
“Anche se ancora non mi è arrivata la lettera di contestazione, anticipata dall’Ansa, nella quale mi si annuncia la privazione della tutela legale da parte della Rai, sento il dovere di informarvi che, davanti all’eventuale denuncia del ministro della Giustizia Nordio, rinuncio già da ora ad esporre l’azienda, che gestisce soldi pubblici, a eventuali rischi. Affronterò il giudizio a mie spese”. Lo ha scritto su Facebook Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report finito nella bufera per aver rivelato a È sempre Cartabianca una presunta notizia, ancora non verificata, sulla presenza del Guardasigilli nel Ranch di Giuseppe Cipriani in Uruguay. Notizia smentita in diretta da Nordio (leggi qui) e stamattina anche dal compagno di Nicole Minetti (leggi qui).
Ieri infatti il Foglio ha rivelato che il ministro della Giustizia è pronto a citare Ranucci in una causa civile (niente querela in sede penale, quindi, ma solo una richiesta di risarcimento economico). “Ringrazio le decine di studi legali e le centinaia di persone che mi hanno scritto sui miei profili e via mail – ha aggiunto il giornalista – per offrire la loro collaborazione gratuitamente, o di contribuire alle spese. E diffido chi sta avviando raccolte fondi a mio nome. Non ho bisogno di aiuti economici, solo di poter ancora contare sulla vostra passione. Oggi (ieri per chi legge, ndr)è la giornata mondiale della libertà di stampa, sento ancora il bisogno di sottolineare che non ha prezzo, ma che è un valore inalienabile dell’umanità”.
Ieri era il giorno di Report e tutti si aspettavano che Ranucci desse seguito a quella fonte che aveva rivelato ai suoi cronisti di aver visto Nordio nel Ranch. Vero è che dalla Berlinguer aveva specificato che fosse tutto ancora da verificare, cosa abbastanza imbarazzante per un cronista che dovrebbe rendere note solo le notizie già verificate. Eppure a diversi giorni dal patatrac in diretta a Rete4, i segugi di Rai3 non hanno cavato un ragno dal buco. “Siamo sulle tracce di una testimonianza raccolta in queste ore, dove una fonte ci ha detto di aver visto Nordio i primi giorni di marzo in Uruguay e di averlo visto nel ranch di Cipriani. Stiamo verificando una pista e quindi la prendiamo con il beneficio dell’inventario”, ha ribadito Ranucci in diretta per provare a “scusarsi”. “Ora sicuramente sono caduto in un eccesso, mi copro il capo di cenere, tuttavia non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto stiamo verificando una notizia che è una cosa un po’ diversa”.
Eccerto. Così è facile. Anzi: è vergognoso. Perché sputare in diretta tv una “pista” ancora da battere non si tratta di un “eccesso”, ma di uno scivolone mastodontico (se vogliamo proprio escludere che sia stato fatto apposta). Il resto delle “scuse” è un ciurlare nel manico nel tentativo di smacchiare il giaguaro. La distinzione tra “ho dato una notizia non verificata” e “ho detto ‘stiamo verificando una notizia’” non esiste, se non nella testa di Report. Perché una notizia o è tale, una volta verificata; oppure si tratta di una bufala. E se prima di controllarla esiste il rischio (come esisteva) che si trattasse di una bufala o di una polpetta avvelenata, non ne parli finché non sei certo della sua consistenza. Perché il pubblico certe distinzioni di lana caprina non le fa. Il telespettatore vede un conduttore noto, incensato da tutti come autorevole e preciso, affermare che una sua fonte gli avrebbe rivelato che Nordio sarebbe andato nel famoso ranch di Cipriani dove si tenevano chissà quali party. A quel punto la differenza tra “ho dato una notizia” e “ho detto che la sto verificando” si perde maledettamente nell’etere: al pubblico resta impresso il dubbio, il sospetto o la certezza che Nordio in Uruguay ci sia andato davvero per fare baldoria con Minetti&co.
Sul caso ieri è intervenuto anche l’Ad della Rai, Giampaolo Rossi. A chi lamentava il fatto che viale Mazzini abbia inviato una lettera di richiamo a Ranucci, ha risposto seccamente: “La Rai ha a cuore il giornalismo d’inchiesta, che fa parte della sua storia. Ma il Servizio Pubblico tutela un giornalismo fondato su fatti verificati, rigorosi. Non può tollerare che un’accusa a un ministro, o a qualsiasi cittadino, si basi su una fonte che si dichiara non verificata. Ranucci era stato autorizzato ad andare in una trasmissione per presentare il suo libro, non per partecipare a un talk”.
Sulla stessa linea anche Giusy Bartolozzi, l’ex capo di Gabinetto di Nordio defenestrata dopo la sconfitta del referendum: “Non mi farò travolgere da questa vergognosa macchina del fango. Non più. Non conosco i signori Cipriani, padre o figlio che sia, né tantomeno la signora Minetti. Non ho mai parlato con loro né li ho mai incontrati. Ranucci vorrà poi spiegare quali siano le fonti di stampa secondo cui avrei gestito la richiesta di grazia. Per la vicenda in questione, non ho mai avuto contatti né con gli uffici del Quirinale che hanno direttamente ricevuto l’istanza di grazia della signora Minetti, ne con le autorità giudiziarie interessate della relativa istruttoria, che è stata coordinata – in assoluta autonomia – dal competente Dipartimento per gli affari di giustizia del ministero”. Bartolazzi ha poi spiegato di aver “unicamente trasmesso al Quirinale, come sempre avviene, il provvedimento del ministro una volta firmato”. E ancora: “Questo non è giornalismo di inchiesta ma macchina del fango. Queste mie parole di netta smentita non potranno mai avere la forza di un programma televisivo di prima serata, motivo per il quale Ranucci – o altri avventori che come lui azzarderanno falsità – sarà chiamato a risponderne nelle dovute sedi”, ha concluso Bartolozzi”.
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