È il giorno di Bill Clinton. Davanti alla Commissione di Vigilanza della Camera, l’ex presidente americano ha fornito la propria versione dei fatti in merito ai rapporti con Jeffrey Epstein, respingendo qualsiasi ipotesi di coinvolgimento o complicità. In apertura della deposizione, l’ex capo della Casa Bianca ha dichiarato: “Essendo cresciuto in una casa con abusi domestici, non solo non avrei volato sul suo aereo se avessi avuto anche solo un sospetto di quello che stava facendo, ma lo avrei denunciato io stesso”. Ha quindi aggiunto che, anziché cercare “accordi di favore”, “avrei chiesto giustizia per i suoi crimini”.
Clinton ha ribadito di non essere stato a conoscenza delle attività illecite di Epstein: “Non ho visto nulla e non ho fatto nulla di sbagliato”, ha affermato. “Non avevo idea dei crimini che Epstein stava commettendo. Non importa quante foto mi mostriate: ho due cose che alla fine della giornata contano più della vostra interpretazione di quelle immagini di 20 anni fa. So quello che ho visto e, cosa più importante, quello che non ho visto. So quello che ho fatto e, cosa più importante, quello che non ho fatto”.
Nel testo scritto consegnato all’inizio dell’audizione, l’ex capo della Casa Bianca ha espresso anche un pensiero per le vittime: “Le ragazze e le donne le cui vite Jeffrey Epstein ha distrutto meritano non solo giustizia, ma anche di guarire. Hanno aspettato troppo a lungo entrambe le cose”. Riferendosi alla relazione con Epstein, Clinton ha parlato di una “breve conoscenza”, conclusasi prima che le accuse emergessero pubblicamente, e ha sostenuto di non aver “mai visto alcuna indicazione” delle condotte contestate. Ha spiegato di essersi presentato davanti alla commissione “per offrire quel poco che so affinché qualcosa del genere non accada mai più”. Infine, ha chiarito che alcune risposte potrebbero essere caratterizzate da incertezza: “Mi sentirete dire spesso che non ricordo. Questo potrebbe risultare insoddisfacente, ma non dirò qualcosa di cui non sono sicuro”. Concludendo con una nota ironica, ha aggiunto: “Siccome sono sotto giuramento, non dirò falsamente che sono impaziente di ricevere le vostre domande. Ma sono pronto a rispondere nel modo migliore che posso, in linea con i fatti così come li conosco: il legittimo, il logico e persino l’insolito”.
Ripartiamo dai fatti. I rapporti tra Clinton ed Epstein nascono nei primi anni Novanta, quando il governatore dell’Arkansas diventa presidente degli Stati Uniti, e si interrompono nei primi Duemila, prima del primo arresto del finanziere per abusi sessuali. Epstein, generoso donatore democratico, compare a una quindicina di eventi pubblici organizzati dall’allora presidente. Poi, a Casa Bianca lasciata, arrivano i viaggi: una dozzina di voli sul jet privato del finanziere per missioni filantropiche in giro per il mondo. La difesa dell’ex presidente è nota: mai volato da solo con Epstein, sempre con staff e agenti del Secret Service, nessuna accusa di abusi o molestie, nessuna mail compromettente. Nei messaggi emersi, Clinton si limita a complimentarsi per l’attivismo benefico del finanziere e per la sua “curiosità” sociale. Fine. Questo è il perimetro ufficiale.
Il caso politico esplode lo stesso. Perché dagli archivi sequestrati dal Dipartimento di Giustizia spuntano milioni di documenti. E tra questi, tre fotografie che alimentano sospetti e insinuazioni. In una, Clinton sorride seduto su un aereo mentre cinge con un braccio una donna non identificata, appoggiata al bracciolo, che a sua volta gli avvolge il collo. In un’altra si rilassa in una vasca idromassaggio, mani dietro la nuca, accanto a un’altra donna sconosciuta. Nella terza nuota in piscina vicino a Ghislaine Maxwell. Date e luoghi? Non pervenuti. Ci sono poi le immagini ufficiali: eventi pubblici, incontri filantropici in Brunei, Thailandia, Marocco. In una fotografia scattata al compleanno del re marocchino, Clinton è seduto a tavola accanto a Epstein, con in mezzo Mick Jagger. Nulla di illegale, sia chiaro. Ma politicamente? È materiale che pesa.
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Oggi è stato il giorno di Bill Clinton, dunque, ma fino a poche ore fa non s’è parlato d’altro che della figuraccia di Hillary. Perché si può difendere il marito, si può attaccare l’avversario politico, si può perfino rilanciare vecchie ruggini. Ma dire certe cose, in certe sedi, con quel tono, significa sfidare l’intelligenza di chi ascolta. Davanti alla commissione di sorveglianza della Camera, convocata nell’ambito dell’indagine su Epstein, l’ex segretario di Stato si presenta con il coltello tra i denti. Difende il marito e attacca frontalmente Donald Trump. Nella dichiarazione iniziale aveva detto di non conoscere Epstein e aveva puntato il dito contro Trump: “dovrebbe essere sentito sotto giuramento”. Non solo. Ha aggiunto che così come dovrebbe essere sentito “che ha chiesto quando ci sarebbe stata una festa” sull’isola del pedofilo, in riferimento a Elon Musk.
Già, perché nei file pubblicati compare uno scambio di email tra Musk ed Epstein in cui il miliardario chiede informazioni su feste sull’isola. Un dettaglio che Hillary usa come arma politica. Poi, davanti ai commissari, ribadisce: “Non ero a conoscenza dei suoi crimini. Non ricordo di averlo incontrato e non sono mai stata sulla sua isola, né a casa sua o nei suoi uffici”. Parole nette. Ma subito dopo rilancia: “Una commissione che ambisce alla trasparenza dovrebbe andare a fondo della vicenda dei file spariti dal sito del dipartimento di Giustizia, quelli in cui una vittima accusa Donald Trump di crimini disgustosi”. Insomma, la linea è chiara: contrattacco. Spostare il fuoco. Trasformare l’audizione in un regolamento di conti politico con l’uomo che, dieci anni fa, le inflisse la sconfitta più bruciante della sua carriera.
C’è un ultimo dettaglio che racconta bene l’imbarazzo della situazione: Ghislaine Maxwell, la complice di Epstein, era presente al matrimonio di Chelsea Clinton come “accompagnatrice di qualcuno che era inviato”. Una frase che suona come una toppa peggiore del buco. Hillary ha scelto la linea del muro contro muro. Ma a volte, quando sei sotto i riflettori, la prudenza vale più dell’aggressività. E soprattutto, certe castronerie – politicamente parlando – rischiano di pesare più delle fotografie.
Franco Lodige, 27 febbraio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


