Cronaca

Nostra Signora Greta, madrina delle battaglie a casaccio

Dopo il palco di Napoli con Francesca Albanese e le accuse di fascismo al governo Meloni, la 23enne svedese riappare tra gli studenti in rivolta in Francia. Cambiano le cause, ma la voglia di stare sotto i riflettori sembra non passare mai

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Da simbolo della battaglia per il clima a globetrotter della protesta permanente. Greta Thunberg ormai gira l’Europa a caccia di manifestazioni, cortei e barricate. Dove c’è una contestazione, prima o poi spunta anche lei. Cambiano i Paesi, cambiano le rivendicazioni, cambiano persino i bersagli, ma la protagonista rimane sempre la stessa. Soltanto tre giorni fa era a Napoli, sul palco con Francesca Albanese, a distribuire accuse di fascismo al governo Meloni. Adesso è in Francia, tra gli studenti in rivolta contro il sistema scolastico. Una sorta di tour europeo dell’indignazione, con tappe continuamente aggiornate. E pensare che tutto era cominciato con un cartello davanti al Parlamento svedese.

L’ultima apparizione è andata in scena questa mattina a Saint-Denis, alle porte di Parigi, dove la ventitreenne svedese si è presentata davanti al Lycée Paul-Eluard per partecipare al cosiddetto “quinto atto” delle mobilitazioni studentesche francesi. Da settimane i ragazzi protestano contro la carenza di insegnanti, il sovraffollamento delle classi e le condizioni degli edifici scolastici. Rivendicazioni concrete, sulle quali Greta ha naturalmente trovato il modo di intervenire. Con la kefiah sulle spalle, l’attivista ha denunciato una polizia “estremamente violenta” che, a suo giudizio, non proteggerebbe i giovani. “Le forze dell’ordine dovrebbero proteggere i giovani”, ha attaccato, accusando gli agenti di usare la forza contro studenti che chiedono “il minimo indispensabile”.

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Poi l’immancabile appello alla mobilitazione generale. “Ci stanno rubando il futuro”, ha dichiarato ai giornalisti davanti a oltre un centinaio di manifestanti. E ancora: “Non ci arrenderemo e lotteremo per questo futuro che ci viene sottratto sotto gli occhi”. Parole che ricordano parecchio gli slogan dei suoi esordi ambientalisti, opportunamente adattati alla nuova occasione. Del resto, è stata proprio Thunberg a invocare la convergenza delle lotte, dal clima al lavoro, passando per l’economia. Praticamente un manifesto per protestare contro tutto, possibilmente dappertutto.

Il viaggio francese arriva a distanza di appena tre giorni dalla comparsata napoletana. Sabato scorso Greta era infatti al Marea Village, nell’ex base Nato di Bagnoli, dove ha condiviso il palco con Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi. Un’altra occasione per allargare il catalogo delle battaglie. La svedese ha definito “fascista” il governo italiano, accusandolo di essere complice della disumanizzazione dei migranti e arrivando a paragonare i centri di permanenza per il rimpatrio a “veri e propri campi di concentramento”. Accuse pesantissime, pronunciate con quella disinvoltura che sembra essere diventata il marchio di fabbrica della nuova Greta. Prima il clima, poi Gaza, quindi l’immigrazione, i Cpr e le proteste studentesche. Non manca praticamente nulla.

A Napoli, peraltro, era stato annunciato anche un blitz sul pontile di Bagnoli insieme ai comitati contrari agli interventi per l’America’s Cup. Un appuntamento al quale Thunberg, alla fine, non ha partecipato. Secondo quanto riferito dagli organizzatori e riportato dal Corriere, l’attivista “non se la sentiva di stare in mezzo alla folla”. Meglio un videomessaggio dal parco Virgiliano. Una piccola parentesi in un’agenda altrimenti fittissima di mobilitazioni.

La parabola politica dell’ex ragazzina dei Fridays for Future merita qualche riflessione. Nel 2018 Greta sedeva da sola davanti al Parlamento di Stoccolma, con il suo cartello contro l’inazione climatica. Diventò un fenomeno mondiale, capace di mobilitare milioni di giovani e di parlare davanti ai potenti della Terra. Oggi quella battaglia sembra essersi diluita in una militanza a tutto campo, nella quale ogni protesta diventa un’occasione per tornare sulla scena. Il rischio è che, moltiplicando le cause, finisca per perdere di vista proprio quella che l’aveva resa famosa.

Naturalmente nessuno le vieta di manifestare per ciò che ritiene giusto. Ma il salto dalla difesa del pianeta alla contestazione universale è quantomeno curioso. Soprattutto quando l’attivismo assume i contorni di una presenza quasi obbligatoria in ogni piazza sufficientemente mediatica. E così la giovane che voleva cambiare il mondo sembra essersi trasformata in una professionista dell’indignazione, sempre pronta a imbarcarsi verso la prossima protesta.

Da Napoli a Saint-Denis in appena tre giorni. Domani chissà. Il calendario delle manifestazioni europee è fitto e Greta, evidentemente, non vuole perdersi nemmeno una tappa. Una volta saltava la scuola per salvare il pianeta. Adesso gira le scuole per cercare nuove proteste. Che parabola.

Massimo Balsamo, 13 ottobre 2026

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