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Paradosso Covid-vaccini: muoiono più giovani che vecchi - Seconda parte

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Se questo avviene a livello della Ue è ovvio che probabilmente avviene anche a livello italiano. Se l’Istat fornisse gli stessi dati che fornisce all’Osservatorio Europeo sulla Mortalità potremmo dirlo con certezza. Fino ad allora possiamo mostrare dati inglesi o tedeschi o di altri paesi europei o quelli aggregati. In molti paesi si notano più morti complessivi, per tutte le cause, rispetto al 2020 (non solo quindi tra gli adulti sotto i 64 anni). Ad esempio, in Germania in settembre l’Istat tedesca che di chiama DeStat ha rilevato un forte aumento di mortalità in settembre rispetto all’anno scorso, di 7,200 morti. I decessi Covid però in Germania sono stati molto pochi, circa 1,300 nel mese, per cui da dove arriva l’aumento di mortalità?

Ripetiamo per la decima volta (lo facciamo da un anno in varie sedi): quello che conta è quante persone muoiono, non se ci sono dei morti con una certa etichetta. Se il totale dei morti e soprattutto di quelli giovani e adulti che non erano cronicamente malati o proprio sani aumenta, questo vuol dire che le cose sono peggiorate. Ed è quello che si vede in Europa se si guarda a quanti morti ci sono, non a quanti sono etichettati “Covid”. Se i morti sotto i 64 anni aumentano e quelli sopra gli 85 anni calano nel 2021 con la vaccinazione, supponendo un differenziale di età medio di 30 anni (55 anni di media per i primi), risultano 30 volte più anni di vita persi.

Come abbiamo sottolineato su questo sito che ce lo consente, tutti i giorni si trovano nelle cronache locali morti molto giovani post vaccinazione “per malore improvviso”. Ognuno di loro perde 50 o 60 o 70 anni di vita. Questo non succede con gli ottantacinquenni che arrivano fino a 86 anni. I dati europei dicono che l’effetto della vaccinazione è stato quello di ridurre i morti oltre gli 85 anni mentre sono aumentati quelli dai sessanta anni in giù. Come stiano le cose in Italia di preciso non lo possiamo dire perché l’Istat non mette a disposizione i dati. Speriamo che nel prossimo report la Gabanelli si occupi di questo.