduto il posto alla visione ristretta e, dunque, dogmatica di questi scienziati da salotto televisivo che, dopo averci spiegato che senza mascherina non si può vivere, oggi vorrebbero negarci il piacere di bere un sacrosanto bicchiere di vino rosso durante il nostro meritato pranzo. Pertanto, ci si augura che costoro ritornino nei ranghi a guardare il mondo dal loro infallibile microscopio.

Noi comuni mortali, in merito al consumo di ciò che una volta veniva considerato come il “nettare degli dei”, vorremmo limitarci a seguire due antichi precetti: “in medio stat virtus”, della scolastica medievale e le 4 virtù cardinali del sommo Poeta: “sapienza, giustizia, fortezza e – in questo caso – temperanza”.

Claudio Romiti, 23 gennaio 2023