Cultura, tv e spettacoli

Non sapete nemmeno scherzare

Un’opera satirica scatena le solite reazioni sproporzionate e prevedibili della sinistra

La vicenda è nota a tutti: nella basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma, un angelo restaurato, parte di un affresco danneggiato, ha stranamente assunto tratti del viso parecchio somiglianti a quelli della premier Giorgia Meloni.

Bruno Valentinetti, il tecnico ottantatreenne che si è occupato del ripristino, ha all’inizio giurato di aver solo ripreso i disegni originali del dipinto precedente, senza alcuna intenzione propagandistica. Successivamente però, messo sotto torchio dalla curia e con una sinistra alle calcagna che ha iniziato a ravanare nel suo passato nel tentativo di dimostrare una collusione politica, ha ammesso che sì, il dipinto è ispirato alla Presidente del Consiglio.

E così una consistente parte della politica scherza sulla bischerata di un anziano restauratore; da Meloni che commenta divertita sui social, a Crosetto che inserisce il volto della premier al posto di quello della Statua della Libertà, passando per Renzi che risponde “first reaction shock” ad un post che lo vede impersonare il David di Michelangelo.

Eppure, per altri, sempre i soliti, la trasformazione artistica è una forma di propaganda degna di scatenare un putiferio politico e mediatico.
La sinistra radicale, infatti, con la sua proverbiale seriosità, ha trasformato in un caso di Stato una bizzarria che rimarrà negli annali e che ha attratto nella basilica una quantità di turisti e curiosi mai visti prima.

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Critici e commentatori progressisti hanno gridato allo scandalo, accusando il restauro di essere un omaggio subliminale al governo di destra, una forma di propaganda neofascista celata tra le sacre pareti di una basilica. L’Arte non può diventare propaganda, tuonano sui social, manco avessero messo davvero il volto di Meloni al posto della Venere di Botticelli. Il risultato? Il volto dell’angelo è stato prontamente coperto con una macchia bianca, su indicazione del Vaticano, in attesa di un ripristino originale.

Nonostante la processione di curiosi, la Chiesa, imbarazzata, ha optato per la censura. E diciamo che da parte del Vaticano questo gesto è anche comprensibile. Scherza con i fanti ma lascia stare i santi (ed evidentemente anche gli Angeli…).

Tuttavia, viste le reazioni stizzite e le varie accuse di simbologia fascista, la vicenda è l’ennesima dimostrazione di come la sinistra italiana si prenda troppo sul serio, incapace di distinguere tra un episodio divertente e assolutamente inedito e un complotto machiavellico.

Ricordate le parole di Silvio Berlusconi? “Non sapete nemmeno scherzare” disse a un Michele Santoro furioso per il gesto del cavaliere di pulire la sedia dalle tracce di Marco Travaglio appena alzatosi.

Ecco, calza a pennello: mentre Meloni ride della somiglianza, i suoi detrattori montano casi di stato, trasformando un cherubino in un simbolo di pericolo. Non è forse questa la sublimazione del politicamente corretto che soffoca ogni forma di ironia? In un Paese dove l’arte ha sempre flirtato con il potere e l’ha anche dileggiato, sedotto, abbandonato, basta uno scherzetto da niente su un affresco dalla scarsissima rilevanza artistica per gridare al fascismo.
La reazione esagerata rivela un’insicurezza profonda: la paura che Meloni, con la sua verve anche ironica, diventi sempre più pop.

E il parroco? Ha ammesso la somiglianza, ma senza allarmismi, aggiungendo che tutta questa gente dentro quella chiesa non l’aveva mai vista. Fosse stato per lui forse quel dipinto sarebbe rimasto intatto ancora un po’.

Intanto, sui social, le immagini virali hanno generato meme e risate, dividendo l’Italia tra chi ci vede un innocuo divertimento e chi un affronto alla laicità.
In fondo, l’Arcangelo Meloni è lo specchio della nostra società polarizzata. La differenza tra chi con il suo pragmatismo talvolta irriverente sa cavalcare l’onda dell’umorismo e chi, intrappolato in un eterno stato di polizia morale, finisce per apparire rigido e noioso. Berlusconi aveva ragione: saper scherzare è un’arte, e chi non la padroneggia rischia di isolarsi in un mondo di indignazioni perpetue.

Alessandro Bonelli, 7 febbraio 2026

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