Open Arms: il processo a Salvini è una barbarie

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30 luglio 2020. In una Roma immersa nella canicola estiva, nell’Aula del Senato, in pieno centro, viene consumato un atto che passerà alla storia come quello del definitivo imbarbarimento della vita politica italiana. In spregio alle regole del buon senso, del rispetto istituzionale e dei valori ultimi di libertà e democrazia che, almeno a parole, dovrebbero sorreggere ancora la nostra vita civile. È questo il senso ultimo della votazione a favore (149 voti contro 141) della improbabile richiesta di autorizzazione a procedere per “sequestro di persona” chiesta dalla magistratura al Parlamento nei confronti di Matteo Salvini, leader dell’opposizione e del primo partito italiano, Salvini. Il quale, sinceratosi delle condizioni di salute a bordo, si era rifiutato come ministro dell’Interno di far attraccare ad un porto italiano l’Open Arms, uno di quei “taxi del mare”, come li chiamava allora Luigi di Maio, che fanno entrare in Italia ogni giorno migliaia di individui clandestinamente.

Una scelta politica precisa, netta, ovviamente criticabile ma che rispondeva a due precisi valori squisitamente politici: la difesa dell’“interesse nazionale”, cioè quella che gli antichi chiamavano salus rei publicae (e in tempi di Covid il termine salute è molto pregnante) e la volontà popolare, cioè nientemeno che la democrazia, avendo avuto Salvini un preciso mandato in tale direzione dall’ampia fetta di italiani che lo avevano votato e che oggi lo voterebbero sicuramente ancora e con più convinzione.

Certo, la politica non è, non può essere, un consesso di anime belle o gentiluomini: i colpi bassi fanno parte del gioco. Ma quando essi si propongono semplicemente, come è avvenuto ieri, di eliminare un avversario politico pericoloso con mezzi illegittimi, quando si fa ciò in barba ad ogni coerenza con quanto si è detto e fatto precedentemente chiamandosi fuori da atti collegiali di governo firmati e controfirmati, siamo già fuori dal perimetro della civiltà. E se non della democrazia formale, senza dubbio di quella sostanziale che è racchiusa nello spirito della nostra Costituzione, a cui pure ipocritamente si rendono in ogni momento ossequiosi omaggi.

Gli autori di questo crimine sono in primo luogo Giuseppe Conte e i Cinque stelle, che avevano avallato collegialmente un atto politico che solo politicamente, ripeto, andava e andrebbe giudicato. Autori ne sono anche i piddini, i quali però non ci sorprendono più di tanto, abituati ad assecondare gli atti della magistratura quando colpiscono e atterrano gli avversari a cui non si riesce a tenere testa con gli argomenti e con la politica. Una vecchia storia che da Bettino Craxi passando per Silvio Berlusconi giunge appunto sino a Salvini, ovvero una vecchia tattica di delegittimazione morale dell’avversario che risale cromosicamente alle radici comunistiche e azionistiche della sinistra italiana.

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15 Commenti

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  1. @Guido Moriotto
    Lei ha risposto a me, argomentando ampiamente, partendo da una scemenza scritta dal petomane Bertoncelli (che parlava di timbri)
    Io mi sono limitato a ricordare la correttezza della procedura in vigore in una democrazia come quella italiana, in cui tra l’altro non esistono pene detentive paragonabili a quelle dei regimi passati o presenti.
    Nei regimi che ha ricordato lei, gli oppositori venivano prelevati a casa, pestati, torturati e giustiziati, anche senza processo.
    In quei regimi inoltre il parlamento non viene eletto dal popolo che è sovrano come in Italia.
    Lei invece insiste con i timbri che sono una scemenza detta dal petomane, non da me.

  2. Strano concetto dell’ azione de parlamento che chiede a Salvini di difendersi nel processo e non contro il processo .

  3. Più di tutti io sono schifato dai grillini.
    Pensavo ci fosse un limite alla voltagabbanaggine, all’incoerenza, all’opportunismo e alla facciadaculaggine umane, ma l’M5S mi ha fatto ricredere, sta toccando vette sovrumane.
    Essere d’accordo a processare e polemizzare contro uno che faceva parte dello stesso Governo di cui faceva parte l’M5S, per una decisione con la quale i grillini, a partire da Di Maio, erano perfettamente in accordo (vedersi dichiarazioni dell’epoca), è ai limiti dell’incredibile.
    Dignità e senso del ridicolo sconosciuti.

  4. Definire barbarie una procedura giudiziaria che passa attraverso il parlamento italiano, rispettando tutte le tutele e le garanzie costituzionali è una vera barbarie!

    • Per il nostro Sal basta che siano presenti tutti i timbri e poi la democrazia è salva: si può condannare all’ergastolo.

        • Va’ a fēr di gróll.

          N.B. Trattasi di sano dialetto modenese ovvero di lingua del popolo.
          Non è lingua adatta a chi vuol fare il fighetto in latino ma poi deraglia in italiano.
          E continua a prendere legnate sul groppone…

    • @Sal.
      Barbarie giudiziarie.
      I processi staliniani avevano tutti i timbri, furono condannati anche italiani amici di Togliatti (che si girò dall’altra parte), a partire dal timbro di Berija, il capo dei servizi segreti.
      Furono giustiziati ed internati fino a morire in massa, con tutte le garanzie parlamentari e costituzionali sovietiche
      Lei saprà certamente, essendo un appassionato del ramo aziendale, che Beria fu rimosso da Krusciov nel 1953, arrestato (con tutti i timbri, nuovi), accusato di 357 capi d’accusa di stupro e alto tradimento.
      Sempre con tutti i nuovi timbri fu giustiziato il 23 dicembre 1953.
      Con tutte le garanzie parlamentari e costituzionali sovietiche.
      Talvolta la storia torna su se stessa e si vendica.

      Le evito di farla ancora più lunga e tragica con tutte le garanzie costituzionali e parlamentari della Cina di Mao e i laogai, campi di concentramento e di “rieducazione” e di morte, tuttora operanti in Cina nel 2020, anno del Signore.
      Sempre con tutti i timbri. Sono ammazzati, ma con i timbri.
      E il mondo tace. Deve fare affari con la Cina!
      Provi a documentarsi sulle “procedure giudiziarie” cinesi.

      Se desidera apriamo anche il capitolo dei processi giudiziari in Italia nei primi anni del dopoguerra a liberazione avvenuta da tempo e sulle migliaia di morti ammazzati senza giustizia né processo. Costituzione imperante, timbri tutti a posto.
      O andiamo direttamente a Enzo Tortora.

      • @mikepz

        Tu stai attento a quello che ti esce da quella fogna, perchè io le minacce di violenza o di morte me le salvo tutte.
        La presa per il **** è un conto, le minacce sono reati gravi.
        Capito scemunito?

  5. Bellissimo articolo, che rompe il silenzio o quantomeno la reazione assai “mild” di TUTTA la stampa. Tuttavia , io aggiungerei un’osservazione essenziale: Palamara è stato smascherato, Porro ci ha informati delle prove riguardanti il vergognoso comportamento di giudici indegni di questo nome; gli immigrati si stanno rivelando pericolosi per la salute secondo i criteri strombazzati fino alla nausea dagli “scienziati” di regime.
    A questo punto processare un ministro che lo stesso Palamara aveva confessato di voler annientare nonostante avesse ragione? Processare un ministro che tentava di arginare la penetrazione illegale e prepotente di clandestini senza alcun diritto di asilo e potenzialmente pericolosi come qualsiasi penetrazione incontrollata nel territorio? La logica elementare avrebbe suggerito di eliminare la possibilità di un simile processo, fetida macchia – oltre che sulla democrazia – sulla civiltà di uno Stato ormai dilaniato da cani rabbiosi travestiti da umanitari. E invece… Tutte le persone oneste e intelligenti dovrebbero organizzarsi in imponenti manifestazioni non a favore di Salvini, ma per salvare la democrazia, la civiltà, i valori morali, se esistono ancora. Invece in tanti vorrebbero il ministro in galera, da cui assassini violenti e mafiosi escono di continui. E le persone serie, oneste, intelligenti? Silenzio, silenzio di tomba, silenzio di morte.

  6. Bisogna cominciare uno sciopero di resistenza passiva. Eliminare qualsiasi collaborazione con la maggioranza. Partendo dai comuni. Lavorando solo in autonomia nella regione. E praticando sistematicamente la disobbedienza civile. Non pagare nulla allo stato, non riempire dichiarazioni, ecc.

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