Il caso di Garlasco si sta trasformando in una sorta di guerra senza quartiere sia sul piano mediatico e sia su quello giudiziario. Tant’è che, come riporta ampiamente la stampa nazionale, Stefania Cappa, cugina della povera Chiara Poggi, ha presentato una denuncia presso la Procura di Milano contro l’avvocato Antonio De Rensis, uno dei legali di Alberto Stasi, Alessandro De Giuseppe, inviato de Le Iene, e l’ex maresciallo Francesco Marchetto, che all’epoca del delitto comandava i carabinieri del piccolo paese della Lomellina.
Il reato contestato nella denuncia sembra piuttosto inusuale: “associazione a delinquere finalizzata all’istigazione e alla diffamazione”. Sulla questione che lo riguarda evidentemente da vicino è stato molto duro De Rensis, intervenendo nella puntata di Ore 14 sera del 21 maggio, condotta su Rai2 da Milo Infante: “Devo dire che dopo la notizia della riapertura dell’indagine, questo nell’ultimo anno e mezzo è il giorno più bello per me – ha tenuto a precisare l’avvocato -. È un giorno molto bello in cui finalmente si potrà chiarire qualcosa che poi ognuno interpreterà come vuole. Dimostrerò alla signora Stefania Cappa – ha aggiunto in tono di sfida De Rensis – che in Italia ci sono molte persone che non hanno paura dei nomi e tanto meno dei cognomi. Io andrò fino in fondo, adesso è una questione tra me e lei, ovviamente con gli avvocati di mezzo, ma adesso non si fanno prigionieri.”
Tutto questo all’inizio della puntata. Dopodiché, verso la fine del programma lo stesso avvocato ha sganciato una bomba che, probabilmente per motivi di riservatezza non aveva mai voluto rivelare alla stampa, ed ha raccontato con dovizia di particolari un episodio che riguarda il giorno in cui, siamo al 13 luglio del 2022, fresco della nomina ricevuta da Stasi, si recò presso la Procura di Pavia a ritirare i famosi cd delle intercettazioni relativi all’indagine su Andrea Sempio del 2016/2017.
“In quel momento in Italia – spiega il legale – a sapere che ero l’avvocato di Stasi erano in pochi: lo stesso Stasi, l’avvocato Bocellari, il mio studio, la procura di Pavia, con tutti coloro che vi gravitavano e Alessandro De Giuseppe”. Lo stesso giorno in cui De Rensis riceve le intercettazioni della prima inchiesta su Sempio, al suo studio sarebbe arrivata una chiama da Stefania Cappa che gli propose “alcuni prestigiosissimi convegni al Coni” a cui avrebbe potuto partecipare come relatore. La telefonata sarebbe stata presa da una collega di De Rensis. “Questa persona che non ho mai sentito prima, non ho più sentito dopo, non ho più contattato dopo, non mi ha più mandato una mail per reiterare ciò che ha detto”, spiega l’avvocato, “dice all’avvocato Grandi che, siccome doveva organizzare dei prestigiosissimi convegni al Coni, voleva assolutamente che io presenziassi come relatore – Io ovviamente non ho mai richiamato questa persona, ho avvertito l’avvocato Bocellari e la mattina dopo, per una questione di opportunità, ho avvertito il procuratore capo” Napoleone.
“Il resto lo dirò al magistrato, se mi chiamerà, perché dobbiamo vedere se verrò iscritto nel registro degli indagati”, ha precisato l’avvocato. “Se avessi voluto speculare su questo fatto l’avrei veicolato prima ma nel momento in cui vengo aggredito con un atto ignobile a questo punto sono libero di attribuire a quella telefonata qualunque significato. Dal momento che la signora Cappa ha deciso di portarmi in una Procura della Repubblica adesso diventa una questione tra me e lei e ce la vedremo nelle sedi opportune”.
Ma non è finita, a movimentare la serata ci ha pensato lo stesso conduttore, il quale ha letto e commentato un messaggio dell’avvocato Gianluigi Tizzoni, storico legale della famiglia Poggi, che così contesta il modo con cui il programma di Infante avrebbe affrontato l’infinita questione del molto presunto scambio dei pedali: “Da dove Milo Infante ricava la certezza sul mancato scambio dei pedali? Siete sicuri di dire cose non suffragate da elementi oggettivi? Secondo me l’informazione pubblica non dovrebbe finanziarvi”.
Immediata e molto risentita la risposta del conduttore: “Questa continua minaccia, questo continuo modo di attaccare chi non la pensa come voi: ‘Vi devono chiudere, vi togliamo i soldi, vi denunciamo’ non vi fa onore. Noi siamo per la libera informazione. Là dove sbagliamo ci sono le aule dei tribunali. Se chiuderemo sarà per una nostra scelta, non perché ci minacciate. Dire che non siamo degni del servizio pubblico è un’intimidazione che respingo al mittente. Basta! Non è più accettabile. Spero un giorno di trovare un giudice che mi dica che ho tutte le colpe del mondo. Ma continuare a sentirsi dire da quattro gatti che dovete chiudere, che non siete degni del finanziamento pubblico… Ma perché? Perché non vi applaudiamo? Volete l’applauso? In questo studio di applausi non ce ne sono”.
A questo punto credo che in molti si stiano domandando il perché, invece di scatenare risse mediatiche collaterali, che qualcuno rubrica a mere operazioni di distrazione di massa, non si attendano rispettosamente gli esiti della nuova indagine e quelli di un eventuale processo di revisione.
Claudio Romiti, 22 maggio 2026
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