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Non ho paura del Coronavirus, ho paura del governo

conte speranza

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Non ho paura del virus, ho paura del governo (qualunque governo, da quello regionale a quello con la pochette). Infatti, il Coronavirus ha una sua logica – il contagio – che può essere controllata: l’epidemia si blocca se ogni persona infetta ne contagia meno di un’altra. Il governo, invece, è irrazionale e la sua logica è così stupida da essere incontrollabile: il contagio della stupidità sfugge alla logica e così, come diceva già Carlo Maria Cipolla, uno stupido può far danni più di un delinquente: le mosse di quest’ultimo sono sì criminali, ma rimangono pur sempre prevedibili, mentre lo stupido è imprevedibile. Quanto accaduto in Italia con la diffusione non del virus ma con l’epidemia del panico grazie a Palazzo Chigi trasformato con la sede della Protezione civile in una sorta di bunker anti-nucleare risponde all’eterna massima di Talleyrand attribuita anche a Fouché: “È peggio di un crimine, è un errore”.

La ragion d’essere del governo è la sicurezza (relativa). Il governo Conte 2 ha prodotto in modo mirabile insicurezza nazionale al cospetto del mondo trasformando gli italiani in cinesi e, forse, addirittura in pipistrelli che il mondo respinge. Il presidente del Consiglio, consigliato evidentemente molto male chissà da quale pipistrello, ha voluto dimostrare a tutti di essere una sorta di Superman. Si è spogliato del suo solito abito, ha abbandonato la giacca, si è tolto il fazzoletto dal taschino, ha infilato un maglioncino, si è fatto riprendere dalle telecamere di mezzo mondo a capotavola con a destra il ministro Speranza e a sinistra il capo della Protezione civile Borrelli, ha rilasciato interviste a tutti con l’intenzione di mostrare all’universo mondo la sua bravura nel risolvere problemi medico-sociali e non si rendeva conto che in quello stesso momento era proprio lui che stava creando il problema del panico nazionale, non si rendeva conto che proprio lui in quel momento stava diventando il problema.

In meno di ventiquattr’ore, a cavallo dell’ultimo fine settimana, l’Italia si è ritrovata all’interno di una bolla mediatico-politica in cui da una parte si creava allarmismo sociale e dall’altra si perdeva il contatto con la realtà decisiva: il perimetro dei focolai e la decostruzione sociale e sanitaria del contagio. Il governo non solo si è fatto trovare impreparato ma si è trasformato esso stesso in un focolaio da cui è partita un’epidemia che ha infettato le opinioni e le emozioni degli italiani che, all’inverso, avrebbero dovuto essere rassicurati con una manifestazione di efficienza e razionalità. Invece, incredibile a dirsi e a sentirsi, il capo del governo, che una volta si auto-definì “l’avvocato degli italiani”, è giunto perfino ad accusare l’ospedale di Codogno per aver diffuso il virus e così, puntuale come l’influenza, la procura di Lodi ha pensato bene di aprire un’inchiesta per la diffusione del Coronavirus nel Lodigiano. Effettivamente per debellare il Coronavirus la medicina migliore è proprio la peste del giustizialismo: una sorta di cura omeopatica.