
La Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza, che è un organismo del Consiglio d’Europa, ha deciso che la profilazione razziale si riscontra frequentemente nelle forze di polizia in Italia e in Francia.
Punto primo: bisognerebbe dire loro che se io vedo uno che è ubriaco lo fermo quindi faccio profilazione diciamo comportamentale; se vedo uno con la faccia da delinquente che sta su un motorino senza casco lo fermo; lo stesso se vedo uno vestito come un maranza che ha un atteggiamento sospetto, Questa non si chiama profilazione razziale, si chiama profilazione di sospetto. Che non vuol dire prendere una persona e mandarla in galera. Vuol dire, come spesso i poliziotti italiani, discernere chi fermare e chi non fermare.
Bisogna dirlo. Perché altrimenti ci prendiamo per i fondelli. Ci sono certi elementi di profilazione del possibile reato e della microcriminalità che esistono. Se io vedo tre rom insieme nella metropolitana di Milano, datemi del razzista, però è naturale che abbia un sospetto.
Probabilmente io verrò considerato da voi un razzista, ma non mi vergogno di dirlo perché quando vedo una signora di 70 anni nella metropolitana che si impensierisce per la presenza di queste persone penso che abbia perfettamente ragione. Questo elimina il problema? No. Perché alcune volte si mettono in giacca e cravatta e ti rubano l’oro. Non cambia molto.
Il problema è che esiste questa Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza. Ma non per quello che sostiene nei confronti della polizia italiana e francese, che è assurdo, ma ma proprio per il fatto che esista un organismo comunitario che si occupi di questa micchiata.
Ragazzi il razzismo è una cosa seria così come l’intolleranza. E noi pensiamo veramente che cinque burocrati di Bruxelles che vivono a Bruxelles o a Strasburgo sappiano esattamente cosa avviene nelle strade di Milano, nelle strade di Caltanissetta, nelle strade di Orly, a Saint-Denis? Lasciamo per favore agli stati nazionali, che non sono né razzisti né intolleranti, di decidere quali e come la propria polizia si muove.
dalla Zuppa di Porro